giovedì, 23 Settembre, 2021

Trieste, quando i cavilli burocratici frenano il rilancio

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Quanto è successo a Trieste, dove giovedì scorso una sentenza Anac (Autorità nazionale anticorruzione) ha decapitato l’Autorità portuale dichiarando illegittima la  nomina del Presidente Zeno D’Agostino è il classico esempio di come burocrazia e inefficienza della classe politica rischino di trascinare il Paese verso il baratro. Il verdetto è arrivato  a distanza di più di quattro anni dalla nomina in seguito a una segnalazione della Guardia di Finanza a sua volta allertata da una denuncia. D’Agostino è decaduto come Presidente in quanto la sua nomina è stata giudicata inconferibile perché la sua presenza presenza nel Consiglio di amministrazione di Trieste terminal passeggeri, società partecipata dal Porto di Trieste, lo metteva nella condizione di incompatibilità. Fin qui il resoconto asettico dei fatti.

A Trieste si è scatenato il finimondo. D’Agostino in questi anni era riuscito a risollevare il Porto raggiungendo notevoli risultati per l’incremento dei traffici, il miglioramento della logistica e della struttura, il piano di rilancio e recupero del Porto vecchio, l’ ottimo rapporto con le parti sociali e i lavoratori. Ma il vero atout per la ripresa definitiva dello scalo  lo aveva realizzato con l’ accordo con una compagnia cinese che aveva individuato in Trieste, dopo la scelta del Pireo, il porto principale della cosiddetta via della seta per l’arrivo delle merci in Europa. Un riconoscimento bipartisan aveva caratterizzato il suo lavoro. Immediata e stata la reazione di solidarietà nei suoi confronti delle istituzioni e dei partiti. I sindacati hanno proclamato uno sciopero che e’ terminato solo dopo la nomina, da parte del Ministro dei Trasporti, del Commissario in Mario Sommativa, segretario generale e stretto collaboratore di D’Agostino. Per fortuna gli atti amministrativi firmati da D’Agostino come Presidente del Porto in questi anni, e sono tanti, tolti quelli impugnabili, non possono essere messi in discussione, altrimenti  sarebbe stata la catastrofe.

La vicenda, al di là del ricorso immediatamente presentato, che tutti di si augurano possa reintegrare alla Presidenza Zeno D’Agostino, si presta ad alcune considerazioni che non possono essere ignorate. In un Paese, come l’ Italia, alle prese con una crisi economica di enorme portata conseguenze del danni portati dal contagio del coronavirus,  è possibile trovarsi di fronte a casi come quello di Trieste in cui cavilli burocratici e mancate riforme (in questo caso dell’ Anac) rendono sempre più difficile, anziché semplificarlo, il rilancio economico e sociale del Paese, intaccano la produttività, penalizzano il lavoro e l’impresa? È questa la responsabilità più grande, in questo momento, della classe politica. Attendere ancora sulla strada delle riforme e della modernizzazione del Paese significa diventare complici del suo declino.

 

Alessandro Perelli

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