martedì, 13 Aprile, 2021

Terni. Acciaierie, città ferma contro la chiusura

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Terni-acciaierie-scioperoUna città intera che si ferma per protesta. Tanti, tantissimi manifestanti in piazza come a Terni non si erano mai visti prima. Oltre 20 mila persone per gli organizzatori (12 mila secondo le stime della Questura) – hanno sfilato in corteo nel centro della città umbra per manifestare contro il piano di ThyssenKrupp per l’Ast che prevede 550 licenziamenti. A partecipare allo sciopero indetto dai sindacati sono stati non solo i lavoratori delle acciaierie, ma tutta la città. Bar e negozi hanno abbassato le saracinesche. Una manifestazione tranquilla, con le forze dell’ordine schierate a controllare  ma senza nessuno scontro. Al corteo hanno partecipato i segretari generali di Cgil e Uil, Susanna Camusso e Luigi Angeletti. Per la Cgil Umbria si è trattato di una “manifestazione enorme”.

“Oggi – ha detto la leader Cgil Susanna Cammusso – doveva essere lo sciopero dei lavoratori ed è invece diventato lo sciopero di tutta la città. Il problema è capire se il governo vuole davvero assumere la prospettiva e il futuro di questo stabilimento come un impegno di politica industriale da perseguire anche esercitando le funzioni di politica estera. Le iniziative che ha assunto la Thyssen – ha detto ancora Susanna Camusso – oltre a pregiudicare lo stabilimento pregiudicano anche l’economia della città: basta pensare alle operazioni che la Thyssen sta facendo sugli appalti per dire che c’è proprio un’idea di deindustrializzazione”. La leader della Cgil ha ricordato  lo sciopero a Terni di giugno 2013 quando i sindacati già chiesero “al governo di intervenire sia con la Commissione europea sia con il governo tedesco”. È evidente, ha aggiunto  Camusso, “che quando ci sono scelte che riguardano un gruppo tedesco rispetto a queste servono anche gli strumenti dei rapporti tra Paesi. Noi la nostra parte la facciamo: i sindacati metalmeccanici incontrano quelli tedeschi la prossima settimana. Ognuno ha il suo ruolo in questa vicenda”.

Per il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, “il governo deve dire, con determinazione, alla Thyssen di rivedere il piano perché non possiamo permetterci di perdere né un chilogrammo di acciaio né un solo occupato: deve smetterla di fare l’arbitro. Sono i governi che devono dire alle multinazionali cosa fare: non vorremmo che l’Italia fosse l’unico paese dove accade il contrario. Senza fabbriche siderurgiche, la crescita resta solo una parola. Se la Thyssen dovesse perseguire, anche lentamente, nell’obiettivo di chiudere la fabbrica, non ci sarebbe alternativa: bisognerebbe assolutamente nazionalizzarla”.

Tra i manifestanti anche il presidente della regione Umbria, Catiuscia Marini che ha voluto ribadire la “forte e comune volontà delle istituzioni regionali e locali di mettere in atto tutte le azioni possibili affinché innanzitutto possa al più presto riprendere la trattativa tra le parti”. A sfilare anche il Psi umbro che ha manifestato manifestando “piena ed operativa solidarietà con i lavoratori dell’AST che stanno conducendo una lotta  a difesa non solo del loro posto di lavoro, ma dell’intero comparto siderurgico  nazionale e dell’economia umbra. Per tale motivo, si legge in un comunicato,  i socialisti dell’Umbria “invitano i propri deputati e senatori affinché promuovono una discussione parlamentare sulle conseguenze delle iniziative unilaterali intraprese dai vertici aziendali della multinazionale tedesca che indeboliscono le prospettive della siderurgia nazionale e compromettono irreparabilmente l’economia dell’intera Umbria”.

“I socialisti –  ha commentato l’assessore regionale all’ambiente, il socialista Silvano Rometti – fanno appello al governo e chiedono il suo impegno nei confronti del governo tedesco. È  una questione che va oltre la città di Terni e diventa una questione nazionale. Nelle acciaierie sono stati fatti ultimamente investimenti consistenti quindi è un sito moderno, efficiente che vuole essere chiuso solo per  logiche di equilibrio tra produttori di acciaio. Logiche assurde. La Germania vuole chiudere Terni solo per non penalizzare le acciaierie che producono in Germania. Poi c’è la questione delle regole europee che restano poco comprensibili.  Insomma la dimensione del problema non può non vedere l’impegno diretto del governo. Per Terni –  ha concluso Rometti –  la chiusura delle acciaierie significa la morte della città che ormai vive attorno alle acciaierie”.

Ginevra Matiz

 

 

 

 

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