domenica, 26 Settembre, 2021

Tunisia, colpo di Stato o uso corretto dei poteri?

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La prima domanda su quanto sta accadendo in Tunisia è questa: il Presidente della Repubblica Kais Saied sta correttamente utilizzando i suoi poteri istituzionali o si può definire autore di un colpo di stato? Nello spazio di neanche una settimana ha licenziato il Premier Hichem Mechichi, messo alla porta due Ministri, congelato per un mese il Parlamento, tolta l’immunità ai deputati, inviato l’esercito a presidiare istituzioni e centri nevralgici. Il suo riferimento all’ articolo 80 della nuova Costruzione che gli impone di intervenire in caso di situazioni di pericolo non giustifica pienamente la sua iniziativa. È vero che la Tunisia sta vivendo un momento di particolare difficoltà, ma diffusione della pandemia da coronavirus, crisi economica e disoccupazione, corruzione che ha investito buona parte della classe politica non paiono sufficienti motivazioni per arrivare a quella che si può definire una sospensione della prassi democratica. Premier (che lo stesso Saied aveva scelto), Governo e Parlamento ,pur tra mille difficoltà , sono il risultato di libere elezioni. Se Saied avesse le prove di fenomeni corruttivi, di finanziamenti illeciti, di ricatti politici avrebbe dovuto utilizzare i poteri della magistratura per farvi fronte. Ma c’è chi afferma che la degenerazione e la delegittimazione delle forze politiche erano arrivate a tal punto che solamente una decisione come quella presa dal Presidente della Repubblica poteva salvare il Paese. E così la pensano migliaia di tunisini che subito dopo si sono ritrovati in piazza per dare il loro appoggio a Kais Saied.” Non deve scorrere neanche una goccia di sangue” aveva dichiarato lo stesso Capo di Stato. E così per il momento è stato anche perché il partito maggiormente colpito e cioè Ennahda ( islamici moderati), risultato il più votato e che esprime il Premier licenziato Mechichi, ha preferito ,pur mobilitando i suoi sostenitori, rinunciare a manifestazioni violente ed ha chiesto il ripristino dello Stato di diritto e nuove elezioni politiche e presidenziali. E qui non può che porsi la seconda domanda: Saied, a parte i suoi sostenitori, ha dietro qualcosa o qualcuno o segue solo la sua volontà? La Tunisia, pur ridotta territorialmente, è Paese troppo importante sullo scacchiere internazionale, per pensare che i suoi destini possano essere ricondotti semplicemente a beghe interne o a incomprensioni istituzionali.

 

La rivoluzione dei gelsomini del 2011 ha avuto , all’ interno della primavera araba, un ruolo fondamentale e dirompente che non ha solo significato la defenestrazione di Ben Ali e il ripristino della libertà e della democrazia ma anche una significativa adesione ai valori europei con una moderna Costituzione e una scelta di campo occidentale e contro il terrorismo islamico. In questo senso l’ Unione Europea ha seguito con attenzione questo processo intervenendo finanziariamente a suo sostegno. Senza parlare del problema delle migrazioni che hanno costituito e costituiscono ulteriore motivo di concreti ed operativi accordi. Per rafforzare e continuare questa positiva prassi è indispensabile che la democrazia continui a contrassegnare la vita politica e gli organismi che sono deputati a svolgere i loro ruoli istituzionali. Una sospensione o peggio ancora una cessazione delle loro funzioni, con utilizzi impropri di corpi militari, lascerebbero spazio a fenomeni incontrollati e pericolosi favorendo una ripresa del terrorismo che proprio da situazioni come questa trae la sua linfa. Kais Saied, che ha ancora un certo consenso dal popolo e della società civile tunisina, sa che dovrà al più presto ridare al Paese il pieno utilizzo degli organismi di rappresentanza e di governo democratici.

 

Alessandro Perelli

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