lunedì, 18 Ottobre, 2021

Suono e arte 2021, la musica si risveglia

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La vocazione al nuovo e l’attenzione da sempre dimostrata da Reggio Emilia all’ascolto delle voci della contemporaneità musicale si sta risvegliando in questi mesi di allentamento della pandemia e di riapertura di teatri e spazi musicali.
Protagonisti di questa rinnovata vivacità, l’Istituto di alta formazione musicale “Peri-Merulo” e l’Icarus Ensemble nella sua proiezione giovanile Icarus vs Muzak, una formazione di musicisti allievi o neo diplomati dell’Istituto stesso.
Un fine settimana intenso con due appuntamenti di rilievo nel suggestivo scenario, acusticamente perfetto, del chiostro Morris: in primo piano, sabato scorso, l’omaggio al compositore Adriano Guarnieri per il suo settantaquattresimo compleanno, preceduto giovedì da un nuovo capitolo della rassegna Ritratti, all’interno del progetto Suono e arte 2021, in cui sono stati presentati brani storici di Webern, Xenakis, Coral e una prima esecuzione assoluta di Rocco Abate.

 

Omaggio al compositore Adriano Guarnieri

Sotto il suggestivo titolo di Epifanie del pensiero: dal segno al suono sono state eseguite due composizioni del musicista mantovano, una trascrizione per quattro violoncelli dell’Arte della fuga di Bach e in prima assolta, Piccolo angelo: elegia per ensemble di otto strumenti.
L’introduzione della musicologa Francesca Magnani ha illuminato alcuni tratti dell’universo poetico di Guarnieri, soffermandosi sull’aspetto “affettivo”, su quella volontà di espressione, mai assente nella sua musica. In questa prospettiva la trascrizione di 11 dei 21 contrappunti (ma il numero varia a seconda della classificazione) del monumento bachiano alla scrittura polifonica, fa emergere, dalla struttura rigorosa e controllatissima dell’originale, il sussulto, il dramma, lo struggimento, il lirismo, giocando con le differenziazioni timbriche, realizzando dialoghi a due voci o emergenze solistiche di un singolo strumento, senza mai tradire il dettato bachiano. Una soggettività in Bach celata nelle maglie di un “Arte”, intesa come tecnica, scienza, dentro la forma della fuga, concepita come possibilità di articolare, fondere, differenziare, sovrapporre varie linee melodiche, differenti sostanze musicali. Un’opera rimasta incompiuta per il sopraggiungere della morte, ma progetto utopistico di per sé, nella proiezione ideale di esaurire tutte le possibili combinazioni delle voci e dove l’assenza di una destinazione strumentale ha ulteriormente ampliato l’orizzonte dei possibili mondi da realizzare, favorendo, nel corso della storia, innumerevoli trascrizioni per ogni tipo di organico. Il Florence cello ensemble, composto da Lucio Labella Danzi e tre suoi allievi, Guido Pianigiani, Tyler Stewart, Emma Biglioli, ha affrontato la non facile partitura con impegno e passione in un lavoro di studio e formazione che si aggiunge, come valore aggiunto, all’ottimo risultato.
La cifra dell’emozione, diciamo pure del sentimento, segna Piccolo angelo, sul cui sfondo aleggia la dimensione intima della morte di una giovane creatura, suggestione emotiva che si apre a una riflessione sul contrasto tremendo tra l’infanzia, l’innocenza e il maglio inesorabile della morte. Contrasto inconciliabile, inconcepibile, cha dà luogo a un tessuto musicale frastagliato, rotto, tra dolci evocazioni del Glockenspiel, struggenti linee melodiche di flauto e oboe e i colpi massicci della grancassa e delle lastre metalliche.
Protagonista, come si è detto, l’ensemble Icarus vz Muzak, diretto dallo stesso Guarnieri, che ha preparato personalmente i giovani interpreti lungo un percorso di studio e formazione, purtroppo diventato merce rara, ma premessa indispensabile e marchio di queste iniziative; un modus operandi doveroso, invece, per un Istituto di formazione e per un ensemble che ha fatto della conoscenza e dello studio indirizzato ai giovani, con particolare attenzione alla contemporaneità musicale, un proprio obiettivo primario.

 

Suono e arte 2021 – Ritratti

 

Brani classici della contemporaneità hanno visto ancora protagonista l’ensemble Icarus vz Muzak in una formazione più ampia, diretta da Adriano Martinolly D’arcy e con la presenza del grande basso e performer vocale Nicholas Isherwood.
La Passacaglia op. 1 di Anton Webern, nella versione per ensemble di Pousseur, ha aperto le danze nel segno delle avanguardie musicali di derivazione schönberghiana, mentre Akanthos (1977) di Xenakis, ha proposto le sonorità ruvide e arcaiche del compositore greco, naturalizzato francese, accentuate dalla voce grave di Isherwood che ne ha proposto una versione per basso. Completavano il concerto Raps II (1982 del compositore triestino Giampaolo Coral e Apoteosi di Sincretico, Quadro VII di Rocco Abate, in prima esecuzione assoluta, lavoro che nasce nel contesto del monodramma in sette quadri Doctor Sincretico del 2020, commissionato dal Festival di Zagabria e Trieste Prima e non ancora eseguito a causa della pandemia.

 

Daniela Iotti

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