domenica, 16 Maggio, 2021

Slovacchia, passa l’europeista Čaputová. Fuori i sovranisti

0

Il primo turno delle elezioni presidenziali in Slovacchia ha segnato l’affermazione dei candidati europeisti e la netta sconfitta delle forze sovraniste e nazionaliste.
Zuzana Čaputová, avvocatessa d’idee liberali, ambientalista e filoeuropeista ha ottenuto il 40,57% dei consensi, mentre il suo rivale, Maroš Šefčovič, sostenuto dal partito di governo, ha riportato il 18,66%.
Sono rimasti fuori dal ballottaggio i candidati espressione dei movimenti sovranisti: Marian Kotleba e Š​tefan Harabin, candidati di due partiti di estrema destra, hanno racimolato meno del 15% dei suffragi.
Con un’affluenza di circa il 49%, i partiti della destra nazionalista slovacca sono costretti a dire addio alla possibilità di conquistare la Presidenza della Repubblica.
Si tratta di una battuta d’arresto del “gruppo di Visegrad”, cioè l’alleanza politica e culturale tra quattro paesi dell’Europa Centrale: Slovacchia, Polonia, Repubblica Ceca e Ungheria ispirano le proprie politiche alla “democrazia illiberale”, teoria politica che vede tanti estimatori anche nel nostro paese, in particolare nella Lega di Salvini.
Una sconfitta per quelle forze profondamente ostili al processo d’integrazione europea e portatrici d’idee e pratiche razziste e xenofobe.
Nello stesso tempo, il candidato alla Presidenza del partito di governo (Smer- Socialdemocrazia) non affonda e ottiene la possibilità di accedere al ballottaggio. Il voto mostra la persistenza di un relativo consenso intorno al partito d’ispirazione socialista, che ha espresso il precedente governo dell’ex premier Robert Fico e guida il nuovo esecutivo con il premier Peter Pellegrini.
Di contro, i consensi alla Čaputová mostrano una consistente opposizione e un forte desiderio di cambiamento, maturato nell’opinione pubblica, in particolare, in seguito all’omicidio del giornalista Jan Kuciak e della sua fidanzata, nel febbraio scorso.
Kuciak si occupava di indagare, per il sito di notizie slovacco Aktuality, sulla corruzione politica (sull’utilizzo dei fondi strutturali dell’Unione Europea) e sui presunti legami tra la criminalità organizzata, in particolare la ‘Ndrangheta e alcuni membri del Governo Fico.
Dopo questo efferato omicidio, si è aperta una profonda crisi politica nella giovane Repubblica: le proteste anti governative di massa hanno indotto il primo ministro Fico a dimettersi.
La Čaputová, sostenuta dal Presidente uscente, Andrej Kiska, si è proposta come paladina della lotta contro la corruzione, i cittadini hanno apprezzato il suo stile diretto e il non essere invischiata in meccanismi politici oscuri.
L’avvocatessa liberale, leader del giovane movimento politico “Slovacchia Progressiva” può contare su un curriculum di tutto rispetto: tra gli altri riconoscimenti, nel 2016 vinse il “Nobel per l’ambiente” guidando con successo la campagna a favore della chiusura di una discarica di rifiuti tossici che stava avvelenando la comunità di Pezinok.
Caputova è nota anche per essersi impegnata per i diritti della comunità Lgbt, esprimendosi a favore delle adozioni da parte delle coppie omosessuali.
Lo sfidante nel ballottaggio del 30 marzo, sarà Šefčovič, vicepresidente della Commissione Europea, appoggiato dallo Smer dell’ex premier Fico, il più forte partito populista di sinistra che, tra mille contraddizioni, è membro, ancora oggi, del Partito del Socialismo Europeo (Pes).
Šefčovič ha promesso di lavorare “per la riconciliazione di tutta la società”, dichiarando in controtendenza con tutti i leader progressisti occidentali che: “non possiamo sostenere passi verso il riconoscimento ufficiale delle coppie omosessuali, o quelle che permettono l’adozione di bambini da parte di queste coppie”. Inoltre, esprime delle posizioni in materia d’immigrazione molto più dure rispetto alle idee proposte dalla Čaputová.
Nella giornata di ieri, quando i risultati si sono consolidati, la Čaputová si è presentata alla stampa molto soddisfatta: “Le percentuali confermano il fatto che la gente vuole il cambiamento. Gli elettori slovacchi riescono ad immaginare come presidente una persona che forse non era in politica da molti anni ma offre una veduta nuova sulla realtà e nuove soluzioni. Cercherò anche di parlare agli elettori i cui candidati non sono presenti nel secondo turno. Prendo tutti i voti. Voglio essere comprensibile, autentica, comunicare con le zone in cui vedo problemi per la Slovacchia e proporre soluzioni”.
I sondaggi, in vista del ballottaggio, assegnano alla candidata liberale circa il 60% dei consensi. Se questo risultato fosse confermato, nel cuore dell’Europa orientale, governata dalle destre più reazionarie, verrebbe eletta Presidente della Repubblica (una carica dall’alto significato simbolico) una donna e un’europeista convinta.
Già dal risultato di questo primo turno si può dire che il vento nazionalista e sovranista vive una battuta d’arresto e questo potrebbe rappresentare (il condizionale è d’obbligo) l’inizio di un rinnovamento che parta da “Visegrad” e rianimi la costruzione europea.

Paolo D’Aleo

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply