domenica, 26 Settembre, 2021

Sulla scuola pubblica non si risparmia, si investe

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Con le parole del Ministro Bianchi, audito dalle Commissioni Cultura e Istruzione di Camera e Senato, si chiude definitivamente l’oziosa discussione sul green pass per il personale della scuola. Il Ministro ha infatti dichiarato che oltre il 92% del personale scolastico è vaccinato e ha inoltre ribadito come la scuola sia il settore della società che meglio ha risposto alle richieste di vaccinazioni. Alla riapertura delle scuole, il numero di docenti sospesi sarà certamente esiguo.
Nell’audizione il Ministro, oltre a trattare di vaccini, ha sottolineato lo sforzo fatto dal ministero per porre rimedio all’emergenza in materia di tempi di assunzioni, di trasporti e di sicurezza negli istituti scolastici.
Il Ministro ha comunicato come, per la prima volta in 30 anni, la copertura di gran parte delle cattedre sia avvenuta prima dell’inizio delle lezioni, circa 112000 posti.
Il Ministro infine ha annunciato una conferenza Nazionale sulla scuola per i primi mesi del prossimo anno scolastico. Una Conferenza per affrontare i problemi legati alla riforma degli ITS, degli Istituti tecnici e professionali, al reclutamento dei docenti, alla formazione del personale scolastico e alla riorganizzazione e dimensionamento degli Istituti.
Quanto affermato dal Ministro riveste certamente una grande importanza e dà adito alla speranza.
Tuttavia, nell’insieme le due audizioni hanno dato l’impressione di essere più l’espletamento di un obbligo dovuto che di un momento dialettico.
Per fare il punto della situazione alla ripresa delle lezioni, anche a seguito delle audizioni del Ministro, il giorno successivo all’audizione il PSI scuola ha riunito in modalità online gli insegnanti di diverse regioni italiane.
Gli intervenuti pur riconoscendone l’importanza di quanto fatto dal Ministero, hanno espresso perplessità sulla strutturalità delle iniziative.
Nella discussione è emerso il permanere di alcune criticità.
Il PSI non può ritenere chiusa la questione precariato che ancora coinvolge decine di migliaia di docenti (quindi centinaia di migliaia di alunni). A causa di affrettate procedure di reclutamento, i docenti precari sono costretti ancora troppo spesso a scegliere il certo per l’incerto, a riparare sul sostegno perdendo la supplenza per la propria classe di concorso. Sostegno, nonostante le assunzioni, sempre più necessario pur rimanendo di fatto inalterato il numero complessivo di ore assegnate alle scuole sul territorio nazionale: una “coperta sempre più corta” che il Ministero non sembra voler allungare.
Il nostro sistema scolastico non ha risolto il problema delle classi sovraffollate. I concorsi con cadenza ciclica giustamente auspicati dal Ministro, sono ancora annoverabili tra le speranze non essendo ancora definiti nei tempi e nelle modalità. Va risolta la questione precariato aumentando le risorse umane e prevedendo percorsi di abilitazione per chi insegna ormai da molti anni. Non può essere trascurata la questione degli IRC. Una delle piaghe che affliggono la scuola pubblica è quella dei ricorsi generati da procedure lente e mai uguali nel tempo. Si pensi al concorso per DS del 2017 le cui irregolarità hanno richiesto l’intervento della magistratura e ciononstante restano ancora senza soluzione.
Il tempo pieno e il prolungato dividono il Paese offrendo maggiori o minori possibilità a seconda della Regione in cui il cittadino italiano è residente.
I contratti del personale scolastico hanno nell’imprevedibilità delle date del rinnovo l’unica certezza. Gli stipendi troppo bassi incidono sulla credibilità dei docenti.
Non esiste una carriera docente definita.
La Formazione è spesso determinata dalle scelte varie e variegate dei Dirigenti Scolastici, da necessità supposte e non reali. I docenti ed il personale scolastico tutto, nel momento delle scelte, non sono ascoltati.
Tutto ciò genera dispersione scolastica che, insieme alla demotivazione di studenti che non hanno più nell’istruzione pubblica lo strumento per creare gli strumenti necessari a fare della loro vita un’esistenza piena. Dispersione scolastica, demotivazione di docenti e studenti sono il vero cancro sociale che sta annichilendo il sentimento di solidarietà e bene comune che in passato, dopo la seconda guerra mondiale e per almeno tre lustri ha caratterizzato il momento più alto della nostra Repubblica.
Dall’incontro dei docenti socialisti è stata ribadita l’importanza di puntare ad alcuni obiettivi per la scuola pubblica. Obiettivi che il PSI ha già individuato nella sua Conferenza programmatica di luglio e che i docenti intendono ribadire.
La necessità di dare il via ad una stagione di concorsi caratterizzati dalla trasparenza e dalla fluidità delle procedure.
La proposta di classi con una massimo di 20 alunni, non derogabile.
Se l’insegnante di sostegno è l’insegnante dell’intera classe, ci sia un insegnante di sostegno in ogni classe.
Riforma della carriera rivedendo l’inquadramento dei docenti, adeguando gli stipendi (prioritario il recupero dell’anno 2013), prevedendo la presenza a scuola anche oltre l’orario di lezione frontale (che deve essere portato a 18 ore per tutti i gradi di insegnamento), collegando la formazione all’adeguamento di orari e stipendi.
Potenziamento del tempo pieno e del tempo prolungato, invertendo quindi un percorso avviato dai tempi della “riforma” Gelmini.
Il PSI individua nell’istruzione pubblica il principale strumento di giustizia sociale e pari opportunità da offrire ai nostri giovani. Battersi per la scuola pubblica è battersi per il futuro di milioni di ragazzi e delle loro famiglie. La scuola pubblica deve tornare ad avere quel riconoscimento sociale eroso da quasi trent’anni di scellerati risparmi. Sulla scuola pubblica non si risparmia, si investe.

 

Luca Fantò
Referente nazionale PSI scuola, università e ricerca

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