martedì, 19 Ottobre, 2021

Reggio Emilia, tre generazioni a confronto al Teatro Cavallerizza

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Jacob TV, Alexander Schubert, Michael Beil, i tre compositori presentati sabato scorso al Teatro Cavallerizza di Reggio Emilia, nell’ambito del Festival “Aperto”, all’interno del progetto “Grab Them” dal nome di una composizione di Jakob Tv, che sotto il titolo Grab it si propone con una quindicina di versioni strumentali diverse. Compositori appartenenti a tre generazioni, rispettivamente settanta, quarantadue e cinquantotto anni le loro età, culturalmente collocati nel Nord Europa, ma conosciuti ed eseguiti a livello internazionale. Autori che operano in territori liminari tra pop, rock, musica colta, videomusic, accomunati dall’uso di tecnologie elettroniche ad alto livello di complessità e sperimentazione.

 

Jakob Tv, un nome che è tutto un programma, ma che è semplicemente tratto dalle iniziali del suo cognome, ter Veldhuis, nella sua copiosa produzione passa da musiche definite ultratonali, caratterizzate da andamenti melodici molto semplici e carezzevoli, musiche d’ambiente dal carattere ipnotico a brani più duri, come quelli ascoltati: Grab it, presentata in due versioni per percussioni e traccia audio e chitarra elettrica e traccia audio, entrambe accompagnate da un video che presenta frammenti di vita di carcerati rinchiusi in un braccio della morte; immagini e parole dure e crude portatrici tuttavia di un messaggio vitale sulla base di una musica di forte impatto rumoristico. Il suo Lipstick per flauto e traccia audio, indugia su atmosfere più leggere e divertenti, tra spot pubblicitario, minimal-music e qualche goccia di ironia.

Ancor più sperimentale Alexander Schubert con due brani Hello per strumenti, live electronics e video e Serious Smile per ensemble equipaggiato di sensori. Si tratta di lavori che indagano territori insondati di interazione tra gesto e suono. Nel secondo gli esecutori, dotati di sensori, si trasformano in corpi elettrificati dove il gesto specifico di suonare il proprio strumento si amplia in ulteriori gesti produttori di altri suoni. Il corpo acquista una inedita centralità, in una continua e inquietante metamorfosi tra uomo e automa, dove l’elevato virtuosismo strumentale e performantico produce uno shock sensoriale che rimanda al teatro della crudeltà di Artaud.
Territori analoghi quelli sperimentati da Michael Beil che col suo Caravan, per 4 musicisti senza strumenti, traccia audio e live-video, configura situazioni estreme dove suono, gesto e video interagiscono in una performance ad alto livello tecnologico in cui lo strumento concreto produttore di suono scompare a favore di azioni programmate a determinare suoni e oggetti visivi finalizzati alla realizzazione dal vivo di un visual. Anche in questo caso lo spiazzamento tra suono ed esecutori produce in chi ascolta uno smarrimento, un vero e proprio stordimento dei sensi, perdipiù sollecitati a sostenere alti volumi di suono.
Ad eseguire “partiture” tanto complesse Massimo Marchi dello studio “Agon” per l’elettronica, il video e la regia del suono e Federico Campana per video e luci speciali. La parte strumentale è stata magistralmente interpretata dal gruppo Icarus vs Muzak, un ensemble composto da giovani musicisti cha hanno mostrato grande duttilità ed eccellenza in una prova che li vedeva impegnati sia come strumentisti che come performer.

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