domenica, 19 Settembre, 2021

Scrive Rino Capezzuoli:
La voglia di dividersi

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Siamo di nuovo in campagna elettorale che in Italia è permanente. Ora si discute sul nulla cioè delle riaperture, dopo il Covid e riaffiorano i vecchi problemi di sempre. Una visione del futuro del nostro paese che manca insieme ad un piano di ripresa industriale degno di questo nome Una riforma fiscale che faccia pagare a tutti le tasse con metodo progressivo (chi più ha più paga) un piano di avviamento al lavoro che favorisca giovani e donne e precari una riforma della giustizia e della burocrazia che rendano più agevole la vita ai nostri concittadini. In sintesi tre cose essenziali da fare: dare sfogo alle energie economiche di cui è ricco il nostro paese; sviluppare la nostra solidarietà interna ed internazionale; adottare a tutti i livelli il metodo riformista nell’affrontare problemi grandi e piccoli. Naturalmente siamo lontani da questo modo di operare e di sentire . Nello schieramento di centrosinistra ed anche nelle commemorazioni si continua dividerci ed a cercare di annacquare la storia: vedi centenario della fondazione del PCI, il delitto Matteotti, la guerra di Spagna, la resistenza, il biennio rosso, il fronte popolare. Tutti casi emblematici dove a distanza di tempo non si riesce a far sintesi corretta della storia d’Italia ed il partito socialista da cui sono nati PCI e forse il fascismo (ma furono i popolari ad aprirgli le porte nel 1922) si trova sullo spartiacque di questi problemi e per questo è ridotto ai minimi termini accusato di ambiguità storica e politica da chi non conoscendo la complessità della storia e non volendo collocare tali avvenimenti nel giusto contesto del periodo storico in cui avvennero a torto od a ragione ci accusano. Questi temi sono ancora attuali nella storia più recente del nostro paese poiché da noi per ragioni spesso inconfessabili le verità emergono quando tutto è scomparso e la verità non da più fastidio a nessuno Questo è un metodo tutto italiano sicuramente meno drastico di quello usato da altri paesi e da altre società più o meno evolute ma che lascia scoperta gran parte della nostra società dalla verità vera. Così ci troviamo ancora oggi a chiederci dopo oltre 50 anni chi c’era dietro le bombe e dietro il terrorismo, chi ha permesso mani pulite contro il PSI, chi ha manovrato la mafia, chi ha fatto morire Craxi in Tunisia e soprattutto perché la sinistra continua imperterrita a dividersi lasciando per il momento alla magistratura ed alla presidenza della Repubblica il compito di difendere la democrazia nel nostro paese. Eppure gli italiani continuano a farsi grattare la pancia dalla facile propaganda della destra e sembrano rifiutare quel metodo riformista fondamentale per affrontare i problemi del futuro non riuscendo a fare quel salto di qualità culturale e politico necessario per il nostro domani. Non ci mancano intelligenze e capacità ma strutture ed organizzazione di massa cioè, abbiamo idee ma non abbiamo per la nostra storia e forse per le nostre origini quell’organizzazione strutturale collettiva presente in altre società. Questo fa dell’Italia un modello del tutto originale e non ben definibile ma sicuramente positivo. Per cui da noi i problemi si lasciano incancrenire e si risolvono solo quando siamo sull’orlo del precipizio e stiamo cadendo nel fondo del burrone e poi con grandi sacrifici ed energie collettive cerchiamo di risalire.

 

Rino Capezzuoli

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Se a distanza di decenni “ci troviamo ancora oggi a chiederci …….. chi ha fatto morire Craxi in Tunisia”, e ad interrogarci su diverso altro riguardante la immeritata fine del PSI di allora, è fors’anche a motivo del fatto che non è mai andata in porto l’istituzione di una relativa Commissione parlamentare d’inchiesta, e se non ricordo male ha qui giocato non poco la contrarietà di quella sinistra con la quale una delle componenti socialiste ha stretto durante questi anni una alleanza per così dire organica.

    E se “gli italiani continuano a farsi grattare la pancia dalla facile propaganda della destra”, come troviamo scritto in queste righe, ci si potrebbe anche domandare perché ciò succede, e se non dipenda dalla perdita di fiducia verso una sinistra che sembra non voler fare i conti con la storia, vedi appunto la “questione socialista”, al punto che io non sarei tanto preoccupato della “voglia di dividersi”, ma semmai del voler “perpetuare” un’alleanza con chi mi sembra abbastanza lontano dal “metodo riformista”.

    Paolo B. 28.06.2021

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