domenica, 28 Novembre, 2021

Scuola e sanità vanno riorganizzate

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Mi chiedo dove sia la speranza per i cittadini italiani dopo la tempesta pandemica che ha annientato migliaia di posti di lavoro, di attività commerciali ed industriali; e mi chiedo anche dove si pensi di ricollocare le donne e gli uomini di mezza età: o pensiamo davvero che la riconversione ecologica possa assorbire milioni di lavoratori? Considerazioni che fanno riflettere sulla necessità di rileggere le pagine letterarie della cultura socialista come quelle sulla ridistribuzione della ricchezza da parte dello Stato. Possiamo immaginare lo spettacolo che si porrà ai nostri occhi dopo la pandemia senza consultare la sfera di cristallo: la sanità sarà quasi totalmente a pagamento, acuendo ancora di più le differenze sociali, e la scuola una desolante fotografia della nostra Italia che avrà privato un’intera generazione della possibilità di avere gli strumenti culturali per competere nel mondo globalizzato. Per evitare il disastro, ed un ritorno al Novecento, dovremmo ripensare ad un socialismo moderno e riformista che sappia buttare il cuore oltre l’ostacolo e riprendere in mano la manutenzione dei pilastri portanti della nostra società; appunto, come la scuola e la sanità. Piaccia o no, il Paese è uno solo, e questa stucchevole competizione tra regioni, più o meno virtuose, l’abbiamo vista in diretta proprio durante questa pandemia: ognuno ha fatto il tifo per la propria regione ma nessuno ha fatto il tifo per l’Italia, e quindi per noi. È arrivato il momento che lo Stato torni al timone, come ai tempi dell’Iri, anche nelle aziende più rappresentative; aziende indispensabili alle necessità degli italiani! O vogliamo consentire che si continuino a vendere i nostri marchi più rappresentativi per ‘arrendersi’ ai paesi che abitano altri continenti? Eppure, la mascherine e i vaccini dovrebbero averci insegnato l’importanza di essere un minimo autosufficienti! Ecco un prodotto tanto banale, quanto importante, per esempio: lo sapevate che dipendiamo completamente dalla Cina per la carta igienica? Stiamo svendendo tutto, compresi i nostri ragazzi virtuosi costretti ad andarsene all’estero. Per ridisegnare il Paese adesso, e non dopo la pandemia, bisogna mettere da parte, almeno per un po’, lo Stato liberale e tornare ad uno Stato più sociale – avveniristico e allo stesso tempo riformista – che guardi ai principi di ieri per riprogettare il domani. Sarebbe opportuna una corsa contro il tempo, ad iniziare dalla scuola e dalla sanità, che andrebbero ‘riorganizzate’ per una migliore distribuzione di quell’equità sociale che, francamente, è sfuggita, drammaticamente di mano, durante un’emergenza pandemica gestita più con il cuore e la generosità dei singoli, che con la testa della classe dirigente del Paese.

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