sabato, 19 Giugno, 2021

Tempo di riflessioni durature

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Il tempo pasquale può riportarci a meditare sulla vita perduta e sulla possibile rinascita. L’ha fatto con pensieri duraturi Gustavo Zagrebelsky, che nel saggio ‘Il “Crucifige!” e la democrazia’ ha esposto tre concezioni della democrazia: dogmatica, scettica, critica. Per illustrarle, l’autore ricostruisce densamente la vicenda della condanna di Gesù. Ne riparliamo qui in questo aprile 2021.

Pilato è il campione della democrazia scettica (quest’ultimo termine va qui inteso non nel senso nobile di ricerca e coltivazione del dubbio, ma di pragmatico opportunismo): egli si rivolge al popolo fingendo di fargli scegliere tra Barabba e Gesù. In realtà Pilato vedrebbe il vero “pluralismo delle voci” come un sabotaggio: lui bada solo alla conservazione del potere costituito, “se ne lava le mani” pur di restare saldamente in sella.

Caifa e il Sinedrio incarnano invece la democrazia dogmatica, che condanna Gesù in nome di una verità assoluta. Con loro c’è una folla emotiva, la stessa che pochi giorni prima aveva gridato “osanna!” ed ora grida “crucifige!”. “Il crucifige è l’altro lato dell’osanna” – spiega Zagrebelsky – questa è una massa manovrabile, che “non agisce, ma reagisce”, è uno strumento in mano ai demagoghi.

E la democrazia critica? Fra la folla che gridava il “crucifige!” non c’era posto per il dissenso. “Se fra i tanti, una voce si fosse potuta alzare per farsi ascoltare e fosse riuscita ad organizzare una discussione, se si fossero allora formati diversi partiti, forse la decisione si sarebbe orientata diversamente…”: ecco la democrazia critica. E’ la concezione che richiede la possibilità di confrontare e ponderare le posizioni. Premessa di questa democrazia – a cui vanno decisamente le preferenze del professor Zagrebelsky – sono: 1) l’abbandono della illusione che la giustizia sia a portata di mano; 2) l’accettazione realistica che si sia tutti continuamente carenti rispetto al compito comune. Insomma, chi lancia programmi risolutivi di ogni situazione prepara un governo totalitario; mentre seguendo chi “vorrà instaurare il regno dei migliori ci troveremo col governo del più forte”.

Questa democrazia propone una “convivenza mite, costruita sul pluralismo e sulle interdipendenze, nemica di ogni ideale di sopraffazione “come già scriveva Zagrebelsky in un suo saggio precedente, ‘Il diritto mite’. Essa si realizza dando ai singoli e al popolo le istituzioni per agire. Quali istituzioni?

Qui qualcuno farà un salto sulla sedia: “le istituzioni classiche del popolo capace di azione politica sono i partiti” ricorda l’autore, memore delle considerazioni di colui che è stato uno dei maggiori teorici della democrazia rappresentativa, Hans Kelsen, secondo cui “la moderna democrazia si fonda interamente sui partiti politici, la cui importanza è tanto maggiore quanto maggiore applicazione trova il principio democratico” (“Fra Cristo e Barabba, la società civile scelse Barabba” scriverà Piero Ostellino in un famoso editoriale del Corriere della Sera).

Dunque la vita politica “associativa”, dopo la sua decadenza e morte, va fatta rinascere – ecco una Pasqua laica – per evitare le derive plebiscitarie, il sondaggismo pronto a divinizzare o a demonizzare il popolo in “tempo reale” (mentre nella vera democrazia ogni decisione chiede più tempo, deve essere revocabile e rivedibile); per scongiurare il populismo di chi si appella direttamente alla “gente” scaldandone gli umori prepolitici, adulandola “nel tentativo di tenerla in una condizione di minorità infantile per poterla meglio controllare”.

La democrazia critica – potremmo dire la democrazia vera – non può fare a meno di forze civili “organizzate”, come invece può farne la versione scettica e dogmatica. L’importante è fare di esse,nelle forme conosciute o in forme nuove, delle vere “istituzioni di comunicazione attiva e circolare tra i cittadini”.

 

Nicola Zoller

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