domenica, 26 Settembre, 2021

Tunisia nel caos. Colpo di Stato del presidente Saied

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Tunisia nel caos. Dopo una giornata di scontri, proteste e manifestazioni in varie città, il presidente Kais Saied ha annunciato la sospensione del parlamento e le dimissioni del primo ministro Hicham Mechichi. L’annuncio è stato diffuso in un video sui social dalla pagina ufficiale della presidenza tunisina, al termine di una riunione di emergenza presieduta dallo stesso Saied e aperta ai responsabili della sicurezza. Il presidente tunisino ha disposto che guiderà temporaneamente il governo fino alla nomina del nuovo premier ed ha annunciato di aver tolto l’immunità a tutti i membri del parlamento.
I manifestanti hanno anche chiesto il perseguimento dei responsabili del deterioramento della situazione sanitaria, sociale ed economica in Tunisia. Sui social network , è stato documentato l’assalto alla sede del partito di Ennahdha nella provincia sud-occidentale di Tozeur. Nella provincia centrale di Kairouan, scontri tra manifestanti e sostenitori di Ennahdha sono stati riportati dai media locali.
Le decisioni sono arrivate al termine di una giornata di manifestazioni contro l’esecutivo di Mechichi e contro il parlamento presieduto da Rached Ghannouchi, leader del partito Ennahdha. Nella capitale Tunisi, centinaia di persone si sono radunate vicino alla sede del parlamento nel distretto di Bardo, scandendo slogan di critica al governo e manifestando insoddisfazione per la situazione politica.
La pandemia da Covid-19 avrebbe fatto precipitare nel caos la Tunisia. Questo spiegherebbe le migliaia di persone scese in piazza contro il governo. Il presidente Kais Saied ha imposto le dimissioni del premier, Hicham Mechichi, e ha congelato il Parlamento per 30 giorni. Sotto accusa la gestione dell’economia e dell’epidemia.
Nonostante il coprifuoco, imposto tra le 20:00 ora locale e le 5:00, e le restrizioni dell’emergenza sanitaria che vietano ogni tipo di manifestazione pubblica, la capitale ha vissuto nella notte un clima di festa: migliaia di auto e semplici cittadini hanno festeggiato sotto lo sguardo delle forze dell’ordine fino a tarda notte.
Ad un certo punto anche il presidente si è unito ai manifestanti. Da diversi giorni su Facebook circolavano appelli a scendere in piazza, a opera di gruppi non identificati. Sono stati contestati i partiti al governo e in particolare la formazione islamista Ennahdha, le cui sedi erano state prese di mira. I dimostranti chiedevano una modifica alla Costituzione e un periodo di transizione gestito dall’esercito, pur mantenendo Saied come capo dello Stato.
Stamane l’esercito che sta presidiando il palazzo sede del Parlamento tunisino ha vietato l’accesso al suo presidente, Rached Ghannouchi, che si è presentato all’ingresso accompagnato dalla vicepresidente, Samira Chaouachi, dall’ex ministro della Giustizia Noureddine Bhiri e dai deputati dei partiti islamisti Ennahdha e Al Karama.
Ghannouchi ha accusato il presidente Saied di aver messo in atto un “colpo di Stato contro la rivoluzione e la Costituzione” e ha chiamato il popolo a “difendere la rivoluzione”.
Risalgono già allo scorso maggio le voci su un piano per rovesciare il governo tunisino e dare al presidente, Kais Saied, il pieno controllo delle istituzioni. Lo scorso 24 maggio il portale specializzato Middle East Eye era entrato in possesso di un documento datato 13 maggio considerato come “assolutamente top secret” che conteneva nel dettaglio il piano con cui Saied, un indipendente senza alcun partito alle spalle, intendeva prendere il potere, applicando l’articolo 80 della Costituzione, che gli consente di prendere il potere in caso di emergenza nazionale.
La Tunisia ha iniziato la sua transizione democratica nel 2011 con la cosiddetta “Rivoluzione dei gelsomini”, che ha posto fine a due decenni di dittatura di Zine El Abidine Ben Ali. In dieci anni si sono succeduti complessivamente dieci governi che hanno ulteriormente aggravato la situazione economica e la crisi sociale.
Saied ha promesso di risanare il complesso sistema politico deteriorato dalla corruzione. Le ultime elezioni avevano prodotto un parlamento in cui nessun partito deteneva più di un quarto dei seggi.
Adesso a far precipitare la situazione è arrivata la pandemia. I casi sono aumentati bruscamente nelle ultime settimane, mettendo ulteriore pressione all’economia già vacillante. Il premier aveva licenziato il ministro della salute la scorsa settimana, ma questo non è bastato a placare la rabbia.
Fa riflettere la perdita della democrazia in Tunisia, il paese considerato più democratico del Nord Africa, su come la pandemia possa avere inciso sulla destabilizzazione delle democrazie nel mondo.

 

Salvatore Rondello

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