sabato, 15 Maggio, 2021

Elezioni Umbria: tra incertezza politica e nuovi scenari

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Le elezioni regionali in Umbria hanno assunto, senza dubbio, una rilevanza politica nazionale senza precedenti. L’interruzione anticipata della legislatura regionale dovuta all’inchiesta giudiziaria sui concorsi nella sanità pubblica apre inevitabilmente una nuova fase per la politica regionale, anche in considerazione dell’inedita alleanza tra PD, M5S e forze politiche e civiche di centro – sinistra, a sostegno della candidatura a Presidente di Vincenzo Bianconi.
Come socialisti, abbiamo raccolto con convinzione la sfida lanciata da Vincenzo Bianconi, per costruire insieme una coalizione larga ed aperta, sapendo che la posta in gioco è davvero altissima. C’è il rischio concreto che l’Umbria – da sempre luogo di pace, incontro ed inclusione – possa arretrare sul piano dei diritti e delle conquiste sociali.
Anche per queste ragioni, il Psi dell’Umbria ha deciso di sostenere la proposta di Vincenzo Bianconi, aderendo al suo patto civico ed indicando due candidati nella sua lista: Giuliana Astarita e Paolo Rossi. Il tempo stringe. Domenica 27 ottobre i cittadini umbri saranno chiamati a scegliere tra la proposta civica e riformista di Vincenzo Bianconi e la narrazione del leader leghista.

Cesare Carini

L’Umbria è una regione con una grande tradizione socialista ed occorre confermare la nostra presenza nell’Assemblea regionale. I nostri territori – da sempre – simbolo di pace e coesione sociale, non possono diventare i luoghi della paura e del conflitto. Sono in gioco i nostri valori e le conquiste ottenute negli ultimi decenni di politica riformista.
Certo, c’è molto da fare. In questi anni, qualcosa evidentemente non ha funzionato come avrebbe dovuto e lo dimostrano i risultati negativi ottenuti prima alle elezioni politiche e, da ultimo, alle europee ed alle comunali.

Le forze politiche e civiche che compongono la coalizione a sostegno di Vincenzo Bianconi hanno, pertanto, il difficile compito di invertire la tendenza e di ricostruire rapidamente un’area politica riformista, socialista ed ambientalista, che sappia valorizzare le tante eccellenze territoriali e rilanciare davvero l’immagine della nostra regione sul piano nazionale ed internazionale. Come sempre – pur nelle difficoltà date dall’incertezza e dalla complessità del quadro politico – faremo la nostra parte per salvare una grande tradizione e darle un futuro.

Cesare Carini
Segretario regionale PSI Umbria

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1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    A cose fatte, nella fattispecie ad elezioni avvenute, è sempre più facile, col senno del poi, esprimere giudizi e “distribuire colpe” e responsabilità per il risultato “non soddisfacente” , ma in queste righe “preliminari” ci sono due passaggi che a mio avviso meritano di ritornarvi sopra, al di là dell’esito uscito dalle urne umbre del 27 ottobre, perché possono forse fornire una qualche utile indicazione per il futuro (in vista dei nuovi scenari)

    Nell’ultimo capoverso dell’articolo si parla del “difficile compito di invertire la tendenza e di ricostruire rapidamente un’area politica riformista, socialista ed ambientalista”, il che significa che tutti questi anni sarebbero serviti a poco sul piano del riformismo, visto per l’appunto che ci si proponeva di ripartire da capo (giusto per invertire la tendenza, e poter arrivare a quel riformismo sinora mancato).

    Se fosse effettivamente così, e dando per scontato che i socialisti PSI abbiano cercato, con convinta determinazione, di dar vita ad una politica riformista, vorrebbe dire che un qualche ostacolo o freno in tal senso sia venuto dagli alleati o dal tipo di alleanza fin qui praticata, un’alleanza che non andrebbe perciò ripetuta, pena il rischio di ritrovarsi ancora a “piangere sul latte versato”.

    L’aver poi paventato che l’Umbria potesse “arretrare sul piano dei diritti e delle conquiste sociali”, fino a divenire luogo “della paura e del conflitto”, se fosse uscita vincente la controparte, mi sembra una riproposizione del “nemico” che i socialisti del vecchio PSI conobbero bene, a loro spese, e sorte analoga toccò poi al Cav., il che alla fine non sembra aver tuttavia portato gran fortuna alla sinistra (e quella riformista, a questo punto, dovrebbe cambiare decisamente rotta, a mio modesto avviso).

    Paolo B. 03.11.2019

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