domenica, 26 Settembre, 2021

Tunisi, il Golpe e l’art. 80 di una Costituzione democratica

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Si è appellato all’articolo 80 della Costituzione il Presidente della Repubblica Kais Saied per giustificare quanto avvenuto domenica scorsa, definito invece dalla coalizione di Governo e dal partito di maggioranza relativa Ennanda un vero e proprio colpo di stato. Nel giro di poche ore Saied ha licenziato il Premier Hichem Mechichi e congelato il Parlamento. In sostanza ha assunto pieni poteri annunciando che si farà coadiuvare da un nuovo esecutivo con un Primo Ministro che sceglierà nei prossimi giorni. L’articolo 80 della Costituzione rende possibile il congelamento dell’organo legislativo in caso di “pericolo imminente”. A questo si è appellato Saied anche se questa causale si può prestare a varie interpretazioni. Pericolo imminente di cosa? In effetti la situazione in Tunisia si era fatta, nelle scorse settimane, via via più problematica per l’aggravarsi della situazione economica, ulteriormente peggiorata per la pandemia da coronavirus, e per l’aumento della disoccupazione. Ciò aveva causato nutrite manifestazioni di protesta a Tunisi e in altre città che si erano acuite proprio sabato 24, giorno in cui si commemorava l’anniversario della Repubblica. Ma ciò era sufficiente per giustificare le decisioni di Saied o queste erano state prese come ulteriore tappa della contrapposizione istituzionale tra il Presidente e Mechichi? Tutto risale al periodo seguente le ultime elezioni politiche, quando per l’incapacità delle forze politiche di creare una coalizione di Governo, Saied aveva chiamato Hichem Mechichi a formare un Esecutivo tecnico per dare risposta ai problemi del Paese. Dopo qualche settimana però Mechichi si era accorto che ,per continuare a guidare la Tunisia, aveva bisogno dell’appoggio dei partiti e aveva deciso un rimpasto del Governo immettendo nuove figure imposte da essi. Saied non lo aveva digerito, giudicandolo incostituzionale e si era rifiutato di ricevere per il giuramento i nuovi Ministri anche accusandoli di episodi di corruzione. Si era così giunti in piena crisi istituzionale fino ai fatti di domenica con continue accuse da una parte e dall’altra e con Saied che aveva mandato l’esercito a presidiare i centri vaccinali dichiarandoli inefficienti. E con l’incredibile situazione che per gli incontri internazionali la Tunisia ,come quello che aveva sancito i nuovi accordi con l’Italia per le migrazioni, si presentava sempre con Saied separato da Mechichi ma senza sapere bene chi rappresentasse il Paese. Da domenica sera, a Tunisi e in altre città, si sono susseguiti manifestazioni di seguaci di Saied e del Governo: la polizia è intervenuta facendo molti arresti. Per il momento gli scontri non hanno provocato vittime ma si teme un’escalation della violenza. Il Presidente del Parlamento Rached Ghannouchi è stato impedito dall’entrare nella sede dell’Assemblea legislativa dall’esercito, inviato da Saied, che lo presidia. Il Governo, che stava trattando con il Fondo internazionale un prestito per evitare il default, è di fatto annullato in attesa delle ulteriori decisioni del Presidente della Repubblica. Tunisi attraversa la più grave crisi dalla rivoluzione dei gelsomini che nel 2011 portò alla defenestrazione di Ben Ali e al ritorno della democrazia. Ora vige la massima confusione che si teme possa degenerare in un nuovo regime illiberale. I primi segnali sono giunti ieri sera quando Saied ha mandato i militari a chiudere la sede di Al Jazeera. Giornalisti e impiegati hanno dovuto abbandonare i locali. Al Jazeera aveva poco prima diramato la notizia che il Premier licenziato era a casa sua e aveva riunito il Governo. Lo teme anche l’Europa che, in questo Paese, aveva riposto molte speranze dopo l’approvazione di una moderna Costituzione e la scelta di combattere il terrorismo islamico, sempre dietro l’angolo e che potrebbe approfittare dell’attuale stato di cose per risvegliarsi. Non dimenticando che dalla Tunisia partono la maggior parte dei barconi, carichi di migranti subsahariani clandestini che approdano sulle coste italiane e che proprio nei giorni scorsi, il nostro Governo aveva, suscitando qualche polemica, rinnovato i finanziamenti alla Guardia costiera di Tunisi per arginare il fenomeno.

Alessandro Perelli

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