Lo scrivevo su questo giornale nell’articolo del 4 di marzo solo quattro giorni dopo l’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran: ” L’alleanza Epstein sta perdendo la guerra”. Non si tratta di essere dei maghi ma su questi argomenti che hanno poco di personalistico e soggettivo è necessario fidarsi delle conoscenze di esperti militari e di strategia che provengono da posizioni di riguardo delle forze armate Usa. Tutti da Scott Ritter a Larry Johnson a Trita Parsi a John Mearsheimer a Lawrence Wilkerson ponevano già dopo pochi giorni di guerra forti dubbi sulla prevista vittoria dell’attacco sull’Iran. Non sono riuscito a trovare un solo articolo nel quale si affermava la fondatezza militare dell’attacco. Anche media di destra descrivevano le fasi militari in corso ma evitavano di fare previsioni sul “di pochi giorni” come indicato da Trump. La massima autorità nel settore competenza dell’ Eisenhower Media Network (EMN) un covo vomitevole di guerrafondai e spioni che oltre a capirne della materia sono assolutamente indipendenti per scrivere quello che ritengono giusto: “Che Trump non ha capito nulla della Persia, come di quasi tutto quello che gli succede, e si è lasciato per soldi abbindolare dalla Adelson, e dal suo capo (Netanyahu) , sta nella dichiarazione del mediatore Steve Wyckoff , ex agente immobiliare promosso a diplomatico “Il presidente è molto sorpreso che gli iraniani non si siano ancora arresi”. Previsioni nefaste per gli USA confermata nell’articolo che ho scritto sempre su questo giornale “Per Trump le alternative sono solo “del diavolo”: “Trump ha già chiesto per due volte di aprire una trattativa per un cessate il fuoco. Respinto al mittente”. Il 14 Marzo era oramai chiaro che l’Iran non sarebbe capitolato e nessuno degli obiettivi primari che si proponeva l’alleanza Epstein era stato raggiunto né poteva essere raggiunto. Oltretutto dal 24 di marzo in poi sono aumentate notevolmente le perdite fra le forze aeree statunitensi probabilmente per nuovi sistemi antiaerei e nuovi radar forniti dalla Cina. A parte le spacconate del duo Trump/Netanyahu era chiaro che gli USA stava muovendo tutte le pedine per convincere gli iraniani al tavolo delle trattative: Pakistan, Russia e Cina hanno provato a riportare a più miti consigli i persiani e così si è arrivati all’attuale fragile cessate il fuoco con l’ economia globale e l’opinione pubblica americana che sa perfettamente con chi prendersela. La domanda resta sempre la stessa per Trump e il resto dell’Occidente : come se ne esce dal vicolo cieco in cui siamo senza alzare noi bandiera bianca?.
Il giorno stesso dell’attacco Trump valutava “vie di uscite”
Riportava Axios il 28 febbraio, giorno dell’attacco!!, “Trump ipotizza vie d’uscita”. Dopo una settimana di intensi bombardamenti militarmente poco efficaci “mentre la guerra con l’Iran continua, quali sono le possibili vie d’uscita per Trump?”, si chiedeva la NPR . La BBC News ha riportato che “la strategia di Trump sull’Iran è quella di perseguire due vie d’uscita contemporaneamente”, una strategia che militari e diplomatici non consigliano . Il Times ha descritto l’accordo di cessate il fuoco raggiunto all’inizio di aprile come “una via d’uscita dell’ultimo minuto”, e la trasmissione “Washington Week With The Atlantic” della PBS, in cui erano presenti esperti di strategia il dibattito si è incentrato sulle “difficoltà di Trump a trovare una via d’uscita dalla guerra con l’Iran”. La domanda più importante è perché ci siamo andati In un articolo pubblicato su Foreign Affairs , Gideon Rose, uno dei massimi esperti di strategia che insegna alla scuola di perfezionamento degli alti ufficiali USA , ha denunciato ” l’illusione” della strategia di uscita. “L’idea di una strategia di uscita contribuisce alla falsa convinzione che gli interventi militari siano compiti meccanici come costruire un’auto piuttosto che scontri strategici caratterizzati da attrito e incertezza. L’ossessione per la strategia di uscita può segnalare al nemico una mancanza di risolutezza; se la leadership americana è concentrata sul ritiro, gli iraniani devono semplicemente aspettare che ce ne andiamo. La questione chiave non è come ce ne andiamo”, ha sostenuto Rose, “ma perché ci siamo entrati “. E’ una domanda a cui l’amministrazione Trump, con così tante spiegazioni e motivazioni contrastanti, non ha dato una risposta chiara . Come ho già scritto è il trionfo della commedia dell’assurdo. Trump, come il 72% degli americani intervistati da Gallup, non sa dove è l’Iran né la sua storia non di 4000 anni ma degli ultimi 50 anni. E’ entrato in guerra al guinzaglio di Netanyahu e della lobby sionista facendo degli Stati Uniti gli obiettivi da superpotenza dominante della regione di Israele. Annettersi la Cisgiordania e Gaza dopo avere distrutto il popolo palestinese, allargarsi per 30 chilometri dentro il territorio libanese e siriano, appropriarsi dei giacimenti di gas al largo di Gaza e del Libano, fornire protezione agli stati del golfo al posto degli americani traendone vantaggi sulle transazioni petrolifere, avviare partenariati maggioritari in tutta la regione nei settori tecnologici. In un solo concetto realizzare la Grande Israele dominando militarmente una delle regioni cruciali del pianeta sostituendo gli Stati Uniti. Quella voluta da Netanyahu non è una strategia difensiva e di sopravvivenza, come la propaganda sionista diffonde a tutto volume e reti unificate da 80 anni, ma una di una progetto di conquista territoriale, economica e strategica . A tutto questo si oppongono gli sciiti dentro Gaza con Hamas, nel sud del Libano con Hezbollah e sull’intera regione del Golfo con l’Iran. John Rosenburger ex Generale dell’ esercito americano scrive sul Eisenhower M.N. “a due mesi e mezzo dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro una nazione che non rappresentava alcuna minaccia per gli interessi vitali degli Stati Uniti, giustificata da una piramide di menzogne di Israele , il presidente Trump non è riuscito a definire “obiettivi politici chiari e realizzabili” da raggiungere”. Per “realizzabili” si intendono obiettivi che siano concretamente raggiungibili con i mezzi militari a disposizione degli Stati Uniti. Il ripetuto bombardamento di obiettivi militari già evacuati in un paese grande quanto l’Europa occidentale, con oltre 90 milioni di abitanti, è una strategia del tutto slegata da qualsiasi obiettivo ben definito. Ora Trump si trova in una guerra di logoramento in cui puoi o perdere o vincere ma non pareggiare con un armistizio territoriale. Sull’ipotesi filtrate della trattativa in corso, da cui sono stati esclusi Kushner e Wyckoff, e che è portata avanti da diplomatici di carriera, si sono scatenate tutte le lobby filo-israeliane della base repubblicana e MAGA, compresa quella bipartisan al Congresso assolutamente favorevoli ad una ripresa della guerra, come chiede a gran voce Netanyahu, per costringere l’Iran alla resa o alla totale distruzione. Dall’altro ci sono i militari contrari a riprendere la guerra e che hanno richiesto un “ordine scritto e dettagliato” di Trump sugli strumenti da utilizzare e gli obiettivi da raggiungere. Situazione tipica di chi ritiene l’operazione gli obiettivi irrealizzabili. Strano che i politici siano tanto favorevoli alla guerra se l’opinione pubblica americana è al 72% contraria. Per gli Stati Uniti i problemi creati da questa guerra sono ben più grossi della trovare una “via di uscita”onorevole e riguardano la loro posizione geopolitica nell’intera regione del medioriente e anche Israele dovrà rivedere i suoi progetti di dominio perché la guerra raramente ti riporta alle strade che percorrevi un tempo o al mondo che conoscevi. Gli Stati Uniti non troveranno alcuna via d’uscita per tornare allo status quo prebellico. Il conflitto ha cambiato le mappe e ora tutte le strade portano da qualche altra parte. L’unica via d’uscita per Trump, se fosse veramente un duro e non un capriccioso narcisista, sarebbe quello di liberarsi facendo arrestare tutta la lobby che lo ha consigliato e forse ricattato per far entrare gli Stati Uniti in una guerra che non ha nulla a che vedere con i loro interessi vitali. Licenziare tutti i funzionari, e metterli sotto inchiesta giudiziaria, per “alto tradimento” avendo brigato e complottato più nell’interesse di una nazione straniera che per quella degli Stati Uniti.
Fulvio Rapanà