domenica, 26 Settembre, 2021

Se vince Scholz. Una visione del mondo nuova

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A due settimane dall’appuntamento elettorale in Germania, una cosa è, ragionevolmente, certa. E cioè che Olaf Scholz sarà il prossimo cancelliere tedesco.
Lo dicono i sondaggi che segnano un divario, oggi di cinque punti percentuali e tendente alla crescita , tra Spd e Cdu. Lo dice, implicitamente, la Merkel, costretta a presentarsi ad una manifestazione del suo partito per dire che un ministro delle finanze di un partito con il quale ha collaborato per anni è, improvvisamente, diventato un pericoloso estremista. Lo dice il fatto, inoppugnabile, che il partito della cancelliera non è in grado di formare alcun tipo di coalizione di governo (esclusa, in linea di principio, l’alleanza con l’estrema destra; impraticabile, per una serie di ragioni, anche numeriche, quella con i verdi e i liberali); Mentre Scholz ne ha praticamente a disposizione almeno tre: quella di sinistra (che ha però escluso, ma non per ragioni ideologiche), quella con verdi e liberali e, infine, una, altamente improbabile, con la Dc e con rapporti di forza radicalmente diversi da quelli di qualche anno fa.
Oggi come oggi, e in prospettiva, un fatto meritevole del più grande interesse; cui però la stampa italiana non ha dato un particolare rilievo. Obbedendo ad una istintiva autocensura, in base alla quale si danno solo le notizie che si possono commentare, superando il triplice vaglio del pensiero unico, del politicamente corretto e dell’opinione corrente.
Nel concreto, la notizia è stata data poche volte, per suggerire ai lettori che la vittoria della Spd ( data, per inciso, per morta fino a qualche mese fa) era dovuta, più che ai meriti del candidato (peraltro considerato “grigio”), agli errori compiuti dai suoi concorrenti: riassumibili, peraltro, nella risata di Laschet sui luoghi dell’alluvione e nella improntitudini della candidata verde. Niente per cui eccitarsi. Niente di importante e di nuovo.
E, invece, no. Perché la vittoria di Scholz è importante. Per i pericoli che ha evitato. Per le prospettive che apre. E, infine, per quello che rivela della personalità del candidato, della sua visione del mondo e dei suoi intendimenti.
I pericoli erano gravi. Perché, al ritiro della Merkel, avrebbe corrisposto una virata della Cdu verso destra. Aprendo, così la strada alla rimessa in discussione: dell’economia sociale di mercato, con annesso ruolo centrale dei sindacati all’interno e all’esterno delle imprese; del ruolo di mediazione sempre svolto dalla Germania all’interno del conflitto tra i blocchi, non a caso oggetto di un attacco frontale da parte di Trump e dei suoi alleati europei; e, infine, del sostegno della Germania all’Europa e al nuovo ruolo svolto dalle istituzioni europee, anche nel superamento della politica di austerità. Oggi, queste tre linee di marcia verranno riprese; grazie anche all’asse preferenziale ristabilito con gli Stati Uniti.
Ciò significa, in politica internazionale, il consolidamento definitivo di una pratica di dialogo e di mediazione essenziale per ricostruire una linea comune dell’Europa nei confronti della Cina e, soprattutto, per allentare le tensioni, spesso alimentate ad arte, ai confini orientali dell’Europa, garantendo i diritti e la sicurezza di tutti.
Nel quadro interno ed europeo la Spd di Scholz sarà, esattamente come è stata la Cdu della Merkel, un “centro che guarda a sinistra”: certo di essere in grado di conciliare la prudenza in materia finanziaria, con una serie di provvedimenti economici e sociali, dall’aumento del salario minimo, con possibile ricorso al reddito di cittadinanza (al quale si riserva una grande attenzione) all’uso dello strumento fiscale in senso progressivo, sino ad un massicio programma dell’edilizia pubblica. Mentre si opporrà con tutte le sue forze alla rimessa in discussione delle aperture dell’Unione europea e dello stesso Ndrr da parte delle banche, della Corte di Karlsruhe, come di larghi strati dell’imprenditoria tedesca; con annesso ritorno in campo dei falchi dell’austerità. Da socialista; ma anche da europeista convinto.
Siamo, possiamo convenirne, sempre nel campo del possibile.
Un mondo noioso per chi ha bisogno di grandi scontri ed eventi eccitanti; in mancanza dei quali, anche in un futuro prevedibile, alimenta la sua passività con una buona dose di disfattismo. Condita da vecchi arnesi ideologici per i quali il centro che guarda a sinistra è sempre guardato con sospetto se non con aperta ostilità.
Un atteggiamento, questo, che non aiuta ma non è nemmeno in grado di far danni.
Molto peggio, però, una sinistra (?), come la nostra, che da tempo, guarda al centro, fino ad esserne completamente ipnotizzata. Per questa è il possibile a diventare impossibile; e semplicemente perché gli altri non sono d’accordo.
E, allora, in assenza di una sinistra più bella e migliore e in presenza di uno scontro tra le persone e le istituzioni di buona volontàe gli sfascisti di ogni ordine e grado, teniamocela ben stretta la socialdemocrazia tedesca, assieme al suo leader. Un signore, anzi un compagno, “opaco”; ma che ha detto, sulla “tirannia della meritocrazia” e, di riflesso, sulla necessità di garantire uguale dignità e uguale rispetto a tutti, a prescindere dal loro ruolo nella società, parole che andrebbero scolpite nel cuore e nella mente di ogni socialista degno di questo nome.

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