sabato, 15 Maggio, 2021

Tunisia, sfiorato impeachment per il presidente Saied

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Nonostante siano ormai trascorsi tre mesi da quando il Premier Hichem Mechichi ha posto mano a un rimpasto di Governo, indispensabile per poter conservare la maggioranza in Parlamento dopo che i partiti della coalizione avevano minacciato la crisi, la frattura creatasi con il Presidente della Repubblica Kais Saied, che si è rifiutato di ricevere gli undici nuovi Ministri per il giuramento, anziché ridursi si è addirittura ampliata. Saied che era stato quello che aveva indicato Mechichi al momento della formazione del Governo tecnico, unica soluzione per evitare un ritorno alle urne, ne era diventato poi un feroce critico quando il Premier, spinto dalle forze politiche, Ennahda (islamisti moderati) in testa, aveva optato per un rimpasto dal Presidente della Repubblica definito incostituzionale dal punto di vista procedurale. Saied si era poi opposto alla nomina di quattro ministri in quanto accusati di corruzione o di conflitto di interessi. E così dal 26 gennaio si va avanti in questa situazione abbastanza surreale che i nuovi Ministri non possano svolgere i compiti loro affidati fino a quando, come stabilisce la Costituzione tunisina, non abbiano prestato giuramento davanti al Presidente della Repubblica che appunto si rifiuta di riceverli. Uno stato di cose che, in altri contesti, avrebbe potuto provocare una richiesta di impeachment per Saied. Ma la sua popolarità e il carisma che ormai ha saputo costruirsi presso il popolo tunisino e la scarsa credibilità di cui godono ormai tutti i partiti presso l’opinione pubblica, impediscono qualsiasi menovra di questo genere. Ma come se non bastasse negli ultimi giorni si è aggiunta un’ulteriore polemica tra Saied e Mechichi. Il Presidente della Repubblica ha rivendicato, secondo una sua interpretazione della Costituzione, il fatto di essere il Capo non solo delle forze armate ma anche delle forze di sicurezza militari e civili che invece dall’epoca di Buorguiiba in poi sono sempre state di competenza del Ministro dell’interno e quindi in questo momento del Premier Mechichi che ricopre anche questa carica. Immediata è stata la replica di quest’ultimo che rivendicando le sue competenze in merito ha aggiunto che il Paese non possa seguire queste estemporanee interpretazioni personalistiche della Costituzione. C’è da dire che l’organo deputato a a dirimere queste dispute sarebbe la Corte Costituzionale ma è dal 2015 che manca un intesa per la nomina del nuovo Presidente. Tutto ciò non fa che aumentare la crisi politica e istituzionale in cui si sta dibattendo la Tunisia. Crisi che si svolge in un periodo dove la situazione economica è in continuo peggioramento con una disoccupazione che ha raggiunto in certe zone punte del 30% e con una massiccia emigrazione dei giovani tunisini all’ estero per cercare lavoro. Inoltre la diffusione della pandemia da coronavirus e la ripresa del terrorismo colpiscono negativamente il settore del turismo che ha sempre rappresentato un importante introito di risorse finanziarie. Ma forse il dato più preoccupante dell’ attuale stato di cose è una sorta di rassegnazione di quella società civile che era stata uno dei punti di forza della – rivoluzione dei gelsomini” del 2011 e che ora sembra aver perso quella volontà di spinta al cambiamento che aveva rappresentato le fondamenta della nuova Tunisia democratica.

Alessandro Perelli

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