martedì, 18 Maggio, 2021

Uiguri, ora la Cina ricatta l’Europa sulle sanzioni

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Non si è fatta attendere la reazione cinese alle sanzioni decise lunedì 22 marzo dall’Unione Europea contro quanto sta avvenendo nella regione dello Xinjiang a danno della popolazione di etnia uigura e musulmana. Le sanzioni contro funzionari di Pechino, accusati di violazione dei diritti umani, documentate da immagini e reportages di varie testate, sono state la motivazione per il regime comunista di Xi Jimping prima di impostare una campagna di stampa basata sul nazionalismo e sulla necessità di reagire a quella che è stata definita una intromissione negli affari interni e poi con atti specifici di ritorsione a mo’ di esempio e di minaccia.

 

Il boicottaggio della Cina

Ne sono andate di mezzo, per ora, alcune aziende europee che vendono i loro prodotti non Cina e che sono state boicottate. Un boicottaggio mirato quello messo in atto. Il colosso svedese H%M, leader dell’abbigliamento, un anno fa aveva lanciato una campagna contro il lavoro forzato e lo sfruttamento degli uiguri per la raccolta e produzione del cotone nello Xinjiang, da dove proviene tre quarti del fabbisogno globale. La repressione e l’utilizzo sottopagato o per nulla retribuito di questi musulmani aveva determinato la decisione dell’ azienda svedese di interrompere i suoi rifornimenti di cotone da quel territorio. Ed ecco che, la scorsa settimana, i prodotti H%M, sono stati eliminati dalle piattaforme online di vendita. La Gioventù comunista è intervenuta direttamente sulla questione chiedendo che non si permetta a chi danneggia e sfalsa l’immagine della Cina di far soldi e profitti grazie agli acquisti dei cittadini cinesi.

 

Il quarto mercato per importanza

La repubblica comunista è il quarto mercato, per importanza del colosso svedese dell’abbigliamento con dei punti vendita nella capitale Pechino, a Shanghai e in altre città. Il boicottaggio di Xi Jimping ha anche provocato l’abbandono di due testimonial dei prodotti svedesi, l’attore Huang Xuan e la cantante Victoria Song che erano stati utilizzati per propagandare e pubblicizzare i capi di abbigliamento che nei giorni scorsi hanno dichiarato di non volere avere niente più a che fare con un’azienda che ha diffuso false notizie su presunte violazioni dei diritti umani. A niente sono valse le precisazioni dell’ H%M che con un comunicato ha ribadito di non voler assolutamente rivolgere rilievi politici. Il fatto ha allarmato numerose realtà industriali europee che, grazie anche al recente accordo commerciale firmato da Xi Jimping e l’Europa sotto la spinta di Angela Merkel, stanno puntando gli occhi sulla Cina per espandere la loro produzione e i loro ricavi.

 

Un avvertimento per l’Europa

L’impressione è,  per ora, che quello deciso sulla pelle dell’ azienda svedese sia un avvertimento e che il prossimo passo potrebbe essere quello di rivedere e misurare i cospicui investimenti finanziari di Pechino sugli atteggiamento dei singoli Stati europei. Una sorta di ricatto destinato a fallire se l’Unione Europea saprà rispondere unitariamente senza distinguo o prese di posizione autonome. Una prova in più che dimostrerà la maturità e la compattezza dell’Unione Europea e l’autorevolezza dell’attuale presidenza portoghese. E la conferma che valori come la tutela dei diritti umani rappresentino uno dei suoi obiettivi prioritari.

 

Alessandro Perelli

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