domenica, 9 Maggio, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Si procede di male in peggio

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Ho sempre pensato che interessarsi di politica fosse una scelta di vita, quasi una missione laica. Questa convinzione è il risultato di diversi fattori: l’ambiente familiare nel quale sono cresciuto (agricoltura valliva e montana e otto figli), la cooperazione con il vicinato (‘o vicino è parente stretto), l’essere diventato, a 10 anni, figlio di emigrante (Venezuela), l’essere stato protagonista di lavoro minorile, le frequentazioni con gli anziani (partendo dai nonni), gli eventi tipici di una comunità rurale e la lettura di storie di uomini che avevano data le vita o persa la libertà per il bene della società. I primi “testi” di economia agraria, avuti tra le mani, furono i “fogli della Coldiretti”, che riportavano notizie relative al Nord e al mondo delle Cooperative agricole (inesistenti da noi). Forse la mancanza di distrazioni mi spingevano ad osservare di più ciò che avveniva, intorno a me, nei luoghi frequentati dalla gente come Piazza, Rioni e Chiesa o guardati come i “balconi dei signori”.

La mancanza della scuola Media o dell’Avviamento nel mio Comune ci costringeva a fare 7 Km a piedi, per andare a Montesarchio. Da giovane, durante le campagne elettorali, notavo che i concorrenti parlavano dei problemi delle persone e del paese, cosa che mi spingeva ad osservare la realtà. Più il tempo passava e più mi convincevo che l’impegno politico doveva servire a risolvere problemi di interesse collettivo. L’impegno sociale (Sport, Cooperativa, Circolo) mi faceva capire gli ostacoli da superare per costruire una migliore socialità e l’utilità a tal fine dell’impegno politico. Frequentavo persone, che facevano sacrifici per aiutare gli altri e che diventarono miei maestri e sostenitori.

Nel corso degli anni, ho incontrato personaggi di ogni tipo, buoni e cattivi, registrando, da una certa data, la tendenza alla prevalenza dei secondi. La situazione attuale è preoccupante. Valori assenti e poca conoscenza, solo atteggiamenti teatrali e cascate di parole. Polemiche sterili e fuorvianti. Il vecchio detto “ ’O parlà è arta legg’ ” mi ha sempre consigliato di andare oltre ciò che sento. E, spesso, non trovo niente. Forse la considerazione che segue è più eloquente di un trattato. Delle moltissime persone, che, nell’ultimo trentennio, hanno avuto importanti ruoli politici o amministrativi ne vengono ricordati pochi, meno delle dita di due mani. Nelle ultime campagne elettorali non abbiamo assistito a confronti su programmi, ma solo a scontri personali. C’è un altro elemento che fa capire la svalutazione della politica. Nella prima Repubblica, era difficile trovare persone disponibili a candidarsi, considerando la cosa impegnativa. Nell’ ultima tornata elettorale, ad Avellino 15 liste e 480 aspiranti consiglieri. Una specie di ambo popolare. Nelle occasioni avute di parlare con qualche candidato, avevo l’impressione di stare davanti a una lavagna senza avere nemmeno il gesso per scrivere. Notavo solo iniziative furbesche, fuorvianti e offensive. Veniamo all’oggi.

Si chiamano a collaborare persone, che vengono presentate come esperti in contraddizione con i loro curriculum. Secondo me, la collaborazione di esperti si dovrebbe cercare prima delle elezioni, per sviscerare i problemi del territorio al fine di costruire punti del programma elettorale. Nei giorni che stiamo vivendo, è preoccupante che, finora, non ci sia stato, da parte della classe dirigente provinciale, nessun riferimento ai probabili effetti negativi dell’epidemia sull’economia irpina, per prepararsi alla fase 2. Spero che si capisca che il processo economico che, bene o male, ha consentito al sistema provinciale di vivacchiare, nonostante la perdita di residenti, non tornerà. La normalità, intesa come situazione ante virus, è una bufala. Bisogna predisporre un modello di sviluppo sostenibile, partendo dalla comprensione dei settori emergenti e di quelli che saranno indeboliti o, addirittura, annullati dal cambiamento obbligato dalla necessità di un riequilibrio ambientale e dalla riduzione delle esigenze consumistiche.

Le caratteristiche negative della politica provinciale, prima accennate, richiedono la rinascita dell’esigenza di confronti simili a quelli che fiorivano quando si parlava di progetto 21 o come quando presentammo a Lioni il Piano di sviluppo dell’Alta Irpinia di Rossi-Doria. Ho letto che per l’Alta Irpinia, la Regione ha approvato una proposta predisposta dai Sindaci della zona, ma c’è da pensare che non può contenere valutazioni rese obbligatoria dall’epidemia. Chi ha dimostrato, finora, di aver compreso le conseguenze economiche e sociali di un fenomeno che sta interessando tutto il mondo?

Faccio una proposta. La Provincia, le Comunità Montane, il Comune di Avellino, le Varie Associazioni di Categoria e i Partiti Politici creino un comitato per lo sviluppo composto non da burocrati, ma da persone che hanno dimostrato di avere caratteristiche adeguate. A tal fine, è bene ricordare un consiglio di Rossi-Doria: un territorio va rappresentato da chi lo ha calpestato.

Luigi Mainolfi

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