domenica, 9 Maggio, 2021

Trivelle e referendum
Nencini: “Voterò no”

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petrolioSi avvicina la data del referendum sulle trivelle. Al 17 aprile manca poco. E i partiti ancora navigano nel buio. Il Pd ufficialmente è per l’astensione, ma in realtà il dibattito interno è molto acceso. La direzione del Pd doveva tenersi lunedì scorso. Quella famosa direzione del “faremo i conti” detto con fare minaccioso da Renzi rivolgendosi alla minoranza. Poi quella Direzione non si fece più, rimandata dallo stesso presidente del Consiglio che si recò in Spagna dopo la tragedia degli studenti Erasmus morti in  un incidente stradale.

Il Psi ha svolto una consultazione interna sulla posizione del partito. “Proprio in questi giorni abbiamo raccolto le opinioni della segreteria, dei parlamentari e degli amministratori regionali- ha detto il Segretario del PSI Riccardo Nencini. Nessuna ipotesi prevale sulle altre: il si sul no e viceversa, l’astensione sulla partecipazione e viceversa. Riassumo così. Daremo libertà di voto alle compagne e ai compagni, non consiglieremo a nessuno di non partecipare al voto. Io andrò a votare. Propendo per il no. Ho a cuore le nostre coste e il nostro mare, ma dubito che l’abolizione della norma sia decisiva. Intanto ci metteremmo nella condizione di essere totalmente dipendenti quanto a approvvigionamento energetico”.

Ma cosa di chiede con questo quesito? Il referendum è stato indetto, in base all’articolo 75 della Costituzione, su iniziativa di nove Consigli regionali: Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise. Viene chiesto a tutti gli elettori italiani di abrogare una norma che consente alle società impegnate nella ricerca e nella produzione di idrocarburi liquidi e gassosi (soprattutto petrolio e metano) nel mare italiano di proseguire la loro attività anche oltre la scadenza della concessione ottenuta dal governo. Le leggi in vigore vietano la costruzione di nuovi impianti entro le 12 miglia marine (circa 22,2 km), ma consentono agli impianti già esistenti lo sfruttamento dei giacimenti per un periodo indeterminato.

Una vittoria del Sì prevedrebbe il termine delle attività di estrazione alla scadenza fissata al momento del rilascio della concessione. Il referendum non riguarda le nuove trivellazioni. Se vincesse il No (o se non viene raggiunto il quorum del 50% più uno degli aventi diritto al voto) le ricerche nei giacimenti italiani non avrebbero un termine certo, ma continuerebbero fino all’esaurimento degli stessi.

Edoardo Giannelli

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