martedì, 19 Ottobre, 2021

Scrive Rino Capezzuoli:
Semi non pallottole

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Con la pandemia altri 300 milioni di persone nel mondo sono sprofondate sotto la soglia di povertà andando ad aggiungersi ai due miliardi di persone che non si nutrono in sicurezza e non hanno cibo a sufficienza nel mondo .Aggiungiamo a questo che oltre 6 miliardi di persone non sono state vaccinate contro il covid 19 ancora e che i paesi ricchi cominciano ora a parlare di aiutare i paesi poveri in questa vaccinazione e ci vorrà ancora del tempo. Se a questo si aggiunge che la terra è già in preda ad un cambiamento climatico che necessita di essere fermato con una inversione di marcia nel modo di produrre e di vivere del nostro mondo. Vi sono segnali di una piccola presa di coscienza di questi problemi accelerati ed accentuati dalla pandemia cominciando ad esaminarli nel nostro io e nelle nostre comunità locali. Sarebbe utile che le nostre istituzioni locali si cimentassero in programmi di sviluppo per soddisfare le necessità delle proprie popolazioni a km zero non tralasciando ogni iniziativa tesa a soddisfarne i bisogni essenziali non solo in agricoltura ma in ogni settore poichè siamo tutti interessi e la vita è una sola. Le società ricche non possono sprecare un terzo del cibo quando nel mondo c’è chi muore di fame. Gli agricoltori piccoli devono essere tutelati e no lasciati in balia del mercato mondiale che con le sue distorsioni distrugge ricchezze e crea disuguaglianze sempre maggiori Queste sono analisi su cui tutti oggi concordano occorre invece passare ai fatti ed alle azioni per il cambiamento su cui le popolazioni i governi la politica a tutti i livelli ancora non sembra incamminarsi .Il cambiamento comporta investimenti importanti in solidarietà in sviluppo in cultura.  C’è necessità di insegnare alle popolazioni più povere di insegnare a produrre non ciò che vuole il mercato la mondializzazione ma ciò che può dare il proprio territorio salvaguardandolo nel suo sviluppo locale. Tanto per intendersi a poco senso mangiare frutta fuori stagione che proviene da paesi lontani e costa molto spendendo per i trasporti e favorendo le multinazionali dell’agrindustria. Questo vale per un qualsiasi altro settore IL caso dell’Afghanistan dimostra che 20 anni di guerra non sono serviti a nulla e che le spese sostenute sarebbero state meglio investite in progetti di sviluppo a sostegno delle popolazioni sarò un ottimista ma io credo che questa pandemia come dimostrano le pandemie che si sono succedute nella storia dell’umanità ha aperto ed accelerato una nuova epoca in cui un ruolo determinante lo avrà l’Europa unita insieme agli organismi sopranazionali che governeranno il nostro pianeta e se ognuno di noi si sentirà impegnato a distribuire semi e non pallottole.

 

Rino Capezzuoli
Fi (Chianti)

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