mercoledì, 16 Giugno, 2021

Svimez: donne e i giovani del Sud a subire maggiormente la crisi

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Gli occupati in Italia nel 2020 sono scesi, dopo tre anni, sotto la soglia dei 23 milioni (22.904 mila unità) e sotto al livello registrato nel 2008. È quanto è stato rilevato nel rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno). Lo studio ha però registrato una contemporanea forte diminuzione della disoccupazione (-271mila unità, -10,5%) e un aumento particolarmente intenso degli inattivi di 15-64 anni (+567.000, +4,3%).
Dall’indagine affiora come la discesa dell’occupazione sia “piuttosto omogenea tra Mezzogiorno (-2%) e Centro-Nord (-1,9%)”, tuttavia, si legge, “sono le donne e i giovani del Sud a subire l’impatto maggiore nella crisi pandemica: -3% a fronte del -2,4% del Centro-Nord per le donne, -6,9% al Sud rispetto a -4,4% del Centro-Nord per gli under35″. E, viene precisato, sono numeri che “ancora non tengono conto dei disoccupati “virtuali”, degli attuali cassaintegrati e dei lavoratori solo ufficialmente occupati, per effetto del blocco dei licenziamenti”.
A subire particolarmente per l’emergenza sanitaria sono stati i settori turistico e culturale. Nel 2020, dopo “anni di crescita costante, ha subito una profonda battuta di arresto, con quasi 233,2 milioni di presenze in meno negli esercizi ricettivi rispetto al 2019 (un calo del 53%)”, e in particolare “la clientela straniera è calata di oltre il 70%, quella italiana del 36%”. Il segmento alberghiero è quello che “ha evidenziato i segnali di maggiore sofferenza”, perché “le presenze registrate nel 2020 sono meno della metà (il 43%) di quelle rilevate nel 2019, mentre quelle del settore extra-alberghiero circa il 53%. I viaggi si sono pressoché dimezzati passando da circa 71.000 nel 2019 a 37.000 nel 2020”.

In particolare, quasi la metà degli occupati persi tra il 2019 e il 2020 (-456.000 persone) lavorava in questi settori. “Tra il 2019 e il 2020, nel Mezzogiorno, il comparto delle attività turistiche ha subito una flessione più accentuata (-12,7% a fronte del -10,7% del Centro-Nord)”, ha sottolineato il rapporto.

 

Ivana Veronese (UIL): passare dal “dire al fare”

“I dati diffusi oggi dalla SVIMEZ sul Mezzogiorno dimostrano plasticamente quanto le parti sociali sostengono da tempo e cioè che al Sud occorre iniziare dal lavoro e, soprattutto dal lavoro giovanile e femminile. Sarebbe opportuno che lo sviluppo del Mezzogiorno non rimanesse un tema da affrontare agli inizi di ogni estate come questione da dibattere “sotto l’ombrellone”.
Per noi sarebbe utile che la politica tutta, passasse una volta per sempre dal “dire al fare”.
Per questo serve una terapia d’urto nelle politiche per il Sud.
Purtroppo, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza rischia, in questo senso, di essere un’altra occasione mancata per ridurre drasticamente i divari, in quanto il 40% delle risorse destinate al Mezzogiorno sono insufficienti.
Per uscire dall’emergenza, occorrono risposte concrete: efficienza della pubblica amministrazione, selettività degli interventi, grandi infrastrutture strategiche, politiche per la sicurezza e la legalità nel lavoro, favorire lo strumento della contrattazione.
È su questi temi che la UIL sollecita la Ministra Carfagna ad un confronto di merito, rapido e concreto.
Perché solo con queste politiche innovative che “rompono” con un passato recente si potranno creare tutte le opportunità affinché il Mezzogiorno non paghi due volte gli effetti della crisi.

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