martedì, 22 Giugno, 2021

Locatelli: “Angeli del virus? No scienziate!”

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“Le virtù cristiane della pazienza e della rassegnazione sono le massime virtù dell’imbecillità umana”, diceva la Kuliscioff, non a caso queste vengono assegnate alle donne, passate da ‘angeli’ del focolare a quelli della ricerca.


In nessun altro Paese occidentale tre ricercatrici farebbero notizia se non per la loro bravura, qui invece non solo si marca il loro genere come qualcosa di straordinario, ma anche la loro provenienza (il Sud Italia).
«Angeli del virus? No scienziate!», è quanto afferma all’Avanti! Pia Locatelli, presidente onoraria Internazionale Socialista Donne e vicepresidente Internazionale Socialista che aggiunge: «Leggo oggi su Repubblica che la scoperta italiana del virus segue quella di altri paesi, la Cina, il Giappone, l’Australia e con le sue eccellenze l’Italia partecipa alla pari con altri alla battaglia contro la diffusione del microorganismo. ‘Alla Pari’, appunto”, precisa Locatelli. «Ma se il discorso è alla pari quando il confronto viene fatto tra paesi, perché questo “alla pari” non vale se si parla di persone? Di uomini e di donne? Insopportabile che si parli di angeli del virus, altrettanto insopportabile che si precisi che sono donne del sud, cosa che ho ascoltato in queste ore». Dice la socialista anche riguardo ad alcune esternazioni poco gratificanti sui pregiudizi meridionali.
«Queste precisazioni, che nelle intenzioni di chi scrive volevano essere “laudanti” nei confronti di queste scienziate, tradiscono pregiudizi sessisti e pure… geografici», precisa Pia Locatelli che conclude: «Anche se donne, anche se del sud, sono state capaci di fare grandi cose. “Anche se”, appunto, non “alla pari” come sarebbe normale se non ci fossero i pregiudizi».
Eppure basterebbe ricordare il Rapporto 2017 sul Profilo dei laureati che conferma che le donne, nella quasi totalità dei percorsi di studio, continuano ad avere performance più brillanti rispetto agli uomini, sia in termini di regolarità negli studi che di voti. Tra i laureati del 2016, dove è nettamente più elevata la presenza della componente femminile (59%), la quota delle donne che si laureano in corso è superiore a quanto registrato per gli uomini (rispettivamente il 51% e il 46%) e il voto medio di laurea è uguale a 103,4 su 110 per le prime e a 101,3 per i secondi; occorre sottolineare che ciò è frutto anche dei diversi percorsi formativi intrapresi.
Ma ogni lode sulle donne lascia il tempo che trova se ancora una volta la disparità di genere si consuma prima di tutto sul mancato ‘equal pay’, come nell’ottocento, la donna svolge lo stesso lavoro dell’uomo, ma si ritrova ad essere pagata molto di meno. Anche se lavora meglio, anche se professionista e professionale.
Tornando alle tre scienziate, una di loro, Francesca Colavita, è una ricercatrice precaria che guadagna sedicimila euro l’anno. Anche qui c’è da chiedersi quanto valga congratularsi con un Paese che nel migliore dei casi lascia andare via i propri ricercatori, nel peggiore li… affama.

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