giovedì, 5 Agosto, 2021

Socialismi a confronto: Bettino Craxi e Felipe Gonzaléz

0

Dal suo emergere come corrente politica nel XIX secolo, il socialismo è stato oggetto di numerose pubblicazioni e studi accademici.
In gran parte a causa del successo che aveva ottenuto in diversi paesi, soprattutto in Europa, che ha provocato importanti crisi politiche o la necessità di introdurre profondi cambiamenti nelle strutture dello Stato. L’idea principale di quest’articolo è quella di confrontare il socialismo italiano di Bettino Craxi con il socialismo spagnolo di Felipe Gonzalez sia nei suoi aspetti sociologici e politici che nelle varie sfaccettature economiche con una prospettiva storica. Che è molto utile per conoscere più a fondo, le cause dell’ascesa del socialismo democratico in Italia e Spagna negli anni ’80 e ’90, ed il suo declino dopo la scomparsa di figure carismatiche come erano i due leader del Socialismo Mediterraneo.

 

Due leader con traiettorie politiche simili

Il testo che mi ha aiutato in questa mia analisi è quello del Professore italiano Giuliano Tardivo: “Los socialismos de Bettino Craxi y Felipe González ¿Convergencia o Divergencia?”, disponibile solo in versione spagnola, che ci da una visione oggettiva sull’evoluzione del socialismo in Italia e Spagna.
Craxi e González sono stati due leader con traiettorie politiche simili e le cui decisioni hanno determinato e continuano a generare effetti rilevanti nella socialdemocrazia italiana e spagnola.
Dobbiamo tenere in considerazione che quando si parla di Craxi e Gonzalez, bisogna parlare anche del cambiamento sociale in entrambi i paesi. Infatti, i partiti politici e i leader politici sono sempre parte di un sistema o ambiente più ampio che limita e condiziona le loro azioni e viceversa.
L’Italia dei primi anni ’70 aveva poco a che fare con l’Italia degli anni ’80, che fu il periodo di massima affermazione di Craxi. Per esempio, la classe operaia com’era concepita allora, si ridusse drasticamente, così come la conflittualità lavorativa. Anche la Spagna, negli anni ottanta, è cambiata profondamente rispetto agli anni settanta.

 

Un moderno Welfare State

Diventa una società post-industriale, si dota di un moderno Welfare State, e diventa un moderno Stato di diritto. Allo stesso tempo, in Italia, la televisione si trasforma da mezzo di informazione a mezzo di intrattenimento.
Un’epoca in cui appare la cultura del consumo e comincia a fiorire il cosiddetto terziario avanzato, composto da pubblicitari e finanzieri, e la finanziarizzazione dell’economia comincia a prendere forma. Craxi e González capirono presto che l’informatica e la tecnologia avrebbero avuto un impatto enorme sulla comunicazione politica, e lo capirono molto meglio di altri politici del loro tempo.
Analoga è anche la mutazione che subirono il Partido Socialista Obrero Español (PSOE) ed il Partito Socialista Italiano (PSI).

 

La trasformazione del Psoe

Il partito spagnolo ha subito una grande trasformazione da quando Felipe González e il suo “gruppo di Siviglia” sono arrivati alla leadership nel 1974, e fondamentalmente, quando nel 1979, dopo i risultati delle seconde elezioni generali, Gonzalez propose il cambiamento del programma del partito, asserendo che il marxismo non fosse l’unica teoria su cui si basava la politica e l’azione del PSOE, la stessa cosa che accadde al PSI durante la cosiddetta “svolta del Midas” nel 1976.
La rinuncia al marxismo come unica dottrina ha significato uno sconvolgimento interno in un momento in cui stava avvenendo una “rivoluzione” generazionale all’interno di entrambi i partiti PSOE e PSI.

 

Le politiche neoliberali

Bisogna tenere in considerazione che dopo la seconda guerra mondiale la classe politica sembrava pronta ad accettare l’intervento statale in ambito economico e sociale, applicando politiche di redistribuzione della ricchezza basate sull’incentivo alla domanda. Tuttavia dopo la crisi economica del 1973, e fondamentalmente, dopo la caduta del muro di Berlino, la caduta dell’Unione Sovietica e la conseguente perdita del punto di riferimento della sinistra europea, il consenso si è concentrato sulle politiche neoliberali, come le uniche in grado di fornire una risposta ai problemi economici. I partiti socialisti e socialdemocratici hanno seguito queste politiche e non hanno elaborato un’alternativa economica al modello neoliberale, che ha portato a una perdita di consenso da parte di elettori insoddisfatti delle politiche applicate.

Ma questo non è ovviamente responsabilità totale di questi due leader, quando Craxi e Gonzalez arrivarono al potere, il socialismo e la socialdemocrazia, come già menzionato in precedenza erano in una situazione di debolezza di fronte a una corrente ideologica antagonista: il neoliberalismo, che aveva ottenuto grandi successi elettorali e stava imponendo le proprie politiche nel Vecchio Continente.
In entrambi i casi possiamo osservare un cambiamento nelle proposte difese prima di arrivare al potere e quelle realizzate una volta raggiunta la Presidenza. Pertanto, come è successo in altri paesi europei, l’esercizio del potere ha significato per i Partiti Socialisti, spostarsi su posizioni più moderate e fare alcune rinunce alle proposte prettamente socialiste con cui avevano vinto le elezioni. Tuttavia, nonostante le numerose critiche, le socialdemocrazie europee vedevano ancora nel PSOE ed il PSI di González e Craxi, due partiti in linea con i loro postulati, e leader del calibro di Willy Brandt e Olof Palme sostenevano il loro operato.

 

L’epilogo nella storia di questi due partiti

Però, l’epilogo nella storia di questi due partiti è tutt’altro che simile.
Il PSI dopo “mani pulite” venne praticamente spazzato via, e rifondato solo nel 2007, mentre il PSOE, dopo la sconfitta elettorale nel 1996, termina un periodo d’oro durato 14 anni consecutivi di presidenza Gonzalez.

 

PSOE partito di riferimento

Tuttavia il PSOE è ormai diventato il partito di riferimento della sinistra spagnola, ed eleggerà altri due presidenti: Zapatero nel 2004 e nel 2008 e l’attuale Presidente Pedro Sanchez, in carica dal 2018 e riconfermato tramite elezioni dopo la caduta del governo nel 2019.
Forse abbiamo da imparare dai socialisti spagnoli? Solo il tempo ci darà le risposte, quello che possiamo osservare però, è che il PSOE continua ad essere uno dei protagonisti della politica spagnola continuando la propria tradizione politica di sinistra e senza mai essere sceso a compromessi con la destra conservatrice. Così come la maggior parte dei grandi partiti socialisti sopravvissuti agli anni 90’ ed ancora stabilmente al potere in molti paesi Europei.

 

Salvatore Garzillo

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply