martedì, 15 Giugno, 2021

Sguardi di Novecento. Mario Giacomelli e il suo tempo 

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Non è una mostra antologica. Senza mettere al primo posto la ricerca e la sperimentazione di Giacomelli nello studio del paesaggio diventa più difficile la lettura delle opere esposte nell’allestimento al Palazzo del Duca. Del pari, il vago e l’indefinito leopardiano sono da considerarsi fondamentali per la poetica di Giacomelli, artista visionario.

La magia della natura, evocata tramite le suggestioni fotografiche, spinge Giacomelli a immaginare di andare al di là della visione documentaria di un paesaggio o una oggetto. Lo sguardo verso la realtà, che sfugge all’occhio, è afferrata dall’obbiettivo della macchina. Così riesce a catturare il sorriso di una ragazza con gli occhi gonfi di tristezza, la campagna arata, la natura un albero solitario in lontananza.
La fotografia di “Silvia” induce a pensare alla favola antica di cui Leopardi ci parla nella sua poesia. Negli occhi della ragazza brillano la speranza e le illusioni che si infrangeranno all’apparire della durezza della realtà della vita. I suoi occhi evocano la dolcezza che traspare dallo sguardo persino timido se alcune ciocche di capelli, lasciate cadere, davanti al viso, coprono volontariamente alcune parti del volto.

Non minore è la suggestione della fotografia dedicata alla luna, altro tema che accomuna Giacomelli a Osvaldo Licini ispiratosi allo stesso topos letterario leopardiano. La luna è distante e al contempo è sempre presente, sopra la nostra testa. Da qui si sente il senso della rimembranza, come primitivo ricordo da cui non ci possiamo mai distaccare. È il ricordo del tempo passato che squarcia il cielo buio e illumina la notte. Lo spettacolo notturno placa le ansie del fotografo che si ristora alla vista della rotondità della luna e delle stelle.

In mostra, si possono vedere, inoltre, fotografie ispirate alla poesia “L’Infinito” di Leopardi da cui emerge la ricerca dello spazio nel tempo in senso infinito. Giacomelli si interessa a questo tema perla sua liricità. Il piacere di vedere la campagna marchigiana suscita in cui un sentimento non reale che crea nella sua immaginazione una idea di fotografia nuova: prospettive, angolature inconsuete e intensità del colore. Così come si può parlare di una idea religiosa personale in Leopardi che Giacomelli accoglier per riflettere sull’immensità dello spazio da cui nasce la coscienza dei limiti dell’uomo davanti al creato di Dio.

Nella poetica di Giacomelli non siamo davanti a determinazioni scientifiche o filosofiche, ma le sue fotografie risentono del riflesso di una grande umanità – quella del mondo – che cattura i sentimenti più puri della vita. Dunque, lo spettatore che guarda le sue fotografie si trova a vivere le sensazioni, che nascono attraverso lo sguardo di un mondo sterminato cui non aveva mai pensato prima.

Non manca in mostra la tradizionale visione centri semiabbandonati come Scanno che hanno fatto la fortuna di Giacomelli. Il paese, che aveva affascinato Cartier-Bresson, cui dedicò, alle fine degli anni ’50, fotogrammi di grande sensibilità. L’analisi degli aspetti sociali, che l’artista conduce con la sua macchina fotografica, suscitò molto interesse sia nella critica, sia nel pubblico per la resa formale, la caratterizzazione del movimento, sfocature e sovrapposizioni stranianti (si veda il volume di Demartini, Gatti, Tonetti, Villa).

Le opere degli artisti, invece, esposte a Palazzo Baviera, sono degli esponenti del movimento artistico-fotografico il “Gruppo del Misa”, fondato da Giuseppe Cavalli, nel 1954, che sono messe a confronto con il lavoro di Giacomelli. Da quanto si vede in mostra, gli artisti risentirono dell’influsso di Giacomelli, ma le loro ricerche espressive furono ancora legate alla pittura degli anni ’20 e ‘30. Non riuscirono a trovare un linguaggio rivoluzionario: si appoggiarono a forme già sperimentate della poetica di quegli anni dove la ricerca sulla forma si faceva sempre più intensa. Le poetica del “Gruppo del Misa” è in opposizione allo stile degli anni cinquanta che nacque in Italia con il desiderio di maggiore oggettività e effetto documentaristico della fotografia. Pur tuttavia, il lavoro svolto dai componenti del gruppo fu importante per favorire il dibattito estetico sull’arte in Italia. E la nascita di una nuova sensibilità espressiva che andasse al di là di atteggiamenti, già, sperimentati.

 

Andrea Carnevali

 

Mostra Palazzo del Duca – Palazzo Baviera
Senigallia (An)
30 maggio 2021

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