giovedì, 13 Maggio, 2021

Scuola e povertà pandemiche

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Negli anni Cinquanta gli amministratori della scuola pubblica pensarono che alle elementari i ragazzini non dovessero soffrire a causa delle differenze sociali, evidenziate dai vestitini che portavano; per questo motivo pensarono di rendere obbligatorio un fiocco e un grembiule uguale per tutti i bambini, senza che per questo qualche politico di allora pensasse ad una sorta di restaurazione del Ventennio! Mi riferisco a quella scuola in cui l’ansia più grande per gli alunni poteva essere quella del compito in classe. L’ansia di oggi, invece, si chiama pandemia, ed è devastante nei confronti degli studenti; devastante al punto che ha segnato in maniera indelebile il ragazzo povero, ormai distante anni luce culturalmente dal ragazzo agiato. Quest’ultimo, rispetto al primo, con la didattica a distanza può avere a disposizione gli strumenti più sofisticati, senza mettere in difficoltà la sua famiglia, come: computer, iPad, telefonini di ultima generazione e collegamenti via rete praticamente infiniti, senza considerare l’aiuto dei genitori che possono permettersi di alternarsi al lavoro, e una stanza tranquilla dove studiare. Tutte cose che quasi ridicolizzano il vecchio fiocco e grembiule che vestivano i padri e i nonni per dare una parvenza di uguaglianza sociale. Oggi, un giovane studente che abita in una famiglia di nuovi poveri spesso non può accedere nemmeno alla rete internet, deve accontentarsi, quando va bene, di un computer usato di vecchia generazione che perfino ha problemi di collegamento alla didattica a distanza. Mai, prima d’ora, o comunque dagli anni Settanta, c’era stato uno scivolone così significativo verso il basso! E, diciamolo, dal decennio successivo, e fino alla prima riforma di Luigi Berlinguer, non si era mai visto un disastro simile. Per livellare immediatamente il diritto allo studio, bene essenziale di una nazione moderna come la nostra, bisogna correre immediatamente ai ripari e dotare del necessario ogni ragazzo in età scolare; l’istruzione, insieme al lavoro e alla salute fanno la differenza tra un Paese che guarda al futuro e uno che inverte la rotta per precipitare nel passato. O vogliamo tornare al fiocco e al grembiule e nascondere la polvere sotto il tappeto?! Che tipo di classe dirigente abbiamo creato in questo anno pandemico con i giovani che si sono diplomati e laureati da remoto? Certo, una classe dirigente è stata varata, ma costituita solamente dai figli dei ricchi che hanno potuto studiare in giro per il mondo, per tornare a dirigere le aziende e gli studi professionali dei padri e dei nonni…e gli altri? I ragazzi che non hanno avuto questa possibilità cosa faranno nella vita? esibiranno il diploma che hanno conseguito durante il biennio pandemico da casa? Oltretutto questi giovani non possono nemmeno fare l’arrotino, il calzolaio o il meccanico, perché sono mestieri praticamente scomparsi, visto che andiamo incontro all’usa e getta di ogni bene di consumo!

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Zefiro

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