martedì, 3 Agosto, 2021

Treviso nella storia, cancella i forti Bulls e alza la Rainbow Cup

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Scrivere di una vittoria italiana nel rugby non è semplice ancor di più, come in questo caso, quando l’affermazione è sfacciatamente cristallina e contro blasonatissimi avversari come la franchigia sudafricana dei Bulls.
Che si tratti degli Azzurri o le due franchigie non siamo avvezzi all’uso di termini come “padroni del campo”, superiori e abrasivi nei placcaggi, disciplinatissimi ma da anni proteggiamo a stento i colori di “casa”, a volte anche quando è indifendibile, testimoni di un rugby italiano mai realmente cresciuto e depresso da troppo tempo.
Ma ieri a Monigo, ironia della sorte sede designata per la finale della prima Rainbow Cup da qualche mese, va in scena un risoluto Treviso che davanti a 1250 supporter famelici di rugby “in presenza” si sbarazza letteralmente dei Bulls di Pretoria, trionfatori del girone sudafricano, con un inimmaginabile 35 a 8.

 

Quando si dice la partita perfetta

Una prestazione da manuale quella trevigiana dove tutti i reparti del Benetton a impartire ai Bulls una lezione di rugby. La fisicità e l’intensità dei Bulls dovevano essere le loro carte di vincenti ma il Benetton, guidato per l’ultima volta dall’acuto allenatore “kiwi” Kieran Crowley, neo HC degli Azzurri, ha sparigliato le carte semplicemente accelerando il gioco in condizioni termiche proibitive, con Capitan Duvenage capace di far uscire rapidamente la palla dalle aree di collisione e Garbisi disegnando tatticamente al piede, con le gare fisiche spogliate della loro importanza, il “re è nudo”.
Ma i ragazzi di Crowley, arrivati in finale imbattuti, sono molto altro. A ribaltare il pronostico sono vigore e ingegno dei trequarti, coraggio e sacrificio degli avanti. Mostrano requisiti non comuni nel rugby italiano. Carattere e concentrazione, possesso e puntuale sostegno, non retrocedono di un centimetro, arcigni in difesa, veloci e organizzati nelle ripartenze diventano insuperabili per i sudafricani “certi”, alla vigilia, di accaparrarsi il trofeo. Non senza motivo giacché la squadra di Jake White, già allenatore degli Springbok Campioni del Mondo, si è affermata come la squadra più potente del Sudafrica.
Lo spettacolo è, invece, tutto trevigiano, sia in campo, sia sugli spalti con un ininterrotto e univoco “Leoni, leoni”.

 

Il futuro è oggi

La Rainbow Cup è stata un’altra competizione indotta da Covid-19 che ha surrogato PRO14, la competizione transfrontaliera con squadre provenienti da Sudafrica, Irlanda, Galles, Scozia e, naturalmente, Italia (oltre il Benetton le Zebre).
Da settembre 2021, le due franchigie italiane saranno coinvolte nell’inaugurale United Rugby Championship (URC) contro i classici rivali celtici e sudafricani.
Lo scenario dell’Emisfero Nord vedrà protagoniste le solite irlandesi e in seconda battuta scozzesi.
In casa Benetton da collaudare il grande cambiamento con la nuova guida Bortolami e l’arrivo nello staff di Masi in sostituzione di Crowley e Goosen, entrambi passati alla gestione azzurra, ma anche la partenza di Jayden Hayward, per questioni familiari, Riccioni verso il campionato inglese, e diversi “veterani” con il passaggio nella categoria inferiore del Top10, potrebbe impoverire di classe ed esperienza il gruppo. Si aprono così mille cassetti e altrettanti sono i concetti che si dovranno sviluppare ma tutto a partire dal Prosecco versato nella festa di Monigo.

 

Benetton Rugby: 15 Jayden Hayward, 14 Edoardo Padovani, 13 Ignacio Brex, 12 Marco Zanon, 11 Monty Ioane, 10 Paolo Garbisi, 9 Dewaldt Duvenage (c), 8 Toa Halafihi, 7 Michele Lamaro, 6 Sebastian Negri, 5 Federico Ruzza, 4 Niccolò Cannone, 3 Marco Riccioni, 2 Corniel Els, 1 Thomas Gallo.
A disposizione: 16 Gianmarco Lucchesi, 17 Ivan Nemer, 18 Filippo Alongi, 19 Irné Herbst, 20 Manuel Zuliani, 21 Marco Barbini, 22 Callum Braley, 23 Ratuva Tavuyara
mete: Ioane (5′), Els (31′), penalty try (40+1′), Lamaro (42′), Padovani (58′)
trasformazioni: Garbisi (43′)
punizioni: Garbisi (19′, 47′)

 

Vodacom Bulls: 15 David Kriel, 14 Madosh Tambwe, 13 Marco Jansen van Vuren, 12 Cornal Hendricks 11 Stravino Jacobs, 10 Chris Smith, 9 Ivan van Zyl, 8 Marcell Coetzee (c), 7 Ruan Nortje, 6 Nizaam Carr, 5. Jan Uys, 4 Walt Steenkamp, 3 Mornay Smith, 2 Johan Grobbelaar, 1 Gerhard Steenekamp
A disposizione: 16 Schalk Erasmus, 17 Jacques van Rooyen, 18 Lizo Gqoboka, 19 Janko Swanepoel, 20 Muller Uys, 21 Zak Burger, 22 Clinton Swart, 23 Gio Aplon
mete: Tambwe (26′, 76′)
trasformazioni:
punizioni: Smith (31′)

Arbitro: Frank Murphy (Irlanda)
Assistenti: Andrew Brace, Eoghan Cross (Irlanda)
TMO: Brian MacNeice (Irlanda)

 

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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