sabato, 23 Ottobre, 2021

RIAPRIRE LA SCUOLA

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Con il ritorno in zona rossa di gran parte del territorio nazionale, gli studenti si ritrovano improvvisamente e nuovamente a seguire le lezioni totalmente a distanza. Un cambio di passo dettato dall’impennata dei contagi avvenuta nelle ultime settimane.

 

Fantò: La scuola ha chiuso, si riapra la scuola

“Altre due settimane di chiusura sono state imposte in buona parte del Paese” commenta Luca Fantò,
Referente PSI scuola, università e ricerca.  “Una chiusura spesso comunicata dagli Uffici Scolastici Regionali il sabato per il lunedì successivo. Le scuole che restano, grazie al lavoro del personale scolastico tutto, tra i luoghi più sicuri sul territorio nazionale. Non sono gli Istituti scolastici i luoghi in cui il virus si diffonde principalmente, ma le scuole vengono sacrificate da troppo facili e non sempre efficaci soluzioni”.

Psi: potenziare i trasporti

 

“Il PSI – continua Fantò – auspica che i Presidenti delle Regioni usino queste settimane per potenziare ulteriormente i trasporti pubblici e i controlli in maniera tale da poter finalmente rendere possibile ai nostri ragazzi di frequentare le lezioni in presenza da aprile e fino alla fine dell’anno scolastico. Quanto fatto finora è stato probabilmente insufficiente.

 

La salute dei ragazzi

Fantò sottolinea che “la salvaguardia della salute dei nostri giovani è certamente una priorità, per questo che prioritario deve essere l’impegno per rendere sicuri gli spostamenti dei nostri ragazzi nel percorso tra la propria abitazione e la scuola”.

 

Le difficoltà dell’emergenza

“La gestione della pandemia – ha detto ancora Fantò – ha mostrato le difficoltà a gestire le emergenze nazionali da parte dei territori e ha dimostrato quanto importante sia muoversi in maniera armonica, seguendo linee comuni”.

 

Impoverimento culturale

“Intanto – ha concluso l’esponente socialista – la chiusura totale e la DaD determinano nei nostri giovani impoverimento culturale, problemi di natura sociale e psico-fisica. Inoltre, da non trascurare, i problemi che la Dad crea nella gestione familiare. Il PSI auspica quindi che chi governa i territori sappia utilizzare al meglio l’ennesima chiusura imposta alla scuola italiana”.

 

 

Bianchi e la scuola in presenza

“La scuola tornerà in presenza e in sicurezza il prima possibile. Abbiamo tenuto aperto il primo ciclo fino allo stremo”, ha detto il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. “Questa è una storia nuova, il virus è cambiato, la variante inglese colpisce i bambini, non li esclude come era al primo giro, i nostri figli e nipoti sono a rischio: con responsabilità abbiamo dovuto mettere questa bandiera rossa. Questo pericolo insieme lo vinceremo”.

 

Ancorati alla realtà

“Bisogna essere ancorati alla realtà: tutti volevamo tenerle aperte le scuole, abbiamo tenuto le attività in presenza fino allo stremo, abbiamo tenuto i bambini in presenza fintantochè è stato possibile. Stiamo lavorando per riportare la scuola in presenza e in sicurezza il prima possibile. Non sono decisioni a cuor leggero ma lo abbiamo fatto con senso di responsabilità. Sono scelte in cui tutto il paese deve essere presente”, ha aggiunto il ministro.

 

La prova di maturità

“Quella di quest’anno sarà una prova di maturità vera: abbiamo abbandonato l’idea che si lavorava 5 anni e poi arrivava una busta con i temi e si faceva una sorta di lotteria. I ragazzi avranno un mese per poter svolgere il loro lavoro prepararlo e consegnarlo; la prova inizierà con la discussione di questo lavoro”, ha detto Bianchi. “Non è un esame all’acqua di rose né di emergenza: è una prova di maturità in cui i ragazzi potranno dimostrare come sono cresciuti, è un passaggio in avanti, non ci siamo messi all’angolo, è un esame di maturità vero”, ha assicurato Bianchi.

 

Il parere della UIL

In mattinata si è anche svolto l’incontro tra le parti sociali e il Ministro Bianchi. Tema, ovviamente, la scuola. “Finalmente si cambia verso. Con l’incontro svoltosi, questa mattina, con il Ministro dell’Istruzione, riparte il confronto con le Parti Sociali che, in passato, era mancato” hanno affermato in una nota Pierpaolo Bombardieri, segretario Generale della UIL e Pino Turi segretario generale UIL Scuola.

 

“Chiediamo risposte e impegni per il futuro. Sulla scia del Patto firmato con il Ministro Brunetta pensiamo sia opportuno arrivare a un accordo di programma di carattere generale che identifichi gli obiettivi di medio e lungo periodo. La scuola può aiutare a superare le distanze sociali, geografiche e di genere. Ecco perché bisogna, innanzitutto, valorizzare la scuola pubblica e raccordare la crescita culturale, la formazione tecnica e professionale con quella del Paese, sapendo che c’è un tempo per l’emergenza e un tempo per il futuro”.

 

Italia ed estero

“Se raffrontiamo le scuole italiane con quelle degli altri Paesi, emerge che non siamo riusciti a raggiungere neanche uno degli obiettivi che il precedente Governo si era posto: non ci sono strutture in più né classi con meno ragazzi e non sono stati risolti i problemi dei docenti e dei precari”.

 

Le questioni aperte

“Noi siamo – si legge ancora – per riaprire le scuole dal primo settembre , affrontando subito le questioni aperte. E poi c’è un tempo per il futuro, per valorizzare la scuola e potenziare le possibilità di crescita. L’investimento strutturale più importante è quello sulle persone.

Proponiamo, dunque, di definire un documento di carattere generale che identifichi gli obiettivi di medio e lungo periodo. Servono scelte coerenti che non dipendono solo da questo Ministero: parliamo di infrastrutture, di investimenti e di politica sanitaria. Siamo pronti a stabilire un percorso che rilanci la scuola e la formazione”.

 

La Cgil

Il segretario generale Maurizio Landini al termine dell’incontro tra i sindacati e il Ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi ha parlato di un “incontro importante perché siamo consapevoli che in questo momento storico così difficile per il nostro Paese abbiamo tutti la responsabilità di determinare un cambiamento e costruire delle prospettive”.

 

Il ruolo dei lavoratori

“Nella scuola queste prospettive si costruiscono insieme ai lavoratori e alle lavoratrici, che rappresentano un valore e che nella fase della pandemia hanno dato un contributo fondamentale per rendere esigibile il diritto all’istruzione”.

 

Emergenza educativa

“Per il leader della Cgil dobbiamo affrontare una “vera e propria emergenza educativa: dispersione scolastica, abbandoni, spopolamento delle aree interne, tanti giovani che non studiano e non sono in formazione (NEET), bassi livelli di istruzione tra gli adulti. La conoscenza e il sapere sono le condizioni per una vera lotta alle disuguaglianze. La pandemia – sottolinea – ha messo in evidenza vecchi problemi e arretratezze del nostro sistema, oltre a divari territoriali e differenze di possibilità di accesso”.

“Il sistema dell’istruzione – prosegue Landini – è centrale per la ripresa del Paese e per cogliere le sfide dell’innovazione, della transizione green, della digitalizzazione, e quindi per il lavoro. Next generation Eu, risorse europee ordinarie e risorse nazionali diventano strategiche per garantire oggi il diritto all’istruzione e alla formazione, un diritto costituzionale che deve essere garantito a tutti”.

 

Un patto per l’istruzione

Infine, il segretario della Cgil aggiunge: “Condividiamo la proposta del Ministro Bianchi di arrivare, attraverso un serrato percorso di confronti tecnici, all’elaborazione del Patto per l’Istruzione e Formazione entro i primi di Aprile”.

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