domenica, 28 Novembre, 2021

Slovenia, Janez Jansa resiste e rimane in sella

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Non sono mancate, negli ultimi mesi, in Slovenia, né le dimostrazioni popolari né i tentativi parlamentari per mettere in crisi o rovesciare il Governo di Janez Jansa ma non sono serviti a molto. Le manifestazioni organizzate con cittadini in bicicletta, settimanalmente, a Lubiana , davanti al Parlamento supportate anche dalla denuncia di molti intellettuali per la deriva sovranista e illiberale dell’Esecutivo, le denunce di connivenza con l’Ungheria di Orban, le proteste per una cattiva gestione della pandemia da coronavirus hanno solo scalfito l’attuale Premier. E così il tentativo di arrivare a una sfiducia costruttiva alla Drzavni Zbor, la Camera bassa legislativa sfruttando il cambiamento di segreteria politica del Partito dei Pensionati, sganciatosi dalla maggioranza, non ha raggiunto alcun risultato positivo. La manovra in se stessa era stata predisposta con accuratezza ma per realizzarsi aveva bisogno che qualche parlamentare dei piccoli partiti che insieme al Sds di Jansa formavano la coalizione di Governo passasse all’ opposizione ma Nova Slovenija ( destra cattolica) ,che sembrava favorevole al voltafaccia ,era rimasta fedele a supportare l’ Esecutivo. Nel frattempo Jansa si era rafforzato sul piano interno per il miglioramento dell’ infezione grazie alle vaccinazioni e di conseguenza anche per il buon andamento della stagione turistica e sul piano internazionale per essere stato nominato a luglio Presidente del Consiglio Europeo ,alla fine dei sei mesi tedeschi. Questo ruolo nelle ultime settimane è diventato ancora più importante in quanto legato al suo impegno per allargare l’area dell’adesione all’Unione Europea di tutti i Balcani occidentali, discorso difficile ma seguito con molto interesse in Slovenia, cioè in uno Stato che apparteneva all’ex Jugoslavia. Ma il prossimo anno si terranno le prossime elezioni politiche e anche un importante turno amministrativo e a Lubiana sono già iniziate le manovre politiche. Per le opposizioni il punto è sempre quello: trovare il modo di interrompere l’era Jansa e costruire un’alternativa credibile. Ed ecco che LMS (lista di Marjan Sarec ex Premier), i socialdemocratici, SAB (alleanza per Alenka Bratusek ex Premier) e Levica (sinistra) hanno sottoscritto, approvato delle singole direzioni, un accordo di cooperazione per il dopo elezioni. Accordo ovviamente che prefigura un nuovo Governo senza il Partito democratico (Sds) di Jansa e i partiti che attualmente lo sostengono. Passo sicuramente importante e che semplifica gli orizzonti politici per i cittadini sloveni ma che per avere il successo che i quattro partiti si prefiggono dovrà essere completato da due condizioni. La prima è rappresentata da programmi credibili e apprezzati dagli elettori sloveni in particolare per quanto riguarda il futuro economico e sociale dello Stato. La seconda veramente indispensabile sarà il risultato uscito da elezioni che si presentano ,in base agli ultimi sondaggi, ancora molto incerte e con un buon numero di indecisi ma che attualmente vedono ancora il partito Sds al primo posto con il 18,5% seguito dai socialdemocratici con il 13,3%, da Levica e da LMs con il 9%. Seguono poi gli altri con il Partito pensionati e il Partito nazionale sloveno abbondantemente sotto la soglia di sbarramento. E quindi con la quasi certezza che solo la costruzione di una coalizione tra diverse forze politiche assicurerà la necessità governabilità.

 

Alessandro Perelli

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