lunedì, 6 Dicembre, 2021

SPENDERE BENE

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Dopo un lungo periodo di abbandono, finalmente è tornato un interesse per lo sviluppo del Mezzogiorno. L’iniziativa è stata presa da Mara Carfagna, ministro per il Sud e la Coesione territoriale, che ha organizzato il convegno intitolato: “Sud – Progetti per ripartire”.
Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, intervenendo al convegno ha detto: “La spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è più che dimezzata nel corso negli ultimi 10 anni, ma i fondi di Next Generation Ue, se spesi bene, possono contribuire a fermare il divario sempre più ampio tra il nord e il sud del Paese”.

 

Occasione per colmare le differenze

Il premier ha ricordato: “L’occasione per colmare le differenze è data dall’arrivo dei fondi del Recovery Fund: il programma Next Generation EU prevede per l’Italia 191,5 miliardi da spendere entro il 2026. Rafforzare la coesione territoriale in Europa e favorire la transizione digitale ed ecologica sono alcuni tra i suoi obiettivi. Ciò significa far ripartire il processo di convergenza tra Mezzogiorno e centro-Nord che è fermo da decenni. Anzi, dagli inizi degli anni ’70 a oggi è grandemente peggiorato. Il prodotto per persona nel Sud è passato dal 65% del Centro Nord al 55%. Negli ultimi anni, c’è stato un forte calo negli investimenti pubblici, che ha colpito il Sud ovviamente insieme al resto del Paese. Tra il 2008 e il 2018, la spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è infatti più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi. Ma per la prima volta da tempo, abbiamo l’occasione di aumentare la spesa in infrastrutture fisiche e digitali, nelle fonti di energia sostenibili. Le risorse di Next Generation EU si aggiungono ad ulteriori programmi europei e ai fondi per la coesione, che mettono a disposizione altri 96 miliardi per il Sud nei prossimi anni. Tuttavia, tante risorse non portano necessariamente alla ripartenza del Mezzogiorno.

 

Fondi europei e opere pubbliche

Ci sono due problemi: uno nell’utilizzo dei fondi europei, l’altro nella capacità di completamento delle opere pubbliche. A fronte di 47,3 miliardi di euro programmati nel Fondo per lo Sviluppo e la Coesione dal 2014 al 2020, alla fine dello scorso anno erano stati spesi poco più di 3 miliardi, il 6,7%. Nel 2017, in Italia erano state avviate ma non completate 647 opere pubbliche. In oltre due terzi dei casi, non si era nemmeno arrivati alla metà. Il 70% di queste opere non completate era localizzato al Sud, per un valore di 2 miliardi. Ed è per questo che divenire capaci di spendere questi fondi, e di farlo bene, è obiettivo primario di questo governo: vogliamo fermare l’allargamento del divario e dirigere questi fondi in particolare verso le donne e i giovani. Serve inoltre recuperare fiducia nella legalità e nelle istituzioni, siano esse la scuola, la sanità o la giustizia. In questa sfida un ruolo cruciale è anche vostro, classi dirigenti. Ma un vero rilancio richiede la partecipazione attiva di tutti i cittadini”.

 

Speranze per il Sud

Con questa dichiarazione di Draghi, si riaprono le speranze per il Sud. Non sarà facile debellare le mafie e tenerle fuori dagli appalti. Lo Stato ha tutti gli strumenti per farlo. Speriamo che adesso ci sia anche la volontà e l’azione necessaria per recuperare la necessaria credibilità dello Stato dando più spazio alle intelligenze oneste del Mezzogiorno. Vanno rielaborate le strategie di sviluppo per il Meridione ubicato al centro del Mediterraneo. Pertanto non è necessaria la realizzazione del ponte sullo Stretto di Messina, ma spendendo molto meno, è più utile il miglioramento delle strutture interne: porti, aeroporti, acquedotti, scuole, strutture sanitarie, reti fognarie, depuratori, viabilità stradale e ferroviaria, e quant’altro necessario ad incrementare, migliorare e promuovere le filiere produttive del territorio senza eccezione alcuna.
Il Partito Socialista è sempre stato a fianco della questione meridionale e dei cittadini del mezzogiorno, quindi, plaude l’iniziativa del governo, con la certezza di poter dare, come sempre, il proprio contributo per l’elaborazione delle politiche meridionali.

 

Salvatore Rondello

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