venerdì, 17 Settembre, 2021

Scrive Luigi Mainolfi:
Uscire dalla brodaglia

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Mi ero quasi deciso a passeggiare in luoghi solitari per evitare incontri con persone abituate a fare domande e a non aspettare la risposta e a vomitarmi addosso la traduzione di quanto avevano ascoltato dalla televisione. Stavo prendendo atto che non c’è più niente da fare per fermare il degrado politico e sociale e che il famoso “brodo culturale”, di cui parlava Pazzaglia, in “Quelli della notte”, era acqua limpida rispetto alla “brodaglia dittatoriale” degli “orfani di presuntuose ideologie” e dei “nipotini di Peron”. Inoltre, la costatazione che i valori nobili della democrazia vengono continuamente traditi da personaggi della sinistra, che sono stati attratti, diventando servi, dai Circoli gestiti dai poteri economici (Chicco Testa, Bassanini, Amato, D’Alema, Bertinotti, Veltroni, ecc), stava alimentando lo sconforto.. L’intervista che Stefano Zamagni ha rilasciato al Corriere della Sera mi ha riportato a galla, facendomi intravedere argomenti validi per sperare di uscire dal pantano. Zamagni vede la fine del Taylorismo, che, dal 1913, ha influenzato l’organizzazione del lavoro e aiutato il Fordismo. Il Taylorismo è “un’organizzazione scientifica del lavoro” , basata sullo studio dei fattori da cui dipende il rendimento del binomio uomo-macchina. Ford, poi, indicò una forma di produzione basata sull’utilizzo della tecnologia della catena di montaggio al fine di incrementare la produzione, sapendo che tutto ciò che si produce, si vende. Nel rapporto impresa –lavoratori fu introdotto il “Cottimo differenziale”, più produci più percepisci. Lenin, nel 1917, fece tradurre in russo il libro di Taylor e disse: “ così si fa per far crescere la produzione”. I socialisti italiani, temendo che il lavoro diventasse un semplice obbedire agli ordini, scrissero parole mirabili contro il Taylorismo. Una concezione alternativa al Taylorismo-Fordismo fu quella di Camillo Olivetti. Attualmente, sull’onda a favore delle tecnologie, Amazon, Google, Facebook dimostrano di amare molto Taylor, la cui logica ha prodotto anche l’orgia dei super stipendi dei manager. Nel tempo, quelli che dovevano ostacolare l’esplosione del Taylorismo sono scomparsi o hanno assorbito la mentalità fordista, che, al “Cottimo differenziale”, aveva aggiunto il comandamento “usa e getta”, favorito dal principio “tutto ciò che si produce sarà venduto”. La Cina, anche con il gigantismo delle sue metropoli, dimostra di aver fatto proprio il Taylorismo; di considerare il mondo un mercato per i suoi prodotti e di aver capito che l’obsolescenza programmata fa aumentare il fatturato. Purtroppo, i Partiti, che avevano lo scopo di migliorare le condizioni della società e difendere la dignità dei lavoratori furono distrutti dai poteri forti, che, utilizzarono la Massoneria, altre associazioni simili e loro fratelli Magistrati (Di Pietro e compagni), come plotoni di esecuzione. Tutto ciò non poteva avvenire senza un’opinione pubblica assetata di giustizialismo e drogata dal moralismo berlingueriano. Dalla fine del secolo scorso non si sono confrontati posizioni politiche che avevano concezioni diverse dell’economia e dei fattori che producevano ricchezza:per il capitalismo il lavoratore era strumento, senz’anima, della produzione e cliente dei produttori, mentre per i democratici e per i socialisti i lavoratori non erano merce, ma persone, con esigenze materiali e morali, la cui dignità andava rispettata. Le forze politiche fanno a gara a chi garantisce una crescita maggiore e indicano il Pil come unità di misura della crescita. Anche nella scelta del Presidente del Consiglio si cerca un tecnico che deve garantire la crescita economica e l’applicazione del “cottimo differenziale”, che ricorda il metodo seguito nel sistema della raccolta dei prodotti agricoli. Il Taylorismo non ha trovato ostacoli, le diseguaglianza sono aumentate e gli interessi degli operatori economici scelgono settori e sistemi più produttivi, senza curarsi degli interessi generali. Finalmente, è nata e sta salendo l’insofferenza degli azionisti delle società nei confronti degli scandalosi stipendi. Anche gli spostamenti di imprese in altri Stati è conseguenza della logica Taylorista-Fordista. La scomparsa dei valori in economia ha favorito l’essiccamento dei valori nella società, con il consequenziale aumento delle violenze in ogni campo anche nei confronti dell’ambiente. Sarebbe interessante approfondire il rapporto tra fordismo e inquinamento ambientale. La nascita dell’esigenza di abbattere il Taylorismo è un motivo valido per organizzare un movimento con questo scopo e fare riscoprire la nobiltà della politica.

 

Luigi Mainolfi

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