lunedì, 12 Aprile, 2021

Tunisia, al via il Governo del Presidente per fermare la crisi

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Quello che si può certamente definire “il Governo del Presidente” ha avuto il via libera dal Parlamento tunisino. Al termine di una lunghissima seduta, terminata mercoledì 2 settembre alle prime luci dell’alba, Hichem Mechichi ha visto approvare il suo nuovo Esecutivo con 134 voti a favore e 67 contrari. Alla fine sia Ennahda (islamici moderati) sia Kalb Tounes (cuore di Tunisia), i due partiti maggiori in un Parlamento notevolmente frammentato hanno votato a favore. Si chiude così una crisi che sembrava senza soluzione anche per le fratture all’interno delle forze politiche. Ma il Presidente della Repubblica Kais Saied ha preso saldamente in mano la situazione e ha offerto l’unica soluzione che potesse evitare le elezioni anticipate. Ha incaricato un suo uomo di fiducia, il giurista Hichem Mechichi, di formare un Governo tecnico mettendo le forze politiche presenti in Parlamento di fronte alle loro responsabilità: prendere o lasciare. Soprattutto Ennahda, che aveva ottenuto il maggior numero di consensi nelle precedenti elezioni e che aveva espresso il Premier e la maggior parte dei Ministri nel precedente Governo ha dovuto inghiottire il boccone amaro della rinuncia alle posizioni di potere ma alla fine, pur tra notevoli contrasti interni, ha dovuto cedere anche perché i tunisini non avrebbero sopportato di vedere il loro Paese senza una guida in una situazione di crisi economica e occupazionale a causa dei ricatti e delle diatribe interne di un partito, come gli altri, ormai screditato di fronte all’opinione pubblica. Mechichi ha così presentato il suo Governo di tecnici, accademici, alti funzionari facendo appello all’unità del popolo tunisino e alla necessità che il cittadino ritorni al centro della politica. Ma il regista indiscutibile di quanto accaduto rimane Kais Saied che è riuscito a imporre il suo carisma e la sua volontà in un contesto per certi versi drammatico della vita del Paese. Tra i nuovi Ministri, in un Esecutivo ridotto a 25 dicasteri, vi sono Ali al – Ka ‘ali, un banchiere, di cultura liberale a cui è stato affidato il Ministero dell’Economia, delle Finanze e degli Investimenti, Sharaf al – Din all’Interno e Othman Jerandi agli Esteri. Lo sforzo di Mechichi è stato quello di individuare responsabilità al di fuori del controllo dei partiti per dare anche un preciso segnale all’opinione pubblica che le prossime scelte amministrative saranno fatte al di fuori di quel sistema di clientele e favoritismi che hanno caratterizzato gli ultimi anni provocando il progressivo allontanamento dei cittadini dalle istituzioni. Ora Mechichi si troverà ad affrontare numerosi problemi primo fra tutti quello di una crisi economica aggravata dalle conseguenze della pandemia da coronavirus. Importante sarà anche l’aiuto dell’Unione Europea che guarda con preoccupazione l’arrivo di numerosi clandestini dalle coste tunisine e che teme un processo di rallentamento dei progressi democratici e civili ottenuti dalla rivoluzione dei gelsomini del 2011 e dalla nuova moderna Costituzione. Sarà molto importante per Mechichi non cadere nelle imboscate che all’interno del Parlamento potrebbero venirgli tese dalle forze politiche che hanno fatto un passo indietro rinunciando a posizioni di potere. Ma sarà determinante per lui anche conservare la fiducia del Presidente Saied che ha voluto questo Governo e che attende di vederlo all’opera per rilanciare il Paese.


Alessandro Perelli

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