martedì, 26 Ottobre, 2021

Tensione Usa-Cina: Taiwan rimane uno dei punti più caldi

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Mentre l’attenzione del mondo è concentrata sull’ Afghanistan , Taiwan rimane uno dei punti più caldi della tensione tra Stati Uniti e Cina. Come è noto la Repubblica di Cina, come sono chiamate quell’insieme di isole (tra cui Formosa oggi Taiwan) che non rientrarono nel 1895 nell’accordo tra Giappone e Cina, continua ad avere una giurisdizione autonoma, pur contrastata dalla Repubblica popolare cinese che ne rivendica il territorio. Taiwan è una repubblica semipresidenziale con alla guida una donna Tsai Ing -wen eletta nel 2016 e fautrice di una politica di grande collaborazione con gli Usa non solo dal punto nei vista commerciale ma che prevede anche l’acquisto di armamenti per la sua forza militare. È anche riconosciuta a livello internazionale come portatrice di diritti democratici, di libertà di stampa e di diritti civili. Ciò ovviamente è visto da Pechino, che non ne riconosce la sovranità ,come una provocazione. Avere a circa 150 chilometri dalla costa un’ entità Indipendente che rinnova giornalmente le sue critiche al regime comunista e che per Washington rimane uno dei punti di riferimento nel suo coinvolgimento nell’ Indo Pacifico, rappresenta una vera e propria spina nel fianco. E mentre per Hong Kong Xi Jimping ha provveduto a varare la legge sulla sicurezza per reprimere gli indipendentisti, per Taiwan nei giorni scorsi ha avviato, schierando l’Esercito popolate di liberazione, intense manovre militari intorno all’Isola. Navi da guerra, aerei anti sommergibile, aerei da combattimento e altri mezzi sono stati inviati a sud est e a sud ovest di Taiwan per esercitazioni a fuoco vivo. Una risposta, secondo Pechino, alle provocazioni della Repubblica di Cina e Usa che avrebbero, con i loro comportamenti, messo in pericolo la circolazione sullo stretto di Taiwan. La tensione è andata via via aumentando tanto che il Premier taiwanese Su Tseng- chang ha voluto ribadire, in una dichiarazione, la volontà di non cedere alle minacce cinesi e di difendere l’ autonomia amministrativa del territorio. Il Governo di Taiwan ha anche voluto rispondere a Pechino con analoghe esercitazioni militari delle proprie forze armate di cui è stata data ampia pubblicità sui giornali. Il Partito progressista democratico che ha la maggioranza nel Parlamento e da cui proviene la Presidente Tsai Ing-wen rifiuta rigorosamente la pretesa di Pechino di considerare Taiwan un provincia delle Repubblica comunista cinese e ha nuovamente ribadito la sua posizione per una politica di cooperazione con gli Stati Uniti. E se dopo la sconfitta di Trump, che aveva ulteriormente allargato gli spazi di collaborazione, la diplomazia taiwanese poteva interrogarsi sul fatto se Joe Biden avesse mantenuto lo stesso approccio, oggi si può tranquillamente ribadire che anche con la nuova amministrazione americana Taiwan rimane un punto fondamentale per limitare l’espansione di Pechino nel Pacifico occidentale e nel mar Cinese meridionale. Uno scenario geopolitico opposto a quello che ha determinato il ritiro statunitense dall’Afghanistan. In questo caso la Repubblica di Cina rimane un indispensabile fattore di bilanciamento con la Repubblica comunista cinese.

 

Alessandro Perelli

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