martedì, 19 Ottobre, 2021

Scuola. È il momento di decisioni coerenti

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Settembre rappresenta il momento di passaggio, tanto simbolico quanto reale, tra l’anno scolastico passato e quello che deve iniziare. Non è più il settembre dei nostri ricordi di ragazzi, legati alla raccolta dell’uva dopo aver messo in cascina il fieno per l’inverno ed affrontare i rigori dell’inverno. Nella cultura contadina, il passaggio dai nonni – a settembre – era un passaggio culturale, anticamera dell’apprendimento e dell’insegnamento a scuola. Studenti, respiravamo l’aria della cultura di appartenenza per fare il salto nella vita reale e cambiare non i valori, ma la condizione economica e sociale, forti delle nostre radici.
L’anno scolastico iniziava il 1°ottobre (forse non eravamo proprio degli sprovveduti) e settembre era il tempo di preparazione. Tanti di noi hanno potuto trasformare il loro destino attraverso la scuola, che era, e rimane, la struttura di cambiamento più potente e più delicata, anche in un momento di profondi cambiamenti come quello che stiamo vivendo.
Il modello della scuola del Paese che ha forti radici costituzionali e sociali è indispensabile per ogni transizione.
Settembre gioie e dolori per alunni e istituzioni che devono affrontare vecchie nuove emergenze, anche inedite, come la lotta alla pandemia che si accompagnano a quelle ataviche degli organici e del precariato e al modello di scuola che ognuno vorrebbe piegare alle proprie idee e interessi.
Un dibattito che la politica vuole occupare da posizioni opposte, pieno di insidie perché si cercano simultaneamente risposte alle tecnostrutture liberiste a quelle confessionali, a coloro che vorrebbero piegare le ragioni della scuola alla privatizzazione, abbandonando la funzione della scuola come base del futuro (anche) democratico del paese.
La scuola, quella costituzionale e statale, merita l’attenzione della politica ma per consentirle di adempiere alla sua insostituibile funzione, fuori dagli interessi immediati e contingenti. Questo implica il coinvolgimento delle persone e dell’intera società che dalla scuola avrà le risposte per il suo futuro.
L’approccio scientifico, di una scuola laica e di tutti, non può prescindere dall’elemento umano che lo deve percepire, metabolizzare e gestire nell’interesse generale, sapendo che è proprio l’elemento umano il punto di forza del sistema.
Insegnare a vivere, e magari a vivere bene, dovrebbe essere lo scopo dell’insegnamento e l’interesse collettivo generale ne avrebbe vantaggio ma, sugli aspetti legati alla contingenza come su quelli in prospettiva, si inserisce una politica miope che la trascura continuamente.
E’ la fallace politica che questo settembre dovrà affrontare, in primo luogo la sicurezza e la salute senza la quale non vi è vita, né bella né brutta, e dovrà evitare di nascondersi dietro un surrogato della scuola, la DaD, bocciata dalla realtà. E’ scuola ciò che si fa a scuola.
Il ben vivere non è solo quello della ricchezza e della disponibilità di beni da consumare. Noi lo diciamo da sempre, non è questa l’unica pista del ben vivere. Bisogna stare bene con sé stessi e quei mesi di settembre immersi nella nostra cultura contadina erano l’insegnamento propedeutico a tutti gli altri.
Oggi, contrariamente al metodo induttivo appreso nella nostra fanciullezza nelle campagne di nostri nonni, sedi produttive e di valori, ha bisogno di più scuola, diversa certo, ma di più scuola e di più insegnanti.
Una scuola libera, laica e impermeabile ai condizionamenti dell’economia e della politica, scevra da interessi immediati della produzione e del profitto di cui la politica mostra di essere interprete fedele.
E’ in questa chiave che è siamo molto critici anche con questo governo; critiche costruttive per dire che le cose si fanno devono avere la loro caratterizzazione nel modello di scuola costituzionale, che non deve essere messo in discussione, e che i sindacati – la Uil in particolare – rivendicano come base di un metodo rinnovato di partecipazione a cui non vogliamo sottrarci.
Come è possibile che il green pass, concepito per muoversi tra i vari paesi europei e all’interno, per andare al ristorante piuttosto che al teatro, possa andare bene alla scuola?
Un metodo, che ho sentito dal virologo Crisanti definire ipocrita per indurre alla vaccinazione.
Bene, può uno Stato che si prefigge riforme, ben essere, ben vivere, essere ipocrita?
Noi pensiamo di no e la stessa ipocrisia vale per dire e non fare.
Miliardi stanziati, ma mai spesi, concorsi indetti e mai portati a termine, precari sempre in numero maggiore e sfruttati, lavoratori di ruolo vessati da divieti ed incursioni legislative nella libera contrattazione e si potrebbe continuare. Ecco usciamo dal virtuale, dalla narrazione della politica, facciamo tutti insieme un bagno di umiltà ritrovando le radici del nostro ben essere e su questo misuriamoci.
Penso alla delusione di qualche lettore che avrebbe magari preferito immedesimarsi in un lungo elenco di cose sbagliate e discriminati. Oggi è più il momento della sola denuncia ma delle decisioni coerenti con l’umanità, i diritti, oltre che i doveri.
E’ un tempo che vogliamo senza ipocrisie, seguendo il nostro vangelo laico, la Costituzione italiana, sempre strumentalizzata che è, invece, il fulcro del sistema scolastico e nazionale. E’ la politica che si deve interrogare ed uscire dall’ipocrisia.

 

Pino Turi
Segretario generale Uil Scuola

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