domenica, 9 Maggio, 2021

Torna il Festival dei Diritti Umani, “Algoritmocrazia”

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Le tecnologie hanno sempre condizionato il nostro modo di vivere, ma mai con la velocità odierna, che ci proietta sempre più in scenari inediti di controllo sociale e sicurezza. È il tema più che attuale scelto quest’anno dal Festival dei Diritti Umani: Algoritmocrazia. Con film, dibattiti, mostre, #FDU2021 alza il sipario dal 21 al 23 aprile sulla sua sesta edizione per confrontarsi con i suoi ospiti su privacy e riservatezza, calcolo e coscienza, per stimolare un dibattito che tenga assieme interessi e garanzie

Cosa sta succedendo nell’ecosistema delle tecnologie che governano il nostro lavoro, la nostra vita, il nostro modo di pensare? Per rispondere a questa domanda occorre indagare e nel farlo è impossibile ignorare le tante scosse sismiche registrate in tutto il mondo. Il Festival dei Diritti Umani 2021 – per il secondo anno consecutivo solo in diretta streaming online, data l’emergenza sanitaria in corso, dal 21 al 23 aprile – si è interrogato proprio su questo, dedicando la sua sesta edizione all’Algoritmocrazia, il potere degli algoritmi che, nel bene e nel male, controlla e influenza le nostre vite in tutti i loro aspetti.

 «Abbiamo iniziato a pensare a un’edizione sugli algoritmi un anno fa spinti dalla tormenta di notizie sotto gli occhi di tutti: dall’oligopolio delle Big Tech all’utilizzo sempre più diffuso dell’intelligenza artificiale che hanno portato all’instaurarsi di una vera Algoritmocrazia. Perché gli algoritmi permeano la nostra vita. Ci aiutano nella fatica certo, ma condizionano le nostre scelte. Sulla carta l’intelligenza artificiale assicura imparzialità, ma se gestita male discrimina e spinge al conformismo», sottolinea il direttore del Festival dei Diritti Umani Danilo De Biasio. «Saperlo è il primo passo per non rimanere schiavi dell’algoritmo. È quello sta accadendo, nelle vertenze contro Amazon fino alle nostre strade attraversate dai riders. Ed è quanto ci proponiamo di fare in questa sesta edizione del Festival dei Diritti Umani».

Il Festival quest’anno avrà la sua regia e trasmetterà dall’Arci Bellezza di Milano per sostenere i luoghi di aggregazione, cultura e spettacolo fortemente provati dalla pandemia – ma questa volta, prima novità, userà una propria piattaforma di streaming, uno spazio virtuale di incontro sviluppato con il supporto di OpenDDB – Distribuzioni dal Basso, per una più efficace fruizione. Talkdocumentari, intervistemostre fotografiche transiteranno, infatti, da festivaldirittiumani.stream.

Il Festival dei Diritti Umani si terrà, come detto, dal 21 al 23 aprile. Ruoterà come sempre intorno a dibattiticollegamenti con studenti e professori da tutt’Italia – a oggi sono circa 4000 le studentesse e gli studenti ma il numero è in continuo aumento –, interviste in esclusivafilm e fotografia.

Corpose anche le novità di questo #FDU2021 il cui palinsesto è costruito attorno alle quattro storiche sezioni TALK, EDU, FOTO e FILM e, fra le new entry, la sezione SPOTLIGHT e, nell’anno del loro boom, i PODCAST, tra cui quelli raccolti nella serie Algocracy disponibile anche su Spotify, Spreaker, iPodcast e Google Podcast.

Con FDU2021 saranno esplorati – altra novità – nuovi linguaggi attraverso videogame e fumetti, due ambiti fortemente intrecciati con l’intelligenza artificiale.

 

 

 #FDU2021 #ALGORITMOCRAZIA: dal 21 al 23 aprile

festivaldirittiumani.stream

 

Sezione EDU 

Lavoro, discriminazione, dati, divario digitale. Sono i temi della Sezione EDU della VI edizione del Festival dei Diritti Umani, pensata per le scuole italiane. Il tema dell’Algoritmocrazia e delle nuove tecnologie sarà sviluppato con riferimenti alla stretta attualità e alla quotidianità dei ragazzi, attraverso testimonianze, educazione civica digitalevideogamegamificationpodcast, incontri con fotografi e opere di giovanissimi registi
Il Festival dei Diritti Umani dedica da sempre un’attenzione particolare al mondo delle scuole, intese come luogo di formazione civica. Un impegno a sensibilizzare i cittadini del futuro, che non si è fermato di fronte all’emergenza Covid con adesioni da Milano a Conversano (BA), da Napoli a Monselice (PD) di studenti e studentesse che hanno potuto partecipare al progetto didattico A Scuola di Diritti Umani – Versione DAD, che si conclude con la loro partecipazione al Festival. Il progetto è pensato per supportare i docenti nell’insegnamento dell’educazione civica anche con la didattica a distanza. Strumento privilegiato del percorso, insieme ai webinar, i podcast. Il Festival dei Diritti Umani ha prodotto una serie originale, riservata alle scuole iscritte, composta da 10 puntate di taglio storico-civile che raccontano altrettante biografie di grandi attiviste e attivisti della storia, con riferimenti ai problemi dell’oggi. Tra gli studenti delle classi partecipanti, oltre 300 hanno attivato il PCTO (Percorso per le Competenze Trasversali e l’Orientamento) e stanno producendo una quarantina di podcast brevi sui diritti umani. Alcuni di questi saranno presentati durante la Sezione EDU di FDU2021.

Sezione TALK

Il confronto di idee diverse è la migliore risposta alla prigione dorata dove ci spinge l’algoritmo. Provate a pensarci: sui social, e sempre più spesso anche sui media tradizionali, siamo indotti ad accontentarci di una riflessione autoconsolatoria, spinti a seguire chi la pensa come noi e respingere senza alcuna concessione chi esprime una critica. È una debolezza umana, antica; ma la profondità raggiunta grazie dall’intelligenza artificiale con il tracciamento dei nostri gusti, dovrebbe allarmarci, perché è alla base della post-verità: non mi interessa se è vero, mi basta che confermi la mia visione.Per questi motivi il Festival dei Diritti Umani ha sempre curato con particolare attenzione la sezione TALK, promuovendo lo scambio di idee e combattendo il pensiero unico. E sarà così anche quest’anno. Algoritmocrazia: non significa demonizzare l’Intelligenza Artificiale, ma occorre conoscere chi e come la governa, vuol dire reclamare trasparenza. Perché Big Data non riesce a fermare la pandemia? Come è possibile che il fatturato delle Big Tech sia uguale al PIL della Germania? Perché non c’è una governance mondiale? Le vertenze sindacali dei riders e dei fattorini segnano l’inizio di una nuova era di diritti? Finora la risposta standard era: non c’è alternativa. Adesso forse non è più così.

Sezione FOTO

Le immagini – e chi se ne occupa – non possono prescindere dagli algoritmi, ma è vero anche il contrario, ovvero che gli algoritmi non possono prescindere dalle immagini. Un Festival dei Diritti Umani intitolato Algoritmocrazia non può non esaminare l’impatto che gli algoritmi hanno sul linguaggio visivo e sulle forme della comunicazione.

 

 

La Sezione FOTO del Festival quest’anno propone dunque un percorso che dall’inizio degli Anni 90, con l’avvento delle nuove tecnologie che hanno ispirato la ricerca artistica, conduce a nuove forme di resistenza contemporanea nei confronti del loro strapotere e della loro invasività. Dagli ambienti sensibili interattivi di Studio Azzurro agli effetti sulla fotografia della mobile photography e dei social network di cui ci parlerà Irene Alison, per passare attraverso i progetti fotografici di due autori emergenti che hanno esplorato le inquietanti possibilità creative degli algoritmi (Fabrizio Intonti e Irene Fenara), fino ad arrivare alle nuove frontiere dell’arte realizzata con le reti neurali studiate dalla professoressa Alice Barale nel recente saggio “Arte e Intelligenza Artificiale”.  Autori che hanno già scritto la storia dell’arte visiva e giovani artisti affiancheranno esperti e studiosi per aiutarci ad analizzare quel complesso rapporto di amore-odio che lega algoritmi e immagini.

Sezione FILM

Ciò che stiamo vivendo in questi mesi di pandemia è quanto il cinema ha cercato di raccontarci da decenni, attraverso pellicole che fino a ieri erano identificate in un genere chiamato fantascienza o cyber-cinema. La clausura e tutte le misure restrittive alle quali dobbiamo far fronte per superare questa emergenza, ci spingono a un confronto con la tecnologia che, prima d’ora, non era mai stato così intenso e ravvicinato. Una full immersion quotidiana nei meandri caotici dell’universo algoritmico, percepito come se fosse il salvagente per non affondare nella disperazione del presente e nell’ansia di un futuro incerto, al quale non sappiamo più affidare i nostri sogni, le nostre speranze.

film che proponiamo in questa edizione denunciano abusi e discriminazioni dell’algoritmo (e dell’uomo che lo gestisce) ma ne evidenziano anche la sua utilità. Non basta saper usare una tecnologia: se il nostro presente e il nostro futuro dipenderanno molto dalla relazione tra noi e la macchina, allora conviene conoscere a fondo come funziona, quali sono i rischi che corriamo ogni volta che la interpelliamo, quale è il suo potenziale ancora da scoprire e in quale modo, la nostra spasmodica e inconsapevole fruizione, non finisca per danneggiare e calpestare diritti per cui milioni di persone hanno lottato e lottano tutt’ora. E proprio in un momento in cui l’arte sembra soffocare tra le maglie delle numerose restrizioni in atto per sconfiggere il virus, il cinema sperimenta nuove forme espressive e di linguaggio, proponendo un dialogo tra uomo e macchina con un approccio più umanistico e filosofico e ipotizzando, in un futuro oramai non molto lontano, macchine che abbiano la capacità di interagire con i sentimenti. Solo così, forse, l’umanità sarà più disposta ad accettare il passaggio, sempre più evidente, verso un nuovo tempo.

Sezione SPOTLIGHT 

Vi sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante se ne sognano nella vostra filosofia”. Ogni volta che prepariamo un’edizione del Festival dei Diritti Umani troviamo conferma a quanto diceva Shakespeare: vorremmo ospitare sempre più testimonianze ed esperti, confrontare punti di vista opposti, dare spazio alle riflessioni più stimolanti. Da quest’anno, trasformando l’emergenza Covid in un’opportunità, possiamo utilizzare la piattaforma festivaldirittiumani.stream come moltiplicatore di questi contributi. Sulla nostra piattaforma trovate la Sezione Spotlightinterviste che aiutano a comprendere una tematica, che svelano nessi, che approfondiscono e propongono letture critiche. Il tema scelto quest’anno dal Festival dei Diritti Umani lo richiede: gli algoritmi che regolano già le nostre vite ampliano o riducono i nostri diritti? Abbiamo cercato risposte tra giuristi, informatici, sindacalisti, imprenditori, teologi, attivisti, filosofi. Ma ci sono anche fughe nella musica, nei fumetti, nel teatro e nel cyberpunk. Spotlight è dunque una nuova offerta del Festival dei Diritti Umani per comprendere il nostro presente, senza condizionamenti o pregiudizi.

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