domenica, 26 Settembre, 2021

Tunisia, dieci anni fa la scintilla della primavera araba

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Il 17 dicembre di dieci anni fa Mohammed Bouazizi, un giovane fruttivendolo si diede fuoco in un paese interno della Tunisia dopo un acceso diverbio con la polizia che non gli dava tregua per la mancanza di un permesso regolare di vendita della sua merce. Fu la scintilla che fece esplodere la cosiddetta, soprattutto in occidente, Primavera araba, cioè una serie di manifestazioni e proteste che riguardarono vari Stati islamici con conseguenze spesso contraddittorie e diverse. La Tunisia diventò il Paese simbolo di quegli avvenimenti. Con la rivoluzione dei gelsomini del 2011 fu spodestato Ben Alì e il Paese si avviò sulla strada democratica con libere elezioni e dotandosi dei una moderna Costituzione. L’immagine di avenue Bourguiba, la via centrale di Tunisi strapiena di gente è rimasta emblematica di momento storico che ha avvicinato il Paese africano all’Europa. Diritti democratici e civili, pari opportunità, tutela delle minoranze, libertà religiosa, cittadinanza attiva, partecipazione dei cittadini alla vita amministrativa, sono diventati valori condivisi dal popolo tunisino. È stato un movimento popolare che ha riguardato soprattutto i giovani e la società civile e che ha assunto diverse connotazioni a seconda del Paese dove si è sviluppato ma tutte rivolte ad un ampliamento degli spazi di libertà e alla conquista di nuovi e importanti diritti. Dove ha assunto dimensioni rivoluzionarie non sempre come in Tunisia ha determinato cambi di potere che si sono rivelati positivi per le popolazioni interessate.

 

In Libia la defenestrazione di Gheddafi, in cui hanno avuto il loro ruolo anche Usa e Francia, ha lasciato il posto a una guerra civile, si spera terminata da poco, ma che continua a fare sentire i suoi laceranti effetti. In Egitto la caduta di Mubarak, dopo la breve parentesi di Morsi, ha prodotto la presa del potere del despota Al Sisì che, con l’appoggio dell’esercito vieta le più elementari libertà democratiche ed è tristemente noto in Italia per la responsabilità sull’ uccisione di Giulio Regeni. In altri Paesi come in Siria e in Algeria dove la classe governante ha mantenuto il potere mancano garanzie sul fatto che i cittadini possano godere dei diritti democratici e civili. Nello Yemen è in atto addirittura buona vera e propria emergenza umanitaria con enormi problemi per il conflitto in atto. Vi sono poi realtà come il Marocco e la Giordania dove le primavere arabe locali sono state assorbite dal Governo, in parte con l’ accoglimento di alcune richieste in parte per esaurimento delle stesse. Luci e ombre , a distanza di un decennio, quindi hanno caratterizzato questo movimento popolare. Il Paese simbolo, la Tunisia attraverso un periodo di particolare difficoltà economiche che ha un po’ smorzato gli entusiasmi che avevano contraddistinto la rivoluzione dei gelsomini. Il Presidente Kais Saied e il Premier del Governo tecnico Hichem Mechichi hanno il difficile compito di rilanciare il Paese e di far fronte alla questione delle migrazioni clandestine in particolare verso le coste italiane.
In Tunisia continuano a trovare rifugio i protagonisti delle primavere arabe di altri Paesi in cui si sono insediati regimi autoritari. La capitale è diventata una città nota per offrire una sorta di asilo politico a libici, egiziani, siriani, algerini minacciati nel proprio Paese da una vera e propria repressione politica. Anche per questo motivo, oltreché per la sempre presente attività del terrorismo islamico contrario alle aperture democratiche, l’Unione Europea non può lasciare sola la Tunisia di fronte ai suoi problemi ma deve assicurare sostegno anche finanziario per il rafforzamento delle sue istituzioni democratiche.

 

Alessandro Perelli

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