venerdì, 16 Aprile, 2021

La querelle dell’aceto balsamico finisce a Bruxelles

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Non è la prima volta che le dispute enologiche tra Slovenia e Italia finiscono sui tavoli giuridici o internazionali. Ma se un paio di anni fa la querelle sulla denominazione di origine controllata del Terrano, il vino prodotto sul Carso italiano e sul Kras sloveno, si era risolta con un accordo tra i viticoltori di entrambi i Paesi per il riconoscimento da parte di Bruxelles di una D.O.C. transfrontaliera che avrebbe promosso a livello internazionale le qualità uniche di questo vitigno di refosco, ciò che accade in questi giorni, per la guerra sull’aceto balsamico, non pare di semplice soluzione. La denominazione di questo condimento, derivato dall’uva, tipico della provincia di Modena, è stata richiesta da Lubiana alla Commissione Europea per la produzione in Slovenia di una miscela di vino con mosto concentrato. Immediate le reazioni del Ministro per le politiche agricole Stefano Patuanelli, del Consorzio aceto balsamico di Modena, della Coldiretti tanto per citare i primi che sono intervenuti nel nostro Paese. La questione non è di poco conto. Vi è in gioco un miliardo di euro di consumo e un attacco virtuale al Made in Italy di cui l’aceto balsamico di Modena è parte integrante. Già nel dicembre del 2019 la Corte europea si era dovuta pronunciare su una questione del genere quando una ditta tedesca aveva tentato di commercializzare con la denominazione di balsamico un prodotto vinicolo derivato dall’acetificazione e in questo caso il ricorso vera stato vinto dal Consorzio italiano che aveva così sventato la minaccia. Ma oggi il problema rischia di essere di più difficile soluzione in quanto la richiesta alla UE viene da uno Stato sovrano. Per questo motivo l’opposizione è stata portata avanti dal Ministro Patuanelli che presenterà a Bruxelles, entro il tre marzo, le istanze per la difesa del patrimonio enogastronomico italiano. Il confronto tra Slovenia e Italia si sta facendo sempre più aspro Il Ministro dell’agricoltura di Lubiana ha diffuso una nota riportata dalla stampa in cui afferma che, in un settore non regolato da norme precise come quello degli aceti, ogni Paese possa fissare autonomamente le proprie. Da parte dei produttori di Modena si fa invece notare il pericolo di una concorrenza slovena in un settore vitale per l’economia agricola nazionale e l’errato utilizzo del termine balsamici per prodotti che non hanno niente a che fare con l’originale che si trasforma in un grave danno per il consumatore. Un attacco indebito pari a quanto già accaduto per altri prodotti enogastronomici italiani solo che in questa occasione il tentativo di “taroccamento” viene addirittura da una istituzione statale. La Slovenia, attraverso una norma tecnica nazionale ha tentato di aggirare il sistema delle tutele Dog e Igp che sono invece capisaldi del sistema comunitaria di garanzia di genuinità e di tutela del consumatore. La partita è appena iniziata. Ma anche su una questione come questa si potrà misurare la credibilità del nuovo Governo italiano. Lo “scippo” del nome dell’aceto balsamico rischia di essere, se consentito, un precedente pericoloso per giustificare la vendita di tutti quei prodotti agroalimentari che sfruttano immagini, nomi, ricette italiane per fornire ai consumatori generi non originali e qualitativamente molto carenti.

Alessandro Perelli

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