sabato, 27 Novembre, 2021

Sui migranti si gioca il futuro dell’Unione europea

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Sul destino dei migranti al confine tra Bielorussia e Polonia si sta giocando il futuro dell’ Unione Europea. E le prospettive non sono confortanti per coloro che cercano di essere ancorati ai valori che sono sempre stati alla base dell’intesa originata dal trattato di Maastricht. Già nel 2016 l’accordo raggiunto con Erdogan, al quale, in cambio di ingenti finanziamenti e di accreditamenti per l’adesione, aveva cinicamente lasciate alla Turchia il compito di gestire e di bloccare l’afflusso di clandestini provenienti da est. Angela Merkel, ma dietro a lei in complice silenzio tutti gli altri Stati dell’Ue, passando sopra ai principi di solidarietà e con generiche dichiarazioni di principio sulla dignità umana delle persone, aveva tamponato un problema che rischiava di travolgere gli equilibri politici e istituzionali. Con le migrazioni provenienti dall’Africa sahariana e subsahariana il discorso era stato diverso: non potendone scaricare tutto il peso all’Italia, colpita maggiormente dal fenomeno migratorio e non potendo, vista anche la situazione di instabilità, scaricare interamente sulla Libia il problema del contenimento degli sbarchi, l’Unione Europea aveva tentato la strada della redistribuzione, subito però ostacolata da quegli Stati, come quelli aderenti al patto di Visegrad ma non solo, che volevano la chiusura delle frontiere e il respingimento dei in migranti anche con la costruzione di muri lungo la loro fascia confinaria. Ma oggi con il problema delle migliaia di profughi che Lukashenka ha radunato al confine con la Polonia, la politica di Bruxelles sta mostrando tutti i suoi limiti e le sue contraddizioni. Intanto il dittatore bielorusso ha già ottenuto una prima vittoria: isolato e colpito dalle sanzioni, con il recente successo alle presidenziali non riconosciuto, ha ottenuto piena legittimazione in quanto l’Unione Europea, e lo ha fatto la stessa Merkel, ha dovuto prendere ufficialmente contatto con lui e farlo interlocutore ufficiale per cercare di risolvere una situazione che ogni giorno si aggravava sempre di più. In secondo luogo, capovolgendo le sue precedenti prese di posizione in merito, Bruxelles ha preso atto senza criticarla della decisione del Governo di Varsavia di costruire un muro a confine con la Bielorussia che eviti l’arrivo di clandestini. Senza parlare delle relazioni intercorse con Vladimir Putin per cercare appoggio con il suo alleato Lukashenka allo scopo di tamponare quanto stava accadendo. Una calata di braghe, se vogliamo, fatta con la tacita acquisizione e il compiacimento proprio di quei leader sovranisti, Viktor Orban in testa, fino a pochi giorni fa oggetto di critiche per le loro iniziative contro i migranti. Ci manca solo più arrivare a sostenere finanziariamente il regime di Minsk con Lukashenka riabilitato ufficialmente, con la coraggiosa opposizione bielorussa abbandonata a se stessa e con Vladimir Putin che una volta di più, come ha fatto in Libia, può ergersi a campione della mediazione e a tutore della convivenza pacifica. Mentre gli Stati Uniti di Joe Biden, avvolti in altri problemi, stanno a guardare e Pechino approfitta della situazione per rinforzare a sua politica di espansione economica in Europa. Serve un cambiamento di strategia o l’emigrazione rischia di essere il colpo finale alla credibilità di Bruxelles e dell’Unione Europea.

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