martedì, 15 Giugno, 2021

Tonfo del rublo, assalto agli sportelli

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Rubli-petrolio-CaloIl Rublo va a braccetto con il petrolio e finisce per essere trascinato verso il basso. Dopo le ultime stime dell’Aie (Agenzia internazionale dell’energia) che ha tagliato ancora, per la quarta volta, le previsioni di domanda del petrolio, il Brent si avvicina al tonfo: è sceso sotto quota 63 dollari.
Ma a preoccupare resta la situazione della valuta russa che stamane ha toccato i minimi storici contro euro e dollaro Usa. Il cambio tra dollaro Usa e rublo si è spinto fino a 57,94 rubli, mentre l’eur/rub è schizzato a 71,92. La valuta russa, scesa di circa il 50% da inizio anno, è ritenuta dalla Banca centrale russa sottovalutata tra il 10 e il 20%, nonostante l’iniezione continua di denaro e il dissanguamento delle riserve valutarie. All’inizio dell’anno, infatti, la Banca centrale russa ha tentato di tenere a galla la valuta russa con circa 80 miliardi di dollari e ieri ha persino alzato i tassi d’interesse di 100 punti base. Petrolio e gas, specie dopo le sanzioni occidentali, sono l’asse portante dell’economia russa in questo momento: rappresentano i due terzi delle esportazioni e ben la metà delle entrate dello Stato.

Il vento della crisi economica tormenta la Federazione russa: secondo la Banca Centrale l’inflazione arriverà ad avere due cifre nel primo trimestre del 2015, un livello pesante da sostenere per la popolazione, già alle prese con un’economia in stagnazione. Tanto che Mosca ha assistito a una vera e propria corsa agli sportelli, il timore di un ritorno alla crisi del ’99 ha spinto i russi a prelevare cash per scambiare rubli in dollari oppure comprare prodotti di prima necessità ora, prima che i prezzi di cibo e altri beni primari salgano ancora.

L’unica consolazione per russi, al momento, resta quella che la svalutazione del cambio aumenta il valore contabile delle entrate petrolifere una volta che vengono convertite da dollari in rubli ma anche gli economisti si dicono preoccupati da un crollo potrebbe trascinare la Federazione russa in una recessione grave.

A pagare dazio del crollo del prezzo del petrolio sono anche le borse di tutto il mondo già spaventate dalla Grecia e con il fiato sospeso per le prossime elezioni in Giappone. L’instabilità delle condizioni del mercato ha costretto l’Eni a sospendere la valutazione delle opzioni, a partire dalla cessione, per la quota detenuta in Saipem. La società che già ha registrato una perdita di 2,4 miliardi di euro dopo la sospensione di South Stream, oggi ha visto il suo titolo in ribasso teorico del 5,41% a 8,215 euro.

Il vento della crisi però si riversa anche sull’Ue, sempre per quanto riguarda South Stream il primo ministro ungherese, Viktor Orban, ha accusato l’Unione europea di aver lavorato costantemente per sabotare il progetto South Stream e per impedire la costruzione del gasdotto. “L’Unione europea ha lavorato instancabilmente per minare questo programma”, ha detto il primo ministro ungherese in un’intervista con la radio ‘MR1‘.

Maria Teresa Olivieri

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