lunedì, 21 Giugno, 2021

Serbia-Kosovo. Nuovo approccio sull’indipendenza di Pristina

0

A giugno dovrebbero proseguire a Parigi gli incontri tra Serbia e Kosovo con la mediazione dell’Unione Europea e congiuntamente degli Usa. Gli incontri avevano subito un intoppo derivato da una parte dalle elezioni politiche in Kosovo con la vittoria della sinistra nazionalista e l’insediamento del nuovo Premier Albin Kurti, dall’altro dal cambiamento del Presidente degli Stati Uniti, con Joe Biden a sostituire Donald Trump. C’è in effetti da registrare un mutamento della regia di queste iniziative orientate a trovare una soluzione al problema del riconoscimento della indipendenza di Pristina non accettato non solo da Belgrado ma anche da alcuni Stati europei come la Spagna e da molti altri Paesi negli altri continenti. Ora a condurre le danze è l’Unione Europea con gli Usa accodati. L’esatto contrario di quanto era accaduto nell’era trumpiana. Il mediatore Ue Miroslav Lajcak non ha perso tempo per convocare nella capitale francese il Presidente serbo Alekander Vucic e il Capo del Governo kosovaro Albin Kurti e il nuovo Vicesegretario di Stato americano Matthew Palmer si è accodato giudicando la questione prioritaria per la pace e la coesistenza pacifica nei Balcani occidentali. Anche l’approccio politico pare diverso:  circola un documento non ufficiale ma attribuibile alla matrice franco tedesca in cui, attraverso una congiunta modifica della Costituzione da parte dei due Stati per garantire un accordo vincolante, si prevede la totale autonomia della parte settentrionale del Kosovo, a maggioranza serba. Questo territorio diventerebbe un’ unità amministrative di autogoverno regionale con potestà legislativa anche se in conformità con la Costituzione di Pristina. Ci sarebbe anche la creazione di una zona di sviluppo economico da una parte e dall’altra del confine con reali prospettive di crescita dei lavoro per entrambe le etnie. Ciò indipendentemente dal riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo da parte di Belgrado mentre verrebbero eliminati i dazi e le restrizioni commerciali imposte ora da Pristina. L’impressione è però che , se quanto contenuto in questo documento ufficioso diventasse la reale linea strategica su cui operare, si rischierebbe di fare i conti senza l’oste. Come in precedenza si metterebbero innanzitutto di mezzo gli appuntamenti elettorali a guastare i piani. La Serbia infatti è nell’anno che precede una tornata elettorale di importanza fondamentale. Nel 2022 si terranno le elezioni presidenziali, quelle per il nuovo Sindaco della capitale a cui Alekander Vucic vuole associare le politiche anticipate per sfruttare l’attuale periodo di largo consenso popolare e realizzare l’ en plein (in termini calcistici il triplete secondo Mourinho) che gli consentirebbe di governare la Serbia e Belgrado con tranquillità per qualche anno. Figuriamoci se potrebbe accettare di rinunciare alla sovranità del territorio kosovaro rischiando di venire impallinato dalle opposizioni che non aspetterebbero altro per ritrovare quel vigore che oggi sembra assolutamente spento e creando seri malumori anche all’interno del suo partito e degli alleati socialisti. Il processo di adesione all’ Unione Europea per il leader serbo potrebbe tranquillamente slittare di un anno , quando, dopo le elezioni, sarebbe più facili attutire e meglio negoziare, da una posizione ancora rafforzata internamente, gli effetti negativi sul consenso di un sostanziale riconoscimento dell’indipendenza del Kosovo.

 

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply