lunedì, 6 Dicembre, 2021

Tunisia. Najla Bouden prima donna incaricata Premier

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Non c’era una folla oceanica ma le duemila persone che hanno riempito viale Bourghiba nel centro di Tunisi, domenica 26 settembre, gridando slogan contro la decisioni del Presidente della Repubblica Kais Saied, sono state la prima vera manifestazione di protesta contro quello che viene ormai definito un colpo di stato. o almeno una sospensione della democrazia. È infatti dal 25 luglio che Saied interpretando, a modo suo, la nuova Costituzione del Paese ha preso tutti i poteri, rimuovendo dal suo incarico il Premier Hichem Mechichi, congelando il Parlamento, togliendo l’immunità ai deputati, accentrando di fatto su di sé le funzioni esecutive. Un provvedimento da lui stesso definito temporaneo e preso secondo un articolo della Costituzione che gli consente di intervenire per il bene della Tunisia in presenza di malgoverno e corruzione e che non può essere giudicato in quanto l’organo addetto a ciò, la Corte costituzionale, non è mai stata eletta. Saied ha trovato il consenso della maggior parte dei tunisini, stanchi di una classe politica ormai senza credibilità e che aveva ridotto il Paese allo stremo con una situazione economica di assoluta gravità, con una disoccupazione in costante aumento,. con la piaga della pandemia da coronavirus che aveva affossato il comparto turistico e con l’aumento di sacche di povertà in tutto il territorio. Le speranze di ripresa e di rilancio che avevano contraddistinto la rivoluzione dei gelsomini del 2011 che aveva portato alla defenestrazione di Ben Ali avevano lasciato il posto a un malcontento e una rabbia popolare sulla quale il Presidente Saied aveva avuto buon gioco a inserirsi con le sue decisioni. Ma oggi, dopo due mesi, a livello interno e internazionale, si cominciano a fare i conti con le mosse autoritarie di Saied, che sembrano non avere fine , considerato che pochi giorni fa, il 22 settembre, con un decreto presidenziale, sono state ulteriormente rafforzate prevedendo addirittura che sarà il Presidente della Repubblica a presentare emendamenti alle riforme avviate vagliati da una Commissione che lui stesso provvederà a istituire oltre a presiedere il Consiglio dei Ministri. Immediata è stata la replica di venti associazioni per i diritti umani che hanno denunciato, in un documento, l’attacco alle fondamentali libertà democratiche. È comunque un’aria di attesa quella che si respira a Tunisi anche perché non tutte le forze politiche hanno attaccato frontalmente Saied. In particolare il partito maggioritario alle ultime elezioni, Ennanhdha (islamici moderati) sta vivendo una profonda crisi interna. Più di cento dirigenti di sono dimessi per contestare la politica del leader del partito Rachid Gannouchi in quanto considerata incapace di formare un fronte unico tra le forze politiche contro le decisioni di Saied. E anche questo dimostra l’anomalia di una situazione che vede da una parte il Presidente della Repubblica assumere, interpretando ruoli impropri, tutto il potere, dall’altra i partiti, ampiamente delegittimati dalla corruzione imperante e dal malgoverno, impossibilitati a reagire adeguatamente a questo furto di democrazia. In mezzo ci sta il popolo tunisino che vorrebbe riprendere e ritrovare lo spirito del rinnovamento e della rinascita che nel 2011 lo aveva spinto alla rivoluzione dei gelsomini. Ma ecco dal cilindro di Saied proprio ieri è spuntato il nome del nuovo Primo Ministro: una donna, la sismologa Najla Bouden Ep Romdhan incaricata di formare il nuovo Governo. Nata nel 1958, originaria di Kairouan, geologa, già in rapporto di lavoro con la Banca Mondiale, sarà la prima donna in Tunisia a ricoprire il ruolo di Premier. Con che legittimazione democratica lo vedremo nei prossimi giorni.

 

Alessandro Perelli

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