martedì, 15 Giugno, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Prevenire è meglio che curare

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Dai compagni venivo indicato come una persona paziente. Gaetano Orsino, non condividendo il mio comportamento, diceva che digerivo anche i rospi (mi chiamava “ngniutt’ ruosp”). Forse, ho esaurito la riserva di pazienza e sono diventato poco tollerante. Non sopporto sentire etichettare una persona in base a preconcetti o a luoghi comuni. Dagli inizi della seconda Repubblica è andato rafforzandosi il trasformare cognomi in ideologie (Berlusconiano, Salviniano, Renziano, ecc) e pensieri in eresie (sovranismo). Nel comportamento dei “soliti noti” vedo concretizzato una sentenza popolare “ addo’ vereno e addò cecano”. Di esempi ce ne sono infiniti. Alle giuste reazioni all’uccisione, negli S.U, del nero ad opere di due poliziotti, non hanno fatto riscontro reazioni della stessa intensità alla decapitazione del Professore Samuel Paty di Nizza, ad opera di un terrorista mussulmano, e agli episodi di Vienna.

 

Gli atti terroristici, invece di provocare reazioni e riflessioni sulle cause profonde che li hanno generati, hanno alimentato solo la ripetizione di frasi di circostanza, tipiche degli ignavi. Nessuna riflessione per costruire proposte utili a creare le condizioni per evitar che fatti analoghi si verifichino nel nostro Paese. I giudizi espressi sono stati o “ gli islamici devono essere espulsi dal nostro territorio ” o “ sono fratelli, che sbagliano”. Non ho letto di tentativi per capire le cause di questi atti terroristici, che dal 2012, sono stati 12 e i morti provocati sono stati ben 322. Si ha l’impressione che alcuni cerchino più elementi per giustificare i gesti terroristici che per proporre azioni tese a rendere impossibile l’arrivo in Italia di terroristi camuffati da bisognosi di accoglienza e ad espellere le centinaia di migliaia di clandestini, potenziali terroristi, che scorazzano per la penisola. Marino Niola ha detto che siamo “il popolo dell’indulgenza”, per il quale “ l’indignazione dura il tempo della fiammella di un cerino”.

 

Tornando agli atti delittuosi, penso che il problema sia politico e risenta della cultura dei movimenti a cui appartengono i terroristi. Un opinionista ha affermato che il terrorismo islamico è la conseguenza del fatto che gli Jihadisti utilizzano la religione come strumento per esistere e per reclutare adepti. Inoltre, per l’Imam Al-Issa, l’ISIS deve essere sconfitto intellettualmente. Per noi italiani, dovrebbe essere facile capire questo fenomeno. La Democrazia Cristiana utilizzava la Religione come ideologia e come guida sociale. Ricordo i manifesti, che riportavano una cabina elettorale e lo slogan “ Nella cabina Dio ti vede”. Un movimento politico che ha l’Islamismo come ideologia imporrà agli aderenti il rispetto delle regole del Corano. In ogni Religione ci sono integralisti e laici. Per capire la differenza tra il comportamento di un integralista islamico e quello di un integralista cattolico, occorre confrontare le norme cattoliche con le regole maomettane. Per l’integralista cattolico, l’appartenente ad un’altra Religione è un fratello da convertire, per l’integralista islamico l’altro è un infedele da “contrastare, se non addirittura da eliminare”. Nelle due Religioni, il Regno dei Cieli e il Regno di Allah, si conquistano con comportamenti alternativi. Le regole da rispettare, per i seguaci dell’Islam, sono anche relative allo stile di vita. Non rispettarle è peccato grave . La scrittrice Cèline Pina, consigliera regionale socialista dell’Ile de France, ha denunciato “le frasi di inaccettabile violenza contro il modo di vestire delle donne francesi”. Fatiha Agag-Boudahlat, mussulmana laica, con il suo “ Combattere il velo”, si schiera contro l’islamismo radicale. Gli integralisti islamici assorbiti dal movimento politico Jihadista sono un pericolo per le società occidentali. Mi sorprende che i Paesi cattolici non abbiano reagito agli insulti di Erdogan. Alcuni studiosi fanno una differenza tra Stati Nazioni e Stati Civiltà, evidenziando le difficoltà nei rapporti tra loro. Anche perché negli Stati Civiltà è forte presenza di integralisti. Ci sono voluti i fatti di Nizza e di Vienna per spingere Macron a non sottovalutare il pericolo dell’uso politico della Religione islamica, da parte di gruppi terroristici.

 

Nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio europeo e il Cancelliere austriaco, commemorando a Vienna le vittime del recente attacco terroristico, hanno dichiarato di dover rafforzare la risposta comune contro l’estremismo violento e proteggere le libertà europee. Anche la politica dell’accoglienza dovrebbe essere in sintonia con la paura del terrorismo islamico. L’alternativa non è tra il l’ignavia e favorire l’accoglienza con spirito di fraternità universale e il chiudersi al vasto mondo dei popoli sottoposti a sistemi illiberali. C’è da imboccare la strada della ragione: stabilire regole per le entrate nel nostro territorio e controllare seriamente le frontiere. L’accoglienza deve essere richiesta e va valutato il richiedente. No a barconi e ad ONG indiscriminati. Il vecchio consiglio “prevenire è meglio che curare” serve anche ad affrontare queste problematiche.

 

Luigi Mainolfi

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