domenica, 26 Settembre, 2021

Tunisia, Lamorgese pronta a nuove disposizioni europee

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Gli incontri che la Ministra italiana dell’Interno Luciana Lamorgese e la Commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson hanno avuto ieri a Tunisi non possono essere definiti di ordinaria amministrazione. Per due motivi fondamentali: il primo legato al crescente numero di migranti che dalle coste tunisine raggiungono clandestinamente le coste italiane, con una Lampedusa ormai arrivata al tracollo di un’accoglienza con carenze di rifugi logistici e di assistenza sanitaria, il secondo determinato dalle ultime prese di posizione di Ursula von der Leyen e di Joseph Borrell a favore della presa in carico da parte dell’Unione Europea del problema delle migrazioni, chiesta più volte dal Premier italiano Mario Draghi. I numeri parlano chiaro: negli ultimi mesi i migranti attivati sulle coste italiane sono triplicati rispetto a tutto l’anno 2020 e non è stata presa alcuna contromisura efficiente. Una situazione di assoluta emergenza che in estate potrebbe peggiorare mentre alcuni Stati europei, in particolare quelli del patto di Visegrad rifiutano di accogliere queste persone e di adeguarsi alle indicazioni europee che invitano ogni Stato dell’ Unione a farsi carico della parte spettante di ricollocamento. Lamorgese e Johansson hanno parlato sia con il Presidente tunisino Kais Saied che col Premier Hichem Mechichi cercando di superare la vera e propria crisi istituzionale che sta avvolgendo le due figure che da mesi si fanno rimbalzare accuse reciproche di ingerenza di competenze tanto che, dopo il rimpasto avvenuto alcune settimane fa il nuovo Governo non ha potuto ancora giurare davanti a Capo dello Stato che non riconosce la nomina di alcuni Ministri accusati di corruzione. Intanto però la situazione economica si fa sempre più grave,anche per la persistenza della pandemia di coronavirus, e la gente, soprattutto i giovani senza speranza di lavoro e la società civile, riempie di manifestazioni di protesta le vie e le piazze delle principali città. La classe politica ha perso ogni credibilità, dopo la realizzazione della nuova Costruzione le attese delle riforme e della modernizzazione del Paese, venute dalla rivoluzione dei gelsomini del 2011, sono andate deluse e crescono addirittura i seguaci del deposto Ben Ali. Al carismatico Saied e al capo del Governo Mechichi, le responsabili della politica interna di Italia e Unione Europea hanno congiuntamente richiesto un impegno concreto per impedire le partenze dei migranti clandestini con un rafforzamento delle misure atte a ottenere questo risultato e una lotta contro i trafficanti.
La presenza della Johansson ha voluto proprio significare che l’Unione Europea non si limiterà più alla approvazione di un nuovo Patto sulle migrazioni che obblighi i Paese al ricollocamento dei migranti,oggi su basi volontarie, ma, attraverso accordo specifici, punterà a ridurre al massimo le partenze. Ciò anche in cambio di aiuti economici che permettano alla Tunisia di far fronte alle difficoltà produttive e ai problemi della disoccupazione. È stato anche richiesto la realizzazione di hot spot per l’identificazioni dei migranti sgravando così i Paesi europei da questo onere. Un approccio diverso quello fatto individuare da questo incontro di Tunisi perché ha rivelato una reale unità di intenti tra Italia e Unione Europea per affrontare insieme una questione prioritaria. Un accordo quello chiuso ieri con la Tunisia a cui seguirà probabilmente uno con la Libia, dove i numeri delle migrazioni sono ancora maggiori. Accordi fatti anche per scongiurare il ripetersi di quanto accaduto nei giorni scorsi a Ceuta con il verificarsi di una sorta di ricatto tra Marocco e Spagna.

Alessandro Perelli

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