lunedì, 10 Maggio, 2021

“Solo”. L’ultimo lavoro di Nencini sull’omidicio Matteotti

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“L’omicidio Matteotti è sempre stato letto in due modi diversi. Una parte degli storici diceva che  dietro l’omicidio ci fosse direttamente la mano di Mussolini. Un’altra parte invece, da De Felice fino a Scurati, autore di “M. il figlio del secolo”  che ha vinto il premio Strega, sostiene invece che dietro non ci sia Mussolini, ma che l’omicidio nasca da un’idea di due suoi collaboratori: Marinelli e Cesare Rossi”. Lo afferma in una intervista per l’Avanti! il senatore Riccardo Nencini alla vigilia della presentazione del suo ultimo lavoro, “Solo”, il libro edito da Mondadori sulla vita di Giacomo Matteotti. La presentazione, via social ovviamente a causa delle ristrettezze imposta dalla pandemia, sarà martedì 4 maggio alle ore 10.00 sulla pagina Facebook di Riccardo Nencini.

 

Tu invece che idea hai? Chi è stato l’autore?

La mia opinione, fatta una approfondita ricerca di archivio, è che vi sia direttamente Mussolini dietro questo omicidio. Un’altra cosa che si può dire è che la tesi che il Partito comunista di Gramsci ebbe in quella vicenda un comportamento corretto, non sta in terra. Al contrario dai comunisti vi fu una opposizione violenta e fortissima contro i socialisti unitari, quindi indirizzata contro Turati, Treves, Matteotti, Modigliani che subirono quindi una doppia opposizione: da parte fascista ma anche da parte comunista. Gramsci diventa quello che conosciamo solo dopo l’arresto, cioè dopo il 1926, non prima. Prima era il teorico della rivoluzione e basta e quindi secondo lui i socialisti democratici e i riformismi dovevano essere considerati come i fascisti perché con la teoria delle riforme e con la teoria della necessità di fare governi democratici per isolare il fascismo, non si puntava direttamente alla rivoluzione ma piuttosto a fare governi borghesi. Quindi a morte tutti e due, fascisti e socialisti. Questa la sintesi comunista. Nel ’26 venne arrestato Gramsci a dal quel momento in poi, dalla galera, comincia a dire che forse Matteotti non aveva tutti i torti.

 

Hai impiegato oltre  due anni e mezzo di ricerche e di lavoro per scrivere quello che definisci tu stesso un romanzo storico. Perché romanzo?

E’ un romanzo storico vero, costruito riportando i dialoghi del tempo. Si usa il dialetto quando Matteotti parla nella sua campa polesana. Non parlava in italiano, parlava in dialetto altrimenti non veniva capito. Tutto è ricostruito in maniera puntigliosa. Solo storia nei contenuti ma sotto la forma della narrazione è un romanzo. Dietro c’è un lavoro di due  anni e mezzo di archivio a spulciare carte e documenti e a leggere i quotidiani del tempo a cominciare dall’Avanti!

 

Perché questo titolo? “Solo”…

Essenzialmente per due motivi. Matteotti è il primo e unico che intuisce che il fascismo non è una cosa vecchia. I liberali giolittiani ritenevano che il fascismo fosse una reazione al biennio rosso. Nel partito invece, quelli che avevano vissuto la fine del secolo, gli dicevano addirittura che era una reazione inferiore rispetto a quella di allora.  Non avevano capito che invece era una storia completamente diversa. Lui lo capisce. E lo aveva capito perché era polesano. Il primo attacco vero delle squadracce fasciste non avviene in Toscana o in Emilia Romagna. Avviene nel Polesine. Ci sono 63 comuni in Polesine. Alla fine del ’20 tutti e 63 hanno sindaci socialisti. L’attacco che vien sferrato dagli agrari che utilizzano le squadre nere avviene tra il gennaio del ’21 e il marzo-aprile dello stesso anno. In tre mesi i fascisti spazzano via tutte e 63 le amministrazioni comunali. Quindi lui si trova al centro di una storia che anche in casa nostra è capita relativamente perché a Roma non è stata vissuta in presa diretta.  Lo stesso Turati non aveva capito che si trattava di un fenomeno nuovo e non ne aveva capito da subito la portata perché  è la prima volta che un movimento politico in Italia si dota di una banda armata. Non era mai successo prima. Matteotti è il solo a capirlo all’inizio ed è solo a combatterla.

 

Altri lo capiranno dopo il ’24…

Ma è troppo tardi.

 

Sono passati quasi 100 anni. Cosa significa parlarne oggi e soprattutto si possono fare dei parallelismi a situazioni dei nostri giorni?

Intanto la storia si ripete. Non è vero che non si ripete, come diceva Marx. Lo stesso fenomeno si ripete secondo gli strumenti del tempo. Ancora oggi in parti del mondo esistono governi illiberali con una forma di sovranismo che taccia la libertà come uno stato di privilegio. Esistono attacchi ai diritti individuali e ai diritti civili che sono praticati con strumenti diversi dalle quelli della bande armate, però esistono. In quel tempo vi è un portato di violenza straordinario figlio anche della guerra finita da pochi mesi. Attenzione però a non parlare di neofascismo di massa. Io non parlo di questo. Dico però che da 100 anni ha sempre ragione  un poeta, che si chiamava Mario Luzzi, il quale diceva che la libertà è una palestra nella quale bisogna andare ogni giorno. Ancora oggi l’idea che hanno in molti, idea che è diventata popolare, di affidare il comando per cancellare la burocratizzazione per accelerare le decisioni, ad un uomo solo al comando è pericolosa. Il sentimento dietro questa idea è pericoloso.

 

E in Europa come vedi questo periodo?

In Europa è una fase non superata del tutto. Ma contenuta.

 

Contenuta anche da fattori esterni. La pandemia per esempio ha dimostrato che l’Europa serve.

Ha dimostrato che l’Europa è utile e lo stato democratico nelle sue diverse articolazioni ha gestito l’emergenza meglio dei signori al comando, da Trump a Bolsonaro.

 

Torniamo al libro. Si può dire che Gramsci ha conosciuto fasi diverse nel proprio comportamento?

La tesi che vi fosse fino al 1923 una dura opposizione del Partito comunista di Bordiga, Gramsci e Togliatti al fascismo è una tesi sbagliata. I comunisti pensavano che il fascismo  fosse l’ultima fase dello stato borghese e fosse il preludio alla rivoluzione comunista. Quindi chi si oppone veramente al fascismo, come i liberali di Amendola e i socialisti riformisti di Turati e Matteotti, viene visto dai comunisti come il nemico perché continuando a sostenere che lo Stato liberal-democratico è migliore, si ritarda l’avvento della rivoluzione. Cito a questo proposito due frasi che sono una di Togliatti e una di Gramsci, “Il nemico – scrive Togliatti nel ’23 – è a tre teste: Mussolini, Sturzo e Turati”.

 

Anche Sturzo era visto male dai comunisti…

Certo. Sturzo è profondamente antifascista, non vuole che i popolari siano al governo. Il primo governo dopo la marcia su Roma ha anche i popolari dentro. L’altro articolo è di Gramsci che, il giorno successivo alla scoperta del cadavere di Matteotti,  scrive : “E’ morto il pellegrino del nulla”. Quindi  comunisti indicano due nemici. Ma il nemico vero è indicato nei socialisti riformisti.

 

Quale il ruolo di Mussolini nell’omicidio di Matteotti?

Gli storici si dividono tra colpevolisti e innocentisti sulla figura di Mussolini.  Io non ho dubbi che ci sia lui dietro. Intanto il dittatore è come il capo mafia. Non ordina, allude. Secondo, il protagonista del rapimento e dell’omicidio Matteotti è un fiorentino, Amerigo Dumini. Nel gennaio del ’24  (il rapimento è avvenuto il 10 giugno dello stesso anno) viene scelto da Mussolini come il capo della Ceca,  la polizia segreta del Duce. Il capo della polizia segreta del Duce che si muove senza avere ordine diretto per un rapimento che poi diventa omicidio del leader della opposizione è una cosa che non si capirebbe senza un ordine diretto.
Terzo: Matteotti aveva in mano notizie e probabilmente anche documenti tu tangenti petrolifere e altro . La cosa su si deve tener conto, e che è altrettanto significativa, è che tutti conoscono l’intervento in Aula del 30 maggio del 1924. Ma quel giorno è solo uno dei tanti che in cui Matteotti attacca Mussolini. È un episodio, non l’episodio. E ce ne sono addirittura altri più pesanti di quello anche se meno conosciuti. Dopo le elezioni dell’aprile del ’24 che con la legge Acerbo danno la maggioranza assoluta a Mussolini, Matteotti tutti i giorni tira fori accuse contro Mussolini. Dal falso in bilancio ai brogli elettorali,  pubblica un libretto dal titolo “Un anno di dominazione fascista“ dove dimostra che, ancorché al governo il fascismo continua ad ammazzare. Conta i morti quotidiani. Lo attacca sui disertori di guerra, insomma ogni giorno tira fuori qualcosa. Era una spina nel fianco. Dopo di lui nessuno era cosi scomodo per Mussolini. Amendola forse. A un livello più basso però. Il padre di Giorgio Amendola, Giovanni Amendola un liberale. Ammazzato anche lui dalle percosse dei fascisti.

 

 

 

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