sabato, 18 Settembre, 2021

Si apre il G7, il primo in presenza dopo due anni di pandemia

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Si apre oggi a Carbis Bay, in Cornovaglia, sul Mare d’Irlanda, il vertice del G7, il primo in presenza dei leader dopo due anni di pandemia. Dal summit è atteso l’annuncio che i sette Paesi più industrializzati del mondo doneranno un miliardo di dosi di vaccini ai Paesi più poveri per aiutarli a combattere il coronavirus. Gli Stati Uniti si sono già fatti carico per la metà delle dosi.
Il padrone di casa, il premier britannico Boris Johnson, ha annunciato che il Regno Unito donerà entro il prossimo anno altre 100 milioni di dosi, attraverso l’alleanza Covax, 5 milioni delle quali entro la fine di settembre.
Boris Johnson ha dichiarato: “Al summit del G7 spero che i miei colleghi assumeranno impegni simili in modo che, insieme, possiamo vaccinare il mondo entro la fine del prossimo anno e ricostruire meglio dopo il coronavirus”.
A Carbis Bay saranno presenti sette leader, i vertici Ue e quattro ospiti (India, Australia, Corea del Sud e Sud Africa), di cui l’India collegata da remoto per la pandemia. I Grandi della Terra tornano a riunirsi con agende fitte e non sempre allineate.
Per il nuovo capo della Casa Bianca, è il primo vertice internazionale dall’insediamento, nell’ambito del primo viaggio all’estero, un tour de force europeo di otto giorni che, dopo aver incontrato domenica sera la Regina Elisabbetta, lo porterà anche a Bruxelles per il vertice Nato e quello con l’Ue. Poi, a Ginevra farà il primo incontro con il presidente russo Vladimir Putin.
L’imperativo per Biden è rispondere all’insidia di Pechino ed evitare che questo diventi il ‘secolo cinese’: il Dragone minaccia la supremazia liberale americana (e, per estensione, anche l’occidente) e il presidente americano vuole dimostrare che la democrazia sia ancora una formula vincente.
Atterrando nel Regno Unito, ha detto: “Le alleanze e le istituzioni democratiche che hanno dato forma a gran parte del secolo scorso riusciranno ad affrontare minacce e avversità di oggi?”.
La risposta cui punta è una ‘versione occidentale’ della Nuova ‘Via della Seta di Pechino’, sulla quale vorrebbe vedere l’adesione degli alleati presenti. Tra i temi potenzialmente divisivi, la proposta di Washington di sospendere i brevetti sui vaccini anti-Covid, una battaglia cui l’Ue si oppone ritenendola poco efficace e foriera di un inutile scontro legale.
Boris Johnson, il padrone di casa, al suo primo appuntamento post-Brexit, vorrebbe mostrare il ritorno del Regno Unito come protagonista della scena mondiale, snodo diplomatico insostituibile e partner commerciale d’eccezione.
A parole, il capo di Downing Street è lanciatissimo, dal piano per vaccinare tutto il mondo entro la fine del 2022 ai fondi aggiuntivi per l’istruzione femminile, fino a un’imposta minima sulle società e a un rafforzamento dell’alleanza democratica contro i regimi autoritari, ma sul piano concreto la strada è in salita. Sulla distribuzione di vaccini ai Paesi poveri, il governo britannico finora è stato latitante, il ministro delle Finanze vorrebbe che i servizi finanziari della City venissero esentati, mentre il ‘numero due’ della diplomazia è stato recentemente in visita all’Arabia Saudita che non è certamente un esempio per i diritti umani.
L’inquilino dell’Eliseo è proiettato sulla scena europea, ma guarda soprattutto alle ripercussioni ‘domestiche’: le presidenziali si avvicinano e la minaccia della destra cresce. Girando per la Francia nel tentativo toccare il polso della situazione, ha ottenuto uno schiaffo in faccia, letteralmente.
Con il premier britannico Boris Johnson, il rapporto non è dei migliori e le nuove querelle aperte dalla Brexit non hanno contribuito a rasserenare gli animi. In cima alla lista, oltre alla discussione sul rispetto degli accordi relativi all’Irlanda del Nord, c’è la questione specifica delle quote di pesca che il mese scorso ha condotto i due vicini a sfiorare lo scontro aperto sul mare. Quanto ai vaccini, Macron ha già promesso di inviare il suo surplus nei Paesi poveri, guardando in primis al continente africano dove gioca storicamente un ruolo di protettore sulle ex colonie.
Il premier giapponese, come per Biden ed il presidente del Consiglio Mario Draghi, è al primo G7. Per anni accanto al predecessore Shinzo Abe, è portatore di continuità in politica estera. In cima alla sua agenda c’è il dossier (spinoso) delle Olimpiadi, che intende ospitare nonostante le polemiche e una generale disaffezione in patria. Altra questione, sulla quale il leader di Tokyo spera in un rinnovato sostegno degli alleati, sono le dispute sulle questioni marittime con Pechino.
Tasto dolente, invece, il ricorso massiccio del Giappone al carbone (aumentato dopo il disastro di Fukushima), sul quale fa affidamento per quasi un terzo della sua elettricità. Tokio ha promesso di arrivare a zero emissioni entro il 2050 ma per ora è il quinto produttore globale di anidride carbonica.
Angela Merkel, è considerata la veterana dei G7 avendo partecipato finora a 15 incontri. La leader tedesca si prepara a salutare i colleghi, in vista della sua uscita di scena in autunno, dopo essere stata alfiere europeo dell’opposizione a Donald Trump, ora si trova a scontrarsi con il nuovo inquilino della Casa Bianca sul Nord Stream 2, il super gasdotto destinato nei piani di Mosca e Berlino ad aumentare drasticamente il trasferimento di gas naturale dalla Russia alla Germania.
Tra i più assidui frequentatori del G7, c’è il premier canadese che arriva a Carbis Bay sulla scia delle frizioni con l’alleato nordamericano dopo l’abbandono del progetto Keystone XL, l’oleodotto che avrebbe collegato i giacimenti nell’Alberta con la rete di raffinerie statunitensi, e che sarebbe stato affossato da Biden.
Dopo essersi spogliato delle vesti di presidente della Bce, Mario Draghi per la prima volta si siede al tavolo dei Sette come leader politico. Il presidente del Consiglio sarà ‘lead speaker’ nelle due sessioni dedicate a ripresa economica e cambiamenti climatici, due dei principali temi all’ordine del giorno di questo vertice. Sabato avrà un incontro bilaterale con il presidente americano. 
Ripresa economica, emergenza sanitaria, lotta al cambiamento climatico, sicurezza a livello globale sono alcuni dei principali temi affrontati dal G7. Il premier italiano, arrivato al summit in mattinata, avrà anche altri incontri bilaterali con i principali leader.
Il presidente americano Joe Biden, è arrivato per primo in Cornovaglia per un confronto con il premier britannico Boris Johnson.
Draghi interverrà a tutte le sessioni di lavoro previste durante la tre giorni, recuperando il ruolo dell’Italia in campo internazionale.
I lavori sono iniziati alle 12.30 con una breve riunione di coordinamento fra i leader Ue, seguita da una colazione informale e dalla cerimonia di benvenuto.
Nel primo pomeriggio, ci sarà la prima sessione, riservata ai soli Paesi G7. Questa parte sarà incentrata su tre temi: le politiche nazionali per una ripresa più verde e digitale; il ruolo del G7 nel sostegno alla ripresa dell’economia globale; le politiche volte a far progredire l’uguaglianza di genere.
Nella giornata di sabato, i lavori si apriranno con la seconda sessione sui temi di strategia geopolitica, incluse le sfide della resilienza economica, con un focus sul partenariato del G7 con i Paesi in via di sviluppo. I lavori proseguiranno con la terza sessione che si focalizzerà su alcuni temi di politica estera e di sicurezza, tra i quali i rapporti con la Russia e l’Afghanistan, a pochi giorni dall’avvio del ritiro delle truppe alleate incluse quelle italiane. La quarta sessione sarà dedicata ai temi della salute, in particolare alle più immediate sfide sanitarie e al rafforzamento dei sistemi di salute globale.
L’incontro tra Draghi e Biden è previsto nel tardo pomeriggio prima della cena dei leader. Nella nuova amministrazione Usa c’è grande attenzione per il governo italiano e i temi da affrontare non mancano: dalla Libia ai rapporti con Cina, Russia e Turchia; dalla situazione in Medio Oriente alla questione dei vaccini. La centralità dell’Italia nel Mediterraneo è tenuta molto in considerazione dagli Stati Uniti.
Domenica mattina le ultime due sessioni di lavoro, sono dedicate rispettivamente al tema delle società ed economie aperte, alla lotta ai cambiamenti climatici e alla protezione della natura, a cui parteciperanno anche i vertici di Banca Mondiale, Fmi, Ocse e Onu.
La novità nel G7 è dettata dalla nuova politica estera degli Stati Uniti. Joe Biden che lo ha ricordato immediatamente appena sceso dall’Air Force One: “L’America è tornata e le democrazie sono unite per affrontare le sfide del futuro”.
Il 78enne presidente, che a margine del vertice avrà incontri con diversi leader europei, assicura che renderà chiaro a Vladimir Putin e alla Cina quanto sia solida l’alleanza tra Stati Uniti e l’Europa. Un fronte comune, quello tra le due sponde dell’Atlantico, che nelle intenzioni del presidente servirà da catalizzatore per rilanciare una ‘conferenza delle democrazie’ che riunisca paesi dai valori e principi comuni. 
Secondo Thomas Wright, l’obiettivo della ‘Dottrina Biden’, è vincere la competizione sistemica e di governance con la Cina.
Sul Financial Times, Gideon Rachman ha osservato: “Al di là dei discorsi roboanti, delle foto opportunity e dei comunicati che, come spesso accade alla fine dei grandi vertici, nessuno leggerà, questo vertice si pone come obiettivo anche quello  di contrastare la narrativa propagandata da Pechino secondo cui l’Occidente è inesorabilmente in declino. Un G7 di successo dovrebbe rilanciare l’idea di una leadership globale, in alleanza con le altre democrazie in Asia e in tutto il mondo”.
Per consolidare questo ‘fronte unito’ tra le due sponde dell’Atlantico, Stati Uniti e Unione Europea stanno lavorando a un accordo che porterà a termine lo scontro sulle importazioni di metalli e sui sussidi concessi ai costruttori aerospaziali Boeing e Airbus. Lo ha riferito il New York Times, secondo cui le due parti sperano di raggiungere un accordo a metà luglio con l’obiettivo di rimuovere i dazi reciproci entro il 1° dicembre. La decisione potrebbe essere annunciata già al termine del summit Usa-Ue. Passi avanti che testimoniano un’armonia ritrovata, certo, ma sul fatto che l’Unione sia pronta a dare a Washington le risposte che cerca riguardo alla Cina, non è ancora scontato.
Ci sarebbero i veti del premier ungherese Viktor Orban sulle risoluzioni di condanna a Pechino, all’aria di campagna elettorale che già si respira a Parigi e Berlino con temuti cambiamenti al vertice. Il quadro che verrebbe fuori è ancora quello di un blocco indeciso tendente all’immobilismo. Intanto, l’azione di Biden in Europa parte da Londra. Al termine dell’incontro col premier britannico Boris Johnson i due paesi hanno annunciato di essere pronti a firmare una nuova Carta Atlantica, una versione aggiornata dell’accordo del 1941 tra Winston Churchill e Franklin D. Roosevelt. Allora quel documento contribuì a gettare le basi per le Nazioni Unite e la Nato. Oggi contribuirà a ricostruire la leadership dell’occidente?
Paolo Magri, Vice Presidente Esecutivo dell’ISPI, ha dichiarato: “Gran spolvero e fanfara per il G7 della amicizia ritrovata. Aveva perso smalto con il minor peso nell’economia mondiale dei paesi membri; per l’avvio del G20; per la paralisi decisionale con Trump (che lo considerava “obsoleto”, con qualche ragione). Come il QUAD in Asia, ora il G7 in Cornovaglia aiuta la narrazione di Biden “America is back” ma soprattutto “not alone”: non è sola, ma affiancata da alleati e amici. Le grandi democrazie del mondo. Aspettiamoci dichiarazioni solenni sull’amicizia ritrovata, annunci (speriamo anche azioni) su vaccini, clima, infrastrutture. L’elefante nella stanza è però che fare con Cina (e Russia). Su questo è probabile che l’America rimanga un po’ sola. Nonostante le fanfare, nonostante l’amicizia ritrovata…”.
Dal G7 in Cornovaglia si attendono grandi novità nella geopolitica per il futuro dell’umanità ed i destini del Pianeta, anche se ci sono molte insidie.

Salvatore Rondello

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