mercoledì, 19 Maggio, 2021

Sogno uno Stato…

0

La crisi che stiamo attraversando ha obbligato, nei fatti, i governi di mezzo mondo a rivalutare la politica economica delle nazioni. Espressioni quali fiscal compact (l’ennesimo inglesismo, che in italiano significa accordo fiscale) sono state accantonate, per lasciare il posto ad una politica sociale, che prescinde dai bilanci degli stati. Ed è questa la politica che dovrebbe essere sempre alla base di una nazione civile: prima di ogni cosa viene la salute e la stabilità economica dei cittadini. Per correre dietro al fiscal compact imposto dall’Ue, il governo Berlusconi introdusse il pareggio di bilancio nella nostra costituzione; solo adesso che i conti pubblici sono “saltati” ci si rende conto che è una follia. Un anno fa si continuava a discutere sul rispetto del 3 per cento di deficit rispetto al Pil; adesso che il disavanzo è passato dal 130 al 170 per cento del prodotto interno lordo, nessuno ne parla più. E ci si rende conto che si può continuare ad amministrare una nazione, anche con un alto debito pubblico (vedi il Giappone, che ha quattro volte il debito pubblico dell’Italia).
I più abusano della parola socialista, ignorandone il significato. Un’amministrazione socialista prescinde dal pareggio di bilancio ed assicura quello che dovrebbe essere il ‘’diritto naturale’’ ad avere un tetto, l’istruzione e il cibo. Un governo socialista si preoccupa che i propri cittadini abbiano almeno l’indispensabile per una vita dignitosa. Non dovrebbe essere ammessa la disumana pratica degli sfratti (sospesi fino a giugno per la pandemia); in uno “stato rispettabile” il potere pubblico (Stato, Regioni e Comuni) non dovrebbero consentire che si sfratti una famiglia, senza mettere a disposizione una pur minima abitazione. Questa è la differenza di fondo, fra l’economia sociale e il cosiddetto capitalismo cinese, americano e russo. Cambia il colore politico, ma sempre di capitalismo imperialista si tratta, anche quando si cerca di mascherarlo con la parola socialista. Nell’attuale panorama internazionale, riesce difficile individuare uno stato che riconosca il “diritto naturale” ai propri abitanti. Ma ci piace pensare ad utopisti come Gaetano Salvemini e Giuseppe Mazzini, che si sono battuti affinché impresa e lavoro potessero essere nelle stesse mani (l’operaio azionista dell’azienda in cui lavora) e che la visione dello stato vedesse in primo piano il benessere dei propri cittadini.
Giuseppe Mazzini diceva: “ritento ingiusta quella società, dove un solo cittadino cerca il lavoro e non lo trova”. Certamente Mazzini era un sognatore, ma guai a rinunciare ai sogni.
Nel nostro Paese si usano ancora espressioni quali: servitore dello stato; uomo delle istituzioni; fedeltà alla nazione. è tutta becera retorica, riferita a persone pagate a peso d’oro, che fanno solo il loro dovere. Così come il cerimoniale “baroccheggiante” con tanto di corazzieri, dame di compagnia, cerimonieri e squilli di tromba per le cosiddette autorità, che abbiamo visto per celebrare un nuovo governo. In uno stato democratico non dovrebbero esistere tutte queste formalità; bisognerebbe essere sobri e pensare a dare il pane e il companatico al popolo. In più occasione ho scritto sulle pagine de L’Eco che tutte le cariche pubbliche dovrebbero essere onorifiche. L’onore di rappresentare i cittadini dovrebbe essere l’ambito compenso di senatori e deputati. Ai ricchi neppure un centesimo; a chi non lo è, il rimborso delle spese e lo stipendio che prende come dipendente, che dovrebbe essere corrisposto dall’Inps. è il modo per avere una classe politica migliore, distaccata dal potere e realizzare delle ingenti economie a favore dei più bisognosi.
L’Italia è fra le sette economie più forti dell’intero Pianeta; ma cosa serve tanta ricchezza se nel nostro Paese la Caritas supplisce a quella che è una funzione di pronto intervento che dovrebbe svolgere lo Stato. è un fatto che centinaia di migliaia di famiglie italiane morirebbero di fame senza l’aiuto della Caritas. Questa è una vergogna!

 

Roberto Fronzuti

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply