domenica, 28 Novembre, 2021

Tim stuzzica gli appetiti della Finanza americana

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Tim stuzzica gli appetiti della finanza americana. Dopo il colosso di telecomunicazioni AT&T  che si era fatto avanti nel 2006, un altro investitore americano si fa avanti per Tim. Stavolta è il fondo Kkr che ha lanciato un’Opa cash amichevole. Al termine di una lunga riunione durata circa quattro ore, un consiglio di amministrazione ad hoc della compagnia telefonica, dopo le indiscrezioni circolate, ha alzato il velo sui termini dell’offerta lanciata dall’investitore istituzionale con base a New York che gestisce 430 miliardi di dollari e con la preferenza per gli investimenti nel digitale e nel tech.
Kohlberg Kravis Roberts&co intende mettere le mani sul 100% del capitale (azioni ordinarie e di risparmio) dell’ex Sip per delistarla e come condizione per la riuscita dell’operazione pone il raggiungimento della soglia di adesione minima del 51% del capitale di entrambe le categorie azionarie conquistando la maggioranza assoluta.
L’offerta, che è stata definita da Kkr, già socia d’affari con Tim in quanto possiede il 37,5% di FiberCop, la società a cui il gruppo telefonico ha conferito l’ultimo miglio della rete, “amichevole”, mette sul tavolo un valore di 0,505 euro per azione interamente cash, valutando complessivamente la compagnia per circa 11 miliardi, cioè il 57% in più del valore attuale del gruppo.
A Piazza Affari, alla chiusura di venerdì, il titolo valeva 0,3465 euro, e pertanto Tim capitalizza 5,176 miliardi di euro. Valore ai minimi che ha giocato un ruolo chiave nel convincere il fondo statunitense a muovere sulla compagnia. Gli 0,505 euro offerti costituiscono un premio del 46% per gli azionisti.
L’operazione è gestita per Kkr da Londra da Alberto Signori, managing director responsabile del business infrastrutture per Europa, Medio Oriente e Africa ed aspira ad ottenere il doppio gradimento sia del board guidato dal Ceo Luigi Gubitosi (manager finito nel mirino delle critiche per la gestione da parte di 11 consiglieri, oggetto della preoccupazione anche del collegio sindacale e che il primo socio francese, con il 23,75%, Vivendi vuole sfiduciare) e del management sia del Governo che per gli asset strategici di rilevanza nazionale detenuti da Tim, come la rete e i cavi internet di Telecom Sparkle, può esercitare il Golden Power.
Oltre al doppio disco verde di management e Palazzo Chigi, il fondo statumitense ha condizionato l’offerta anche a una due diligence di quattro settimane sui conti della società nel cui capitale è presente anche la Cassa Depositi e Prestiti (e il presidente Giovanni Gorno Tempini in Cda) con una quota del 9,81% (in bilancio a un valore medio di carico di circa 0,67 euro, superiore al prezzo dell’Opa).
In attesa di conoscere il giudizio dei due principali azionisti di Tim, il Ministero dell’Economia, presente nel capitale dell’ex Sip attraverso Cdp, ha fatto sapere che verrà creato un supercomitato di ministri e tecnici esperti del settore per valutare il dossier, soprattutto dal punto di vista degli impatti sugli attivi strategici per il Paese.
Anche se da Palazzo Chigi è stato già fatto trapelare ieri che di fronte a un’operazione di mercato, l’esecutivo intende mantenere la sua neutralità monitorando da vicino gli investimenti per le infrastrutture (capitolo fondamentale in un momento in cui il Paese è alle prese con la messa a terra dei progetti miliardari del Recovery Plan, in particolare il piano per la transizione digitale) e la tutela dell’occupazione (in tutto, oltre 40 mila lavoratori) su cui già ieri i sindacati hanno lanciato l’allarme in una fase di incertezza e di instabilità che sta caratterizzando il business della compagnia telefonica.
Del supercomitato dovrebbero far parte oltre i ministri coinvolti (dal ministro dell’Economia, Daniele Franco, a quello per l’Innovazione Digitale, Vittorio Colao fino al ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, e al sottosegretario alla presidenza Francesco Gabrielli) anche gli economisti ed esperti di Palazzo Chigi e Mef, Francesco Giavazzi (consigliere economico della presidenza del Consiglio), Roberto Garofoli e Giuseppe Chinè.
In mattinata, la media company transalpina controllata da Vincent Bollorè aveva ribadito di essere “un investitore di lungo termine” sin dall’ingresso iniziale nel gruppo e aveva confermato “la volontà di lavorare al fianco delle autorità italiane e delle istituzioni pubbliche per il successo a lungo termine”, negando fermamente di avere avuto “discussioni con qualsiasi fondo e, più specificamente, con Cvc”, per avanzare un piano alternativo da contrapporre a quello di Kkr. Versione confermata dallo stesso Cvc, in tandem con il fondo Advent che ha negato contatti con i francesi.
Contemporaneamente, però, i due fondi si sono detti “aperti a discutere con tutti gli stakeholders per trovare una soluzione di sistema per il rafforzamento di Tim”. La nota di Parigi è stata letta come la volontà di Bollorè, rappresentato in consiglio in primis da Arnaud de Puyfontaine, di restare nell’azionariato contrastando le velleità degli americani.
Il prossimo appuntamento fissato è quello di un nuovo Cda straordinario convocato, dopo esser stato sollecitato da due terzi del board e dal collegio sindacale con due lettere, dal presidente Salvatore Rossi per venerdì 26. All’ordine del giorno anche il tema della governance che lascia presupporre l’uscita del Ceo anche se il momento straordinario consiglierebbe per Parigi maggiore cautela. Si vedrà, intanto occhi puntati su Piazza Affari, dove il titolo Tim sarà attenzionato dagli investitori.
La francese Vivendi, primo azionista con quasi il 24% del gruppo italiano, boccia senza mezzi termini la proposta “amichevole” da 0,505 euro per azione presentata dal fondo americano, che, secondo il quartier generale del gruppo guidato da Vicent Bollorè, “non valorizza adeguatamente la società”.
La battaglia per il controllo dell’azienda di tlc italiana è appena iniziata. Un ulteriore scontro è atteso nel cda straordinario confermato in agenda per venerdì prossimo.
Intanto, un vortice di scambi ha spinto in alto il titolo Tim a Piazza Affari nella giornata di lunedì 22 novembre. Le azioni ordinarie hanno chiuso con un balzo del 30,25% a 0,451 euro e sullo stesso livello si sono mosse le risparmio. I pezzi scambiati, a fine giornata, sono stati 1,5 miliardi, oltre 10 volte la media degli ultimi 90 giorni, con oltre l’8% del capitale passato di mano.
In netto rialzo ha terminato la sessione anche Inwit, la società delle torri controllata congiuntamente da Tim e Vodafone, che ha guadagnato il 4,61%, mentre Vivendi, alla Borsa di Parigi, è salita dell’1,95%. La proposta del Fondo Kkr ha messo le ali al comparto tlc un pò in tutta Europa.
Sempre nella giornata del 22 novembre, France Telecom è cresciuta del 2,03%, Deutsche Telekom del 2,60%, Telefonica del 6,39%, Vodafone del 3,13% e Tele2 del 2,38%. In settimana, anche il comitato governativo incaricato dovrebbe seguire la vicenda.
Il Mef ha fatto sapere: “L’obiettivo del Governo è assicurare che questi progetti siano compatibili con il rapido completamento della connessione con banda ultralarga, secondo quanto prefigurato nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, con gli investimenti necessari nello sviluppo dell’infrastruttura, e con la salvaguardia e la crescita dell’occupazione”.
Il timore per il futuro della società e dei suoi dipendenti accende la preoccupazione dei sindacati. Un incontro tra l’azienda e le organizzazioni dei lavoratori è stato messo in calendario per la prossima settimana. Tuttavia, i sindacati di categoria Slc Cgil, Fistel Cisl e Uilcom Uil non nascondono la loro urgenza. In un comunicato congiunto hanno scritto: “La difesa degli attuali livelli occupazionali e il loro sviluppo non possono passare dal rimanere in attesa di cosa farà il mercato o da un gruppo di lavoro, la politica nella sua più alta rappresentazione, ovvero i ministri e il presidente del Consiglio, prenda una posizione urgente e chiara che preservi le infrastrutture del Paese e gli occupati del settore”.
Sul fronte politico, il leader della Lega, Matteo Salvini, dice no a ogni ipotesi di “spezzatino” di Tim e definisce “non rinviabile” un cambio ai suoi vertici. M5s chiede al governo di riferire in Parlamento e sottolinea che “difendere l’interesse nazionale in questa partita è una priorità, così come è necessario garantire i livelli occupazionali con il massimo sforzo”.
Antonio Misiani, responsabile Economia e finanze della segreteria Pd, fa notare: “Le reti tlc sono un asset strategico del Paese e un punto chiave del Pnrr. Per questo il futuro di Tim va seguito dal governo con la massima attenzione, rapportandosi con il Parlamento e mettendo al centro l’occupazione e la sicurezza nazionale”.
Vito Vitale, Segretario Generale della Fistel Cisl, ha dichiarato: “Ad appena una settimana dall’ultimo CDA di TIM, in queste ore, stanno emergendo azioni confusionarie dei consiglieri di amministrazione, sotto la regia degli azionisti che puntano a ribaltare la Governance aziendale, anziché lavorare ad un piano industriale di sviluppo”.
Il sindacalista della Cisl ha aggiunto: “Le scelte politiche hanno sempre modificato le strategie di TIM. Soprattutto negli ultimi anni non si è riusciti a dare un indirizzo politico di sviluppo e di governance della infrastruttura di rete in fibra. Inoltre i Ministeri dello Sviluppo Economico e quello della Transizione Digitale hanno invitato le aziende private ad investire enormi risorse per ridurre il digital divide nel Paese durante la pandemia e poi sono venuti meno alle incentivazioni attraverso i voucher per la connessione delle famiglie e delle imprese”.
Vitale ha così concluso: “Non è ipotizzabile lo spezzatino di TIM. È incomprensibile che il MISE convochi Dzan su richiesta dei consumatori e non si confronti con il Sindacato sul futuro delle TLC in vista delle risorse del PNNR. Il processo di disgregazione della più grande azienda italiana sarà contrastato, mettendo in campo tutte le iniziative sindacali necessarie a difendere i lavoratori, le loro professionalità e gli interessi primari dell’Italia”.
Con la questione Tim, oggi si ripropone il tema della democrazia economica, mai realizzata e che trova nell’art. 46 della Costituzione le basi fondanti. Infatti, con la partecipazione dei lavoratori nella gestione delle aziende, molte delle preoccupazioni che si pongono oggi le organizzazioni sindacali non avrebbero motivo di esistere.
Se esaminiamo gli assetti azionari di Tim, ci sono buone probabilità che l’opa ‘amichevole’ lanciata dal fondo americano possa riuscire. Anche se Vivendi e CDP dovessero accordarsi, in questo momento, deterrebbero soltanto il 34% circa del capitale azionario. Resta il 66% del capitale che in buona parte è polverizzato in mano a piccoli azionisti che potrebbero essere facile preda di un’opa. Riusciranno Vivendi e CDP a rastrellare almeno il 16% di azioni dal mercato prima che venga lanciata l’opa degli americani?
In questi giorni sarà necessario seguire l’andamento delle negoziazioni in Borsa delle azioni Tim e verificare gli sviluppi dopo il cda di venerdì prossimo.

 

Salvatore Rondello

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