sabato, 31 Luglio, 2021

Turchia, ora Erdogan vuole il controllo delle Università

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Recep Erdogan, oltre a reprimere l’opposizione politica con arresti o usando le armi come fa contro i curdi adducendo come scusante la difesa dell’integrità nazionale, oltre ad usare la magistratura, a lui asservita, per tenere quelli che non la pensano come lui in carcere senza processo fino alla morte per sciopero della fame, come è avvenuto per l’avvocatessa Ebru Timtik, si è posto un altro obiettivo, quello del controllo delle università. Gli atenei secondo il dittatore turco non devono essere più luoghi indipendenti ma devono essere sottoposti a un rigido controllo politico. Emblematico è quanto sta accadendo all’Università del Bosforo di Istanbul, che vede gli studenti da oltre un mese protestare per la nomina a rettore di Melih Bulu, professore esterno, esponente del Partito della giustizia e dello sviluppo (Akp), fedele al leader turco. Un ruolo che dovrebbe essere assegnato al corpo docente del prestigioso ateneo ma che Erdogan vuole utilizzare contro le istanze laiche e liberali sia del corpo insegnante sia studentesche che hanno sempre caratterizzato l’attività dell’istituzione. E gli studenti dal giorno della nomina di Bulu, ogni mattina alle 12 si radunano nella piazza centrale del campus universitario rimanendo immobili, ben distanziati per le misure anticovid, per trenta minuti, voltando le spalle agli uffici del rettore. Inutili si sono rivelati i tentativi di Bulu di farsi accettare dichiarandosi aperto a valutare le loro richieste per un miglioramento dell’attività in ateneo. Con gli studenti si sono dichiarati solidali anche gli abitanti di molti quartieri di Istanbul che hanno attuato come forma di protesta quella di sbattere, alle 21.00, rumorosamente, sui balconi e sulle finestre delle case, pentole e padelle. Ma in quasi tutti i campus universitari turchi vi sono movimenti di protesta antigovernativi contro i tentativi di Erdogan di mettere le Università sotto tutela e di imporre nel settore della istruzione una visione chiusa e conservatrice della società, ispirata a valori islamici. I giovani universitari dei Istanbul invece rifiutano l’autoritarismo e difendono la libertà di espressione e quella religiosa costituendo con la loro protesta pacifica e non violenta una vera spina nel fianco di un Erdogan che invece, dopo averli definiti vandali e immaturi usa la repressione nei loro confronti. Almeno cinquecento gli arresti nelle ultime settimane su ordine del Ministro degli Interni Suleyman Soylu, fedele interprete delle direttive del Premier turco. Questo nel quasi totale silenzio a livello internazionale. Con Bruxelles che, ricattata dal timore che il dittatore turco dia la possibilità ai migranti clandestini di varcare i confini del Paese e riversarsi sul territorio europeo, tiene la Turchia in stato di preadesione senza prenderei posizione sulle continue violazioni ai valori democratici e una Nato che si ritrova Ankara come membro effettivo. E proprio nei giorni scorsi, a significare questa situazione, si sono svolte esercitazioni navali e aeree congiunte tra la marina militare americana e quella turca. Due cacciatorpediniere missilistiche degli Stati Uniti, due fregate turche e aerei da ricognizione hanno svolto sul mar Nero addestramento e operazioni per rafforzare i meccanismi di difesa da eventuali attacchi.

 

Alessandro Perelli

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