lunedì, 25 Ottobre, 2021

Svezia, per i socialdemocratici un restyling sostanziale

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Poco più di un mese fa, il sette luglio, era riuscito a fatica a superare il voto negativo di una mozione di sfiducia, venendo riconfermato per un solo voto di maggioranza dal Parlamento. Ma in questo ultimo periodo Stefan Lofven, socialdemocratico, a capo dell’ Esecutivo svedese, ha capito l’aria che tirava e sorprendendo tutti ha annunciato le sue dimissioni. Lofven era stato eletto Premier nel 2018 alla guida di un Governo di minoranza con i Verdi tenuto in piedi dalla benevola astensione di partiti di centro e di sinistra. Ma era stata proprio la Lista di sinistra a votare a favore della mozione di sfiducia presentata dall’opposizione per il varo di una legge sulla liberalizzazione degli affitti che nel giugno di quest’anno aveva fatto cadere il suo Governo. La riconferma ottenuta il sette luglio non ha convinto Lofven che temeva, nel periodo di ancora un anno che lo separava dalle nuove elezioni politiche, previste nel settembre 2022, continue imboscate dal Parlamento che avrebbero penalizzato il programma dell’Esecutivo e ampliato il clima di sfiducia a vantaggio soprattutto dalla destra sovranista dei Democratici di Svezia (Swerige Demokraterna) dati dai sondaggi in forte avanzata. E allora dimissioni e vuoto politico fino al tre novembre quando i socialdemocratici sceglieranno nel loro Congresso il nuovo leader che dovrà formare il nuovo Governo, come prevede la costituzione svedese che affida al partito più votato questo incarico. E tra in nomi che circolano spiccano quelli di due donne, la Ministra delle Finanze Magdalena Andersson e la Ministra della Salute Lena Hallengren. Un’ operazione di restyling non solo formale quella dei socialdemocratici ma sostanziale che punta a riconquistare nei prossimi mesi , prima del voto, la fiducia degli svedesi, puntando sulla buona tenuta del sistema economico e sul mantenimento di un elevato e efficiente welfare che ha sempre costituito la caratteristica dei governi a guida socialdemocratica . In più c’è da considerare anche la buona gestione della pandemia da coronavirus che in Svezia non ha portato a grandi restrizioni di libertà. A Stoccolma, come in altre parti di Europa, il voto di protesta si orienta verso la destra sovranista che punta a una radicalizzazione delle iniziative contro le migrazioni. Il Parlamento ha votato recentemente una norma che elimina il permesso di soggiorno permanente agli immigrati che devono vivere per almeno tre anni in Svezia e dimostrare di sapersi mantenere per rimanere. A Stoccolma intanto ha preso il via il processo contro i responsabili dell’uccisione di centinaia di detenuti avvenute in Iran nel 1988 e per la quali è indagato, tra gli altri, l’appena eletto nuovo Presidente Ebrahim Raisi. A più di trent’anni dai fatti si cerca di fare luce e di ottenere giustizia sui crimini di un regime che ha voluto seppellirle con il sangue le aspirazioni di libertà e democrazia dei suoi cittadini. L’opinione pubblica svedese segue con particolare interesse questa vicenda che si è inserita anche nel dibattito interno tra le forze politiche e che sta portando il leader sovranista Jimmie Akesson a nuove prese di posizione contro eventuali invasioni islamiche.

 

Alessandro Perelli

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