lunedì, 18 Ottobre, 2021

Scuola messa a dura prova

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“Dopo un anno e mezzo di Didattica a distanza, che ha messo a dura prova i docenti e soprattutto gli studenti, il tema dominante di questo avvio di anno scolastico è senz’altro il ritorno in classe in presenza a in sicurezza. Appena pochi giorni fa, la Fondazione Gimbe ha confermato che, se escludiamo le vaccinazioni, le misure di prevenzione e contrasto alla diffusione del Covid a scuola sono insufficienti. Come ha evidenziato nel suo monitoraggio, e come sostiene anche la Federazione Gilda-Unams, rispetto allo scorso anno è cambiato ben poco sia per quanto riguarda l’organizzazione degli spazi, con le aule che sono sempre le stesse e spesso troppo affollate, sia sul fronte del trasporto pubblico, nodo che risulta affrontato e sciolto soltanto in pochissimi casi. Di fronte a tutto questo, nessuno è mai riuscito ad ottenere un minimo di trasparenza sui dati dell’epidemia nelle scuole, al contrario di quello che è successo nella sanità dove si sa perfettamente quanti medici, infermieri e operatori si sono ammalati.
Un altro problema cronico della scuola italiana è quello della platea sempre più numerosa di precari – lo scorso anno 1 su 4 – e che non trova confronto in alcun Paese del mondo sviluppato. Negli ultimi anni, sistematicamente, le stabilizzazioni del personale docente non hanno mai raggiunto la metà dei posti messi a disposizione, anche perché spesso le cattedre disponibili si trovano al Nord e gli aspiranti docenti al Sud. Il ministro Bianchi – di questo gli va dato atto – è riuscito ad ottenere l’autorizzazione dal Mef per 112mila assunzioni. Se questi posti fossero effettivamente assegnati tutti nel prossimo anno scolastico, segneremmo almeno una prima inversione di tendenza. Purtroppo, nonostante gli impegni presi da viale Trastevere, non si è riusciti ancora a ragionare su un sistema di reclutamento e abilitazione che diventi strutturale e consenta perlomeno di avviare una soluzione definitiva di questo problema che è particolarmente pesante perché incide anche sulla continuità didattica.
I concorsi si sono rivelati un flop perché la macchina è ormai arrugginita. Occorre, dunque, individuare e mettere a regime un meccanismo virtuoso tale da indire indire i concorsi ogni volta che si crea una disponibilità di posti, così da abbattere radicalmente il fenomeno del precariato. Va anche detto che per ottenere risultati politici immediati, abbiamo spesso assistito, come nel caso delle GPS (Graduatorie Provinciali per le Supplenze), a un vero e proprio manicomio che affida la posizione degli aspiranti insegnanti a improbabili algoritmi anziché a graduatorie verificate.
Un altro elemento caratteristico della scuola italiana sul quale riteniamo opportuno porre l’accento è lo scarso riconoscimento dal punto di vista economico di questa importante professione che vede collocare l’Italia quale fanalino di coda per le retribuzioni dei docenti mentre, grazie all’autonomia scolastica, quelle dei dirigenti scolastici sono diventate tra le più alte. E’ chiaro che una scarsa considerazione retributiva conduce anche a un abbassamento della stima sociale della categoria.
Non si vede all’orizzonte, se eccepiamo i soliti proclami dei politici, alcuna seria intenzione di voler cambiare le condizioni degli insegnanti, tant’è che il triennio per il rinnovo del contratto scuola 2019/2021 scadrà fra quattro mesi e nelle tasche dei docenti non è entrato nel frattempo un solo euro. Addirittura non è stata aperta alcuna trattativa, anche perché le risorse stanziate dal governo sono semplicemente ridicole. A questo quadro dobbiamo aggiungere l’interpretazione all’italiana dell’autonomia scolastica che ha trasformato le scuole in progettifici nei quali l’insegnante che vuole guadagnare qualche euro in più deve trascorrere le ore occupandosi di questioni amministrative o correndo dietro a fantasiosi progetti. Tutto ciò è chiaramente una deviazione culturale in quanto gli insegnanti dovrebbero dedicare il loro tempo e le loro energie a migliorare l’apprendimento degli alunni e non ad altre questioni.
La Federazione Gilda-Unams non smetterà mai di battersi perché agli insegnanti venga riconosciuto un contratto specifico che li affranchi dall’appiattimento della loro professionalità su quelle impiegatizie.

 

Rino Di Meglio
Coordinatore nazionale della FGU-Gilda degli Insegnanti

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