domenica, 1 Agosto, 2021

‘Testato sugli animali’, scriviamolo sul farmaco.
Manifesti con minacce contro ricercatori

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sperimentazione-animali-LocatelliL’unica soluzione è scriverlo chiaramente sulla confezione: testato sugli animali. Solo così i cittadini verrebbero informati del fatto che la maggior parte dei farmaci oggi in commercio, dal più banale antidolorifico al quale tutti prima o poi ricorrono per un mal di testa o un mal di denti, ai sofisticati antitumorali, è il frutto di quella sperimentazione animale che i fondamentalisti animalisti vogliono bloccare a ogni costo. Da qui il progetto di legge presentato il 23 dicembre scorso dalla deputata socialista Pia Locatelli che prevede appunto l’apposizione, sulla confezione del farmaco, di una scritta informativa sulla sperimentazione sugli animali. Una proposta presentata subito prima della vicenda di Caterina, la ragazza affetta da rare malattie genetiche, insultata e minacciata sul web per aver detto che sarebbe morta senza i farmaci ottenuti attraverso la sperimentazione animale.
Una proposta che assume maggiore urgenza oggi dopo minacce di morte denunciate nelle settimane scorse dal direttore dell’Istituto Mario Negri, Silvio Garattini, e i manifesti affissi per le vie di Milano contro alcuni ricercatori universitari e scienziati, vere e proprie liste di proscrizione con tanto di nome, cognome, indirizzo e numero di telefono, bollati come «vivisettori assassini di animali».

“Come sappiamo – afferma Pia Locatelli nell’illustrare la sua proposta di legge – l’orientamento della Comunità scientifica internazionale è sostanzialmente univoco: il ricorso agli animali nella sperimentazione scientifica rimane a tutt’oggi una necessità. Nessuno può smentire la realtà: è proprio grazie alla sperimentazione animale che si sono ottenute importanti scoperte che hanno permesso di avere a disposizione farmaci efficaci che hanno contribuito ad allungare la durata della vita”.

L’Unione Europea, accogliendo questo spirito, aveva emanato una Direttiva che rappresenta il giusto compromesso tra le necessità della ricerca e il benessere animale. Ma il Parlamento italiano sulla spinta degli animalisti, Brambilla in testa, nel recepire la direttiva ha imposto regole ben più restrittive che se applicate porterebbero non solo a un processo di infrazione da parte della Unione Europea, ma anche all’emarginazione del nostro Paese sul terreno della ricerca.

Sulla vicenda come è noto c’è molta ipocrisia. Si mostrano filmati con i cuccioli di animali rinchiusi in gabbia senza dire però che in Italia l’uso di animali randagi per sperimentazione è vietato fin dal 1991 e questo divieto assoluto rimane anche con la nuova direttiva europea. Siamo quasi certi che coloro che oggi condannano senza possibilità di appello l’uso della sperimentazione su dei ratti, perché diciamolo una volta per tutte che di ratti si tratta, non si sono mai trovati a dover scegliere tra la loro vita o quella di un loro caro e l’assumere o meno un farmaco testato sugli animali.

Così come siamo certi che gran parte di quell’opinione pubblica che aderisce per ragioni puramente emotive agli appelli degli animalisti non si farebbe alcuno scrupolo a disinfestare la propria abitazione se fosse invasa dai topi. “E’ giusto – ha concluso Locatelli – che i cittadini abbiano la consapevolezza dell’importanza della ricerca e dei risultati che si ottengono attraverso la sperimentazione animale, così come è giusto che ciascuno di noi abbia le proprie idee in materia e comprendo quindi il fatto che persone particolarmente sensibili potrebbero non accettare di usare tali medicinali. Scriviamolo dunque chiaramente, ma non fermiamo la ricerca, perché senza ricerca non c’è speranza, non c’è crescita, non c’è futuro”.

Cecilia Sanmarco

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